Reynolds Price – Mattioli – traduzione Livio Crescenzi
“Rosacoke disse: “Ragazzo, scuoti i rami per farmi cadere giù qualche noce.” Senza dire una parola, lui afferrò forte i rami e dette una bella scrollata alla forcella su cui stava, per cui le noci presero a pioverle addosso a centinaia come chicchi di grandine, finché la ragazza gridò di smettere altrimenti le si sarebbe spezzato il cranio. Lui si fermò e Rosecoke raccolse da terra tante noci da riempire il secchio, pensando nel frattempo che il ragazzo sarebbe sceso dall’albero per darle una mano, ma lui rimase tra i rami e quando un paio di volte gli lanciò un’occhiata s’accorse che non la degnava nemmeno di uno sguardo”
Rosecoke e Wesley si incontrano così la prima volta, lei sotto un albero di noci, lui sopra quell’albero, hanno sedici anni e sono più o meno vicini di casa nella contea di Warren, nel sud degli Stati Uniti. Forse la loro storia non inizia proprio quel giorno, ma inizia, e Rosecoke diventa “forse” la ragazza di Wesley; si innamora di lui e a lui si sente legata, in lui crede di poter trovare l’amore. Ma Wesley è più innamorato della sua moto e della sua libertà, non si sente legato esclusivamente a Rosecoke
“Wesley, io ho ricavato più dagli autostoppisti che da te – poveri vecchi con valige di cartone e polsi ossuti e freddi che gli sbucano dalle maniche, e che si trascinano nella polvere facendo segno alla macchine, così timidi come se non avessero nemmeno il diritto di chiederti l’aria da respirare, tanto meno un passaggio, e io gli passavo davanti magari su un autobus, e lo alzavano lo sguardo e chissà, forse non è che guardassero me, però io pensavo di sì e ho ricavato più da loro in tre secondi di quanto tu mi hai dato in tre anni e passa.”
Insomma Rosecoke e Wesley amano in modo diverso. Ma poi un giorno succede qualcosa che cambierà il loro modo di vedere le cose, il loro modo di sentirsi liberi o non liberi.
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Una lunga vita felice è un romanzo scritto nel 1960, ma che per alcuni temi è attualissimo (del resto l’illusione dell’amore è un tema che mai tramonterà), è un romanzo che parla sì di una storia d’amore, ma anche di una comunità religiosa, che parla di maternità a partire dalla scena iniziare:
un funerale, quello di un’amica di Rosecoke, morta per dare alla luce un figlio di padre ignoto. Fino alla ricostruzione della natività per il Natale, passando per il fatto che la cognata di Rosecoke è vicina al momento del parto.
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Una storia che si svolge in pochi mesi, si apre nel caldo torrido dell’estate, dove la terra si attacca al sudore delle gambe e si chiude a dicembre. Una storia che, pur usando la terza persona, ci viene raccontata dagli occhi di Rosecoke e che, a tratti, viene frammentata dalle lettere che Rosecoke e Wesley si scambiano
“Non mi ricordo mica tutto quello che dico nelle lettere.”
“Beh, io invece sì, ci puoi scommettere. Anzi, le imparo a memoria per cercare di capire cosa diavolo vuoi dire.”
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“Perdio, Rosa, io non intendo dire niente di particolare, con queste benedette lettere. Dico solo la prima cosa che mi viene in mente”
Mentre leggevo questo romanzo, mi sono chiesta cosa me lo faceva sentire un buon romanzo, cosa mi stava tenendo attaccata a una storia che, di fatto, aveva una trama abbastanza scarna, e ho capito che in Una lunga vita felice, è la scrittura la vera regina. Price riesce a farti scivolare all’interno della storia pennellandoci il paesaggio,
“E in questo modo nessuno dei due si accorse della sola cosa che, forse, li avrebbe aiutati: raro come un lampo alla fine di dicembre, un airone bianco che volteggiava in alto sulla superficie dello stagno. Lungo la sua rotta invernale verso il sud, picchiò verso il pelo dell’acqua, il collo si curvò per un istante con una certa eleganza, come l’impugnatura ricurva di un’ascia, seguendo con lo sguardo i movimenti dei pesci. E poi tutt’a un tratto immerse la testa in acqua, in cerca di qualcosa da mangiare che gli mancava sin dal mattino.”
senza mai risultare prolisso e inutile, a presentarti i personaggi facendoteli vedere, dandogli le tre dimensioni. A farti sentire la polvere, il gelo. Come senti il dolore, l’attesa, la delusione.
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Io ho letto questo romanzo un po’ per caso, mi è capitato in mano e mi ha incuriosita (forse complice anche una bella copertina), e ora non posso che consigliarlo a voi: fidatevi!

