Chris Offutt – Minimum fax – traduzione Roberto Serrai
«Perché io?»
«Non mi fido della legge».
«Nell’esercito sono la legge, signora. Agente speciale della CID».
«Qui non lo vedo, l’esercito»
«Non sta rispondendo alla domanda», disse. «Perché io?»
«Mi fido di te. In un certo senso», disse lei, a bassa voce.
«Perché»
«Perché non te ne importa davvero».
Mick rifletté. Aveva ragione: non gliene importava di suo figlio, o della legge. Sulle colline ogni omicidio portava ad altre morti, e a lui importava solo che le persone avessero la possibilità di vivere, non di morire.
Offutt ci porta nel suo Kentucky e in quelle colline che sa raccontare così bene, in uno di quei luoghi dove tutti si conoscono, dove tutti sanno tutto di tutti, dove ci si riconosce perché si è stati compagni di banco, di bevute, fidanzati o amanti. Dove tutti sembrano comunque essere molto soli, persi in quelle abitudini sempre identiche, in quei luoghi sempre uguali.
Dove ci si presenta raccontando le proprie origini
«Sono il figlio di Jimmy Hardin», disse Mick.
«Jimmy Hardin», disse Brace. «Il figlio di Homer Jack?»
«Sì, Homer Jack era mio nonno»
«Lo conoscevo. Un brav’uomo. Sapeva leggere i boschi come una rivista.»
un luogo dove però esistono segreti sepolti nel passato e dove, soprattutto, nelle primissime pagine viene trovato un uomo ammazzato: Barney Kissick, uno spacciatore, figlio di una famiglia di spacciatori.
Protagonista del romanzo di Offutt è Mick Hardin, un uomo dell’esercito di istanza in Germania, un uomo che nell’esercito svolge indagini. Noi però lo incontriamo in Kentucky, appunto, nel suo paese di nascita, dove deve riprendersi dalla ferita a una gamba. Vive a casa della sorella, Linda, lo sceriffo della contea, ora impegnata nella nuova campagna elettorale.
Mick si annoia, si lava poco, passa le giornate zoppicando qua e là e rimuginando su un matrimonio ormai finito e sulle carte del divorzio che deve o dovrebbe firmare. Ma poi arriva la chiamata della signora Kissick, madre del morto
“La cultura delle colline non si perdeva nel superficiale tedio dei convenevoli. Lei lo aveva mandato a chiamare. Lui era venuto. Adesso toccava a lei, e lui avrebbe aspettato che arrivasse al dunque, al motivo della convocazione”
e l’incarico: scoprire chi ha ammazzato Barney.
Chris Offutt con la sua scrittura sempre buona e i suoi dialoghi sempre realistici ci racconta una delle sue storie polverose, dove l’ambiente conta quanto i personaggi, dove l’eroe compie azioni non sempre etiche per arrivare alla giustizia o alla verità. Dove è la vendetta spesso a fare da guida, dove il destino è stabilito dal cognome che porti.
Dove le scene d’azione sono equilibrate da chiacchierate in veranda o pranzi “romantici” seduti in un angolo sgombrato della scrivania dell’ufficio o a battibecchi tra fratello e sorella. Scene (tutte) descritte così bene che tu lettore non potrai che immaginare il personaggio di Mick interpretato da uno dei tanti muscolosi e mascolini attori di Hollywood (che ognuno si scelga il suo…)
Insomma il libro perfetto per chi cerca un noir, una storia di trama e, come detto, di dialogo, ma che pretende anche che la scrittura giochi un ruolo importante. E perfetto per chi ama i romanzi americani fatti della polvere di quei luoghi che forse nessuno sceglierebbe come luogo di vacanza, quei luoghi , come diceva Offutt in una sua raccolta di racconti dove tutti
“aspettano di morire e basta”
Unica pecca, a mio avviso, è aver relegato il ruolo di Linda (la sorella sceriffo) a quello di mera spettatrice. Troppo impegnata nella campagna elettorale e poco rilevante al fine di trovare la strada verso la soluzione del crimine. Ma del resto è Mick l’eroe che Chris Offutt ha scelto per noi e, probabilmente, in quel Kentucky, in quelle colline lì, per gli abitanti di quella cittadina è già tanta cosa avere uno sceriffo donna…

