Una vita prima di questa

Fernanda Trias – Sur – traduzione Massimiliano Bonatto

“Non so quando le cose siano cominciate ad andare male o cos’abbia scatenato la fine. A un certo punto ho creduto che fosse stata la gravidanza. Ora, che non posso fare altro che guardarmi indietro, mi sembra che non ci sia mai stato un inizio, ma soltanto un lungo finale che ci ha divorato a poco a poco. Se ricordo è perché voglio capire quello che provo: in solitudine, senza aspettarmi niente, consapevole che mi ostino a difendere qualcosa che ormai non esiste”


Clara è convinta che il mondo là fuori sia il pericolo, sia la minaccia per la sua famiglia. Per un padre che vorrebbe andare a passeggiare sul lungomare ma che non può uscire, perché


«Non esiste il lungomare, né la piazza, né la chiesa né altro. Il mondo è questa casa»


O, almeno, questo è ciò che gli risponde Clara.

Con quella figlia che deve ancora nascere, ma che passerà direttamente dal non vedere altro che il ventre materno a non vedere altro che quella casa, dove le porte sono sempre chiuse a chiave.


“Ho chiuso la porta a chiave e per mezz’ora ho ascoltato Flor piangere, finché non sono più riuscita a sopportarlo e sono salita sul terrazzo.  Eravamo a inizio luglio ma c’era abbastanza sole da non sentire freddo, soprattutto se mi appoggiavo al muro, al riparo dal vento. […] Ho pensato a papà e a Flor, insieme, e per la prima volta ho sentito che eravamo una famiglia”


Fernanda Trias ci racconta l’ossessione della sua protagonista, ce la fa vivere quell’ossessione attraverso una narrazione serrata e claustrofobica. Una narrazione che ti tiene con il fiato sospeso, ma soprattutto ti dà la sensazione di avere un peso costante alla bocca dello stomaco: un pugno ficcato lì, che diventa sempre più pesante, di pagina in pagina.


“È incredibile come le cose debbano toccare il fondo prima di rendersi conto di quello che sta succedendo. Solo adesso mi appare evidente che avevano scelto per noi una morte lenta come quella che stiamo vivendo. Due anni fa ero ancora molto innocente per sapere certe cose e adesso è troppo tardi. Non si può tornare indietro”

 

In questo Trias è fenomenale e, se la letteratura è quella cosa che ti lascia un segno, ti scuote, ti fa uscire diversa da come sei entrata in un libro, allora Una vita prima di questa è letteratura, o qualcosa di molto simile alla letteratura.
Trias ci fa guardare dentro lo stesso abisso che sta guardando Clara, ci porta in terrazza con lei, ci fa appoggiare l’occhio allo spioncino per controllare le scale;  lascia a Clara il compito di raccontarci le cose e di farlo a suo modo, secondo quello che lei sente, ricorda. Crede.


“A volte mi sembra assurdo che il tempo continui a passare. Adesso, per esempio. Sembra assurdo che non ci sia un punto in cui il tempo si fermi bruscamente. Proprio come diceva quella gente, che credeva che la terra fosse piatta, che ci fosse un margine in cui l’oceano finiva in un’enorme cascata. Una cascata eterna. Magari la terra è rotonda solo per evitare che le persone raggiungano il ciglio del mondo e saltino nel vuoto, per renderci impossibile fuggire”


Un romanzo che leggi in un fiato, che non puoi interrompere. Un romanzo che non può lasciarti indifferente e una scrittura chirurgica e potente che ti si conficca dentro e che, come un coltello, gira e rigira in quella ferita che ha aperto