Vento di libri

Libro Vagabondo_Cinquantasettesima tappa

Un attimo dopo avermi accolta con un caloroso Eccola! e una stretta di mano, Antonia mi dice: Io però non ho un buon rapporto con i video, detesto rivedermi e riascoltarmi. Poi aggiunge che su questa cosa ci deve lavorare e lo sa benissimo, sa che oggi è quasi necessario dover apparire, ma non la sento molto convita della cosa, non mi pare proprio che questa sarà una delle sue priorità. Quindi Antonia la potrete conoscere attraverso il mio racconto, ma soprattutto andando a trovarla di persona, e ricordatevi di prendervi del tempo il giorno che deciderete di andare da Vento di libri, perché la libreria è piccina, ma con questa libraia è un piacere perdersi in chiacchiere.

Credo che ciò che rende una libreria diversa dall’altra sia chi la libreria la fa, il libraio o la libraia, mi dice. Vendiamo tutti libri e se non li abbiamo in negozio possiamo tutti ordinarli, continua, ma se un lettore trova chi sa accoglierlo, qualcuno di cui potersi fidare anche non solo a livello di consigli letterari, quel lettore tornerà.

Ma torneranno anche le persone che amano parlare, chi cerca qualcuno che sappia anche ascoltare, aggiunge: la gente, oggi, ha bisogno di socializzare, di scambiare opinioni, di parlare magari anche non di libri. Non possiamo pensare che tutto si possa e si debba ridurre dentro questo, mi dice, indicandomi il cellulare lasciato in un angolo del bancone.

Questo è il motivo per cui, oggi, funzionano molto bene i gruppi di lettura, aggiunge rispondendo a una mia domanda. Noi ne abbiamo tre, dice, due serali e uno di pomeriggio; quello di pomeriggio è quello delle “mie signore”, racconta, sono tutte pensionate e spesso lasciano a me la scelta del libro. Negli altri gruppi la decisione su cosa leggeremo è più democratica, sono i partecipanti a fare le proposte.

Poi mi racconta di come nei gruppi di lettura siano nate amicizie, anche di persone che, pur essendo praticamente vicini di casa, non si erano mai né frequentate né conosciute prima di ritrovarsi a commentare un libro.

E mi racconta anche di come dalla lettura di un libro, di una storia, siano nate confidenze anche molto intime. Mi mostra uno degli ultimi libri che hanno commentato insieme e mi dice che quel libro lei, ormai, lo collegherà sempre alla storia commovente che una cliente ha raccontato durante un incontro del gruppo.

Ma siamo andati troppo avanti, torniamo alle origini di Vento di Libri: siamo nel 2021 e Antonia decide che il mondo che sta abitando, il mondo dell’ufficio, del marketing, del farmaceutico, non le appartiene più (ammesso e non concesso che mai le sia appartenuto). Non sopporta più di entrare in quell’azienda, dove ha trascorso otto ore al giorno per vent’anni, così lo lascia e si butta in questa nuova avventura.

E ci si butta da lettrice, da grande lettrice, ma conoscendo poco o nulla di quello che è il mestiere della libraia. Ha imparato e sta imparando tutto strada facendo.

Poi, mi dice, una volta presa la decisione tutto è venuto di conseguenza: ho visto l’annuncio di questo posto, ho valutato che mi potevano andare bene zona e dimensioni e sono partita.

Questa è la zona di Milano dove Antonia è, più o meno, nata e, anche oggi, non abita molto distante da Vento di libri. È una zona popolosa e residenziale, mi racconta, dove sono presenti diverse scuole, ho pensato che potesse essere il luogo adatto per creare connessioni.

Hai mai visto una libreria così piccola, mi chiede sorridendo. Ci penso un attimo e rispondo che, probabilmente, no: Vento di libri è davvero piccina certo, ma questa libreria e questa libraia fanno di queste dimensioni la loro forza.

Ci tengo all’etichetta di libreria di quartiere, mi ripete più di una volta Antonia: non vorrei un posto più grande, almeno non per ora. Del resto questo posso permettermi e qua dentro ho investito già molto di quello che avevo; poi, insieme alla vita precedente, continua, ho lasciato andare anche ogni frenesia e ogni ansia da prestazione per sostituirlo con uno stile di vita migliore e più tranquillo. Si accontenta di questo suo ambiente e di quello che sta costruendo con il vicinato, Antonia, e di questo è davvero molto orgogliosa.

Del lavoro che sta facendo con le scuole, dei laboratori fatti e che sta pensando di fare, delle collaborazioni e dei clienti che tornano, dei gruppi di lettura dei quali abbiamo già parlato

e di quella ragazzina di dodici anni che le ha chiesto: Ma un gruppo di lettura per noi ragazzi non lo fai? E, Antonia, forse a questo sta anche pensando, come a imparare a leggere per i più piccini.

Mi parla anche degli eventi fatti, che ha deciso di ridurre perché sono impegnativi da gestire e non sempre portano il risultato sperato; del resto Milano offre talmente tanto, mi dice, che le presentazioni bisogna pensare di farle in modo diverso o piuttosto decidere di non farle. E io penso che, in fondo, anche le presentazioni, portano con sè quell’ansia da prestazione che Antonia rifugge.

