Voli separati

Andre Dubus – Mattioli 1885 – traduzione Nicola Manupelli

“Non l’amavi davvero. Né eri solo convinto.”
“Non ho mai capito la differenza.”
“Era solo un’ancora di salvataggio.”
“Un’ancora di salvataggio è quanto basta se sei perso in mezzo all’oceano”
Poi cede. Le prende la mano e la stringe, pienamente conscio di ciò che sta facendo; lascia la sedia e si mette accanto a lei, questa triste donna che stasera sta imparando ad amare; e quando le sue dita le aprono la vestaglia, le dice: “Tu e io siamo ciò che rimane dopo la tempesta.”
(Affondando)

Leggere Andre Dubus ha delle controindicazioni. Leggere Andre Dubus ti fa incontrare una scrittura perfetta, una scrittura che non lascia spazio al di più, al superfluo; una scrittura esatta. Leggere Andre Dubus ti fa entrare nelle storie e sentire la polvere della strada, il caldo dei pomeriggi americani, i vestiti leggeri e le vestaglie che le sue donne indossano. Le voci che litigano o sussurrano. Le voci che affrontano la quotidianità scossa, a volte, da quell’imprevisto che ne devia leggermente il corso. A volte, ma non sempre. Perché i personaggi di Andre Dubus pare sempre che si arrendano alla vita, a ciò che la vita ha in serbo per loro

“Miranda sorrise prima ancora di rendersene conto; scosse un po’ la testa, quasi che il sorriso fosse una fasciatura; le stavano offrendo una luna di miele, col suo ragazzo in un hotel di Acapulco se si fosse fatta strappare via ciò che adesso aveva in grembo. Aveva voglia di gridare, ma era come se tutto il suo corpo all’interno fosse arido, asciutto, e sapeva che ormai la serata era terminata.”
(Miranda sulla valle)

Ma stavo dicendo che leggere Andre Dubus ha delle controindicazione, perché molto ciò che verrà dopo questa lettura dovrà scontrarsi con questa lettura e avrà i suoi problemi a uscirne vincente.

Voli separati è una raccolta di racconti (brevi, lunghi, una novella anche) con la quale Dubus ci mostra un affresco di uomini e donne. Ce ne mostra i loro corpi, i loro vizi, i loro demoni: che sia l’alcol, che sia il sesso, che sia quel vivere una vita che stringe, che soffoca, ma che bisogna vivere in qualche modo

“Doveva aver smesso di amarlo molto prima di quanto fosse disposta ad ammettere, e poi continuando a ingannare se stessa riguardo ai propri sentimenti su Lee, aveva smesso di credere all’amore in generale, attrezzandosi in questo modo per chiudere il cerchio e dirsi che non lo amava. Così era più facile da sopportare: sospettavi che qualcosa fosse morto dentro le pareti di casa tua, e allora ti guardavi attorno e vedevi che era morto da tempo nella casa di chiunque altro; e a quel punto eri libera di tornare in casa tua, guardare sotto il letto e trovarci, inevitabilmente, un cadavere.”
(Voli separati)

In Dubus l’amore non è credibile, il matrimonio è spesso l’anticamera per il tradimento, ma è anche la gabbia nella quale bisogna restare. Le coppie felici sono rare “una tigre felice dentro a uno zoo” e le persone sono insoddisfatte, rassegnate, non conoscono la felicità: proprio come farà dire a uno dei suoi personaggi “Ci sono due tipi di persone […] Quelle infelici che hanno tutta l’aria di esserlo e quelle infelici che non lo danno a vedere”.

Aggiungo una nota su un racconto breve che su di me ha lasciato il segno (proprio come lo avrebbe fatto qualche giorno dopo un altro racconto, di uno scrittore molto lontano da Dubus, ma questa è un’altra storia): è Nella mia vita, poche pagine che raccontano una donna il giorno in cui l’uomo che su di lei ha usato violenza sta andando verso la pena di morte

“Ho tenuto i bigodini tutto il pomeriggio, il giorno in cui hanno ucciso Sonny Broussard sulla sedia elettrica. O il giorno prima, forse, perché lo hanno fatto a mezzanotte. Che in un certo senso sembra essere uno strano momento per farlo, ma se ci pensi bene, la cosa può avere una sua motivazione. Meglio che accada durante la notte. Almeno io penso che non vorrei che mi accadesse di mattino, starmene sveglia tutta la notte, e poi all’alba, fino a vedere il sorgere del sole attraverso la finestra della cella mentre quella cosa lì mi aspetta. Credo che preferirei aspettare tutto il giorno fino a che non cala il sole e arriva il buio, e sapere che me ne sto andando di notte”

Leggere Andre Dubus ha delle controindicazione, ma vale la pena rischiare.