Una famiglia moderna

Helga Flatland – Fazi editore – traduzione Alessandro Storti

«Cercheremo di sistemare le cose per conto nostro. È da anni che non vanno per il verso giusto», dice papà, e mi domando cosa mai debba “andare per il verso giusto”, in un rapporto di coppia fra due settantenni:  a quell’età, non occorre altro che guardarsi indietro per vedere ciò che si è costruito insieme, cosa che loro due possono fare con una certa soddisfazione nella maggior parte degli ambiti della vita

Quando i genitori comunicano la loro decisione di divorziare, Liv Ellen e Håkon decidono di non accettarlo, di non capirne il motivo e, soprattutto, decidono che la fine del matrimonio di mamma e papà presuppone che tutto quello che c’è stato fino a quel momento, tutto ciò che loro sono stati, diventi una menzogna.

“Distruggono le fondamenta di ciò che siamo – e che siamo stati – e se ne vanno via così, senza guardarsi indietro, e nessuno è disposto ad ammettere che abbiamo vissuto nella finzione!”

O, meglio, così reagiscono le due sorelle, Håkon, il fratello, ha un atteggiamento più permissivo, Håkon non crede nel matrimonio, non crede nella monogamia. Håkon, forse, il meno colpito dalla decisione, appare il meno egoista dei tre

«Secondo me, non vogliono dimostrare proprio niente», mi ha detto Håkon, quando gli ho telefonato giorni fa. «Cioè, cos’altro dovrebbero fare? Se si sono separati, è proprio perché le cose cambiassero»
«Non saprei», ho insistito io. «È solo che mi sembra che ce la sbattano in faccia di continuo, questa separazione. Che non mostrino il minimo tatto».
«Verso di te?»
«Verso di noi»

Una narrazione fatta in prima persona, dall’interno mi verrebbe da dire, alternando capitoli dove a parlare, a parlarci, sono, a turno, i tre fratelli.

Liv la maggiore, colei che ha impostato un matrimonio imitando i genitori, colei che, con la fine dell’unione dei genitori, inizia a mettere in crisi anche il suo di matrimonio, la sua famiglia tutta, come se venisse a mancare un collante

“… solo verso la fine delle ferie mi sono resa conto che non eravamo mai stati noi quattro da soli per tre settimane di fila e che, affinché questo “noi quattro” sia un’unità familiare funzionante, occorre lo sguardo degli altri, la loro interazione con noi”

Ellen alla continua ricerca dell’uomo giusto con il quale creare una famiglia e che, forse, lo ha anche trovato e che con lui sta lottando in ogni modo per riuscire ad avere un figlio


“… in certi momenti trovo profondamente irrispettoso, da parte dei miei genitori, separarsi in questo periodo. Dovevano farlo proprio nel bel mezzo della mia lotta? Dovevano caricarmi sulle spalle anche questo peso?”


E Håkon che crede di essere un spirito libero, ma qualcosa anche in lui cambierà.
Helga Flatland, con il suo Una famiglia moderna, ci restituisce uno sguardo sulla famiglia norvegese e sottolineo norvegese perché è, appunto, quella che immaginiamo essere una famiglia moderna, ma che invece rivela il suo essere impreparata davanti alla fine di un legame, di un luogo che dovrebbe essere rifugio. La sua incomprensione verso il fatto che i genitori possono essere (e sono) prima di tutto persone, uomini e donne, e che il loro essere genitori è solo un ruolo

«In famiglia non si riesce mai a vedere l’altro per quello che è: lo si può osservare solo attraverso il velo del rapporto di parentela».
«E non c’è niente di male, assolutamente, è giusto che sia così, però questo non significa che non possa risultare liberatorio defilarsi un pochino da quel rapporto e cercare di capire cosa si è, per conto proprio»

Un romanzo a tratti malinconico,

“… provo una gran pena nell’entrare in cucina e vedere che ha apparecchiato solo per sé, al suo solito posto a tavola, con tanto di candela accesa e calice di vino. Le altre sedie ci sono tutte, ma mi sembra vuota solo quella di papà.”

a tratti un po’ troppo prolisso (a mio avviso almeno. Ho sentito alcuni passaggi un po’ troppo tirati alla lunga, e senza un vero motivo per farlo), ma un romanzo che invita a una interessante riflessione: dobbiamo mettere in discussione i nostri ricordi, quello che siamo e siamo stati, quando le relazioni cambiano o finiscono?