Ed è forse anche per questo, per l’ansia da prestazione e per quel’“obbligo” di dover fare, che Antonia detesta i social: Ci devo essere, lo so, oggi tutti dobbiamo essere là dentro – indica ancora una volta il cellulare – ma io non riesco a essere costante. Dice che prima di avere la libreria non aveva profili social e che non riuscirà mai a essere la libraia che cerca di attirare clienti parlando da Instagram. Ogni tanto posto qualcosa, aggiunge, ma più riguardo agli eventi e ai gruppi che altro.

Sa di non fare numeri grandi, ma non pare che questo possa preoccuparla: certo, mi dice, per avere una libreria oggi, specialmente di queste dimensioni, non devi avere molte spese al di fuori di lei. In un mondo ideale le librerie avrebbero sovvenzioni e agevolazioni diverse, ma non siamo in un mondo ideale, mi dice o annuisce a un mio suggerimento.

Una cosa è certa, sostiene sorridendo, Non tornerei più indietro: La libreria potrebbe anche non funzionare, potrei essere costretta a chiudere, ma in ufficio io non mi ci vedo proprio più, nel caso qua non dovesse funzionare dovrò reinventarmi un’altra volta. Parla del mondo di prima un po’ come ne parlo io, del resto le nostre strade sono molto simili, solo che io non ho ancora avuto il coraggio che lei ha trovato: quello di buttarsi nell’impresa e di vedere come va.

Dice che in libreria ti può anche capitare la persona che fai fatica a gestire o che ti riversa addosso il suo umore nero, ma poi quella persona prende e se ne va e magari tornerà tra parecchio tempo o mai più, in ufficio il collega negativo, la persona con cui discuti, te le devi poi “tenere” tutto il giorno e lavorarci insieme anche. Antonia non ha nostalgia alcuna di quei problemi che, se non ci sono, rischi di doverteli inventare, del parlare sempre delle stesse cose, vedere sempre le stesse persone. Nessuna nostalgia di quella convivenza forza, preferisce di gran lunga il suo starsene da sola in quelle sue quattro mura colorate.

Perché Vento di libri è piccola, ma appena entri ti trovi di fronte a una parete dipinta che ti porta lontana, libri disegnati, frasi di Rodari e piante, e le piante, questa volta vere, le trovi su ogni scaffale, in ogni angolo libero.

Avrei voluto aprire una libreria/fioreria, mi dice Antonia, ma avrei avuto bisogno di un ambiente più grande. Magari in futuro, chissà…

Mi racconta che per mesi la libreria è rimasta sepolta sotto a un’impalcatura, mi dice che è stata “liberata” da poco, e che questo l’ha portata sull’orlo della depressione, e io penso che è difficile immaginare questa donna senza un sorriso sulle labbra: sono stata tentata di mollare tutto, dice, la libreria non era visibile dall’esterno e puoi immaginare quanto questo possa avermi danneggiato. Poi ho cambiato idea, aggiunge, anche per merito del mio compagno che crede, come me, in questa mia avventura.

Le chiedo se è cambiato il suo modo di essere lettrice e lei mi dice di sì e, sicuramente, in meglio:

Prima di diventare libraia un libro per me era un no o un sì, ora cerco le potenzialità in ogni libro, mi chiedo a chi potrebbe essere consigliato, a chi potrebbe piacere.

Ho iniziato anche a leggere un po’ i saggi, pur continuando ad amare la narrativa. Sono una persona che ama le storie, mi dice Antonia. E le storie, Antonia, le ama a tutto tondo a prescindere dal fatto che arrivino dai libri o dalla vita vera.

Come anticipato questa libraia non ama apparire quindi le ho fatto alcune delle cinque domande che avrebbero trovato risposta nel video che di solito mi porto a casa da questi miei vagabondaggi

Forse, mi risponde, i libri che non potrebbero mai mancare (e che, di fatto non mancano) da Vento di libri sono

Un giorno di festa di Joyce Maynard  pubblicato da NN – perché è un libro sulle seconde possibilità

– e io penso che Antonia stia vivendo la sua seconda possibilità e, quindi, forse questo potrebbe essere anche il libro che la rappresenta.

E La lettrice sovrana di Alan Bennett pubblicato da Adelphi – perché è un libro che parla di libri e di lettura.

Per quanto riguarda il punto forte di Vento di libri, Antonia mi ha già risposto all’inizio della nostra conversazione e sono le chiacchiere, il prendersi del tempo per fermarsi a parlare. E, quindi, aggiungo io, la sensazione di entrare in un ambiente dove la lentezza è motore trainante.

I tre aggettivi che rappresentano Antonia, invece, li deduco io e sono: coraggiosa, chiacchierona, entusiasta. Antonia, poi mi dirai, se ci ho preso.

E, in quanto alla domanda: Cosa diresti a chi oggi vuole aprire una libreria. Credo che Antonia sia una risposta vivente: Fatelo, buttatevi!

Ma perché Vento di libri? Chiedo.

Perché mi piace il vento, mi piacciono le isole. E volevo che il vento ci fosse sulla mia insegna, poi i libri erano praticamente indispensabili, mi risponde.

La saluto con un abbraccio e un grazie per le due ore di tempo che mi ha dedicato. Due ore che ci siamo ritagliate di chiacchiere e tempo lento, appunto, proprio come piace ad Antonia.

Mi porto via il cinquantasettesimo libro vagabondo che vi svelerò nei prossimi giorni e la sensazione di aver incontrato davvero una donna coraggiosa, una donna che ha deciso di provarci, di fare del suo sogno una realtà.  

In bocca al lupo, Antonia!

Vento di libri è a Milano, Via Antonio Panizzi 15
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Il libro vagabondo proposto da Antonia