Uno su infinito

Cristò – Terrarossa edizioni

“Quante possibilità c’erano che questa cosa accadesse, che voi vi fermaste a spegnere la sigaretta proprio in quel punto e proprio mentre il piccione planava verso la strada distraendo l’automobilista e così via? Quante variabili erano in gioco? Infinite. Qual era la probabilità che le variabili coincidessero tutte a cambiare il vostro destino? Nulla, infinitesimale. Era una cosa impossibile eppure è accaduta, proprio a me.
Le cose impossibili accadono continuamente. Per questo giocavo a That’s. Per questo ci giocavano tutti”

Cristò, come scrive nelle pagine conclusive del suo racconto orale (o corale) ci racconta la follia collettiva legata alla possibilità di una grande vincita, ma anche la possibilità di sfidare l’impossibile o, appunto, l’infinito.

“Giocavamo tutti nonostante tutto, anzi – direi – a causa di quel tutto che era niente. L’unica cosa che sapevamo è che fosse praticamente impossibile vincere e questo ci bastava […] E poi c’erano di mezzo l’infinito, l’universo, il superamento dei limiti, e c’erano molti soldi”

Ma Cristò, attraverso il comportamento della collettività, ma anche dell’ideatore di questo misterioso gioco, ci parla di sentimenti, di vendetta, di amore e di morte. Ci parla di rimpianto e di Berlinguer anche. In poche pagine ci racconta punti di vista diversi, sentimenti diversi, reazioni differenti. Lo fa con la sua poesia, certo, perché quella nei suoi scritti non manca mai

“In mezzo, tra il giorno del primo ricordo e la notte in cui mio padre disegnò la lapide, ci sono migliaia di ricordi, belli e brutti, e in molti io sono in una piazza, in mezzo alla gente, con mia madre o da solo, e lui è sul palco, con il suo completo marrone, senza cravatta, che parla al microfono, prima piano e poi sempre più forte”

Un romanzo pubblicato da tre case editrici differenti, portato in teatro (perché si intuisce benissimo che quello è il suo luogo ideale di narrazione). Un romanzo che io sogno già di vedere interpretato e vissuto da Ascanio Celestini: lui e le sue tante voci.
Un racconto che vuole dirci che:

“Le cose possibili succedono (come il martedì succede al lunedì) mentre quelle impossibili accadono”
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