Ella Baxter – Cantoni editore – traduzione Francesca Manfredi
“Non è cosa da tutti accompagnare i defunti nel loro ultimo viaggio. Esiste una parola in greco antico, psicopompo. Significa guida per le anime verso il luogo dei morti, e la guida ha il compito di rimanere con loro finché non si sentono pronti ad andarsene. In ogni impresa di onoranze funebri di questo paese, ci sono persone […] che aspettano di accompagnare i nostri cari in un altro luogo. C’è una grande bellezza in questo lavoro. Lo sapevo quando ho iniziato e lo so ancora di più adesso. Lavorare con i morti è un onore.”
Amelia, la protagonista del romanzo dell’australiana Ella Baxter, fa la truccatrice di cadaveri nell’impresa di famiglia. Ama il suo lavoro, ama il momento in cui rimane sola con il morto, ne assapora l’intimità e sente l’importanza del suo ruolo: rendere presentabile quella persona per chi verrà a porgerle l’ultimo saluto, renderla presentabile per il suo ultimo viaggio.
Ma Amelia, oltre a sentire un legame con le persone che “prepara”, un po’ del dolore che incontra ogni giorno lo porta a casa, lo sente sulla sua pelle
“La vedetta è il posto da cui il figlio di Floyd, Daniel, ha deciso di buttarsi, l’anno scorso, e da allora vengo qui quasi tutti i giorni. Ci vuole una bella decisione per gettare il proprio corpo da una scogliera […]. C’è gente che getta la spazzatura dai finestrini dell’auto, che getta i giocattoli rotti oltre il recinto sul retro, che lancia i torsoli delle mele e i noccioli delle olive dalla finestra: in generale, la gente abbandona le cose che non servono più. Daniel ha gettato il suo corpo come se non valesse nulla, e questo mi è rimasto dentro da allora. […] Da allora vado al burrone e mi metto sul bordo; mi aiuta a sapere che gli essere umani sono troppo delicati per un mondo così frenetico e duro come questo. C’è una quantità insostenibile di caos e di bellezza da sopportare e da ammirare per una breve, piccola vita.”
E ogni sera, Amelia, cerca di sopportare quel dolore rifugiandosi nell’incontro con uomini sconosciuti. Uomini che hanno il solo scopo di farla uscire dalla testa ed entrare nel suo corpo.
“Shakespeare una volta scrisse che due persone insieme sono una bestia a due schiene, e quasi ogni notte mi ritrovo a tentate di unirmi con qualcun altro per diventare una cosa a due teste, piena di arti che si agitano, denti che mordono e peli che si aggrovigliano. Uno nuovo animale.”
Ma quando la madre di Amelia improvvisamente muore, Amelia non riesce ad affrontare questo lutto. Lei che è abita ogni giorno la morte, sente di doversi allontanare da una morte che la tocca così da vicino, devastandola. E così fugge in Tasmania, dal padre biologico
“Dovrebbe essere sepolta con l’anello al mignolo della nonna e l’orologio di suo padre. Ma l’ho lasciata con un gruppo di persone che non sanno niente di tutto questo. Mia madre amava i funerali, io l’ho abbandonata e non avrò nulla a che fare con il suo. Lei non mi avrebbe mai fatto questo. Ho commesso un errore madornale, e mi sento esattamente come dovrei sentirmi.”
e cerca l’amplificazione del dolore nel sesso,
“Mi allungo verso la borsa ai miei piedi e tiro fuori il body di gomma, me lo metto sulle ginocchia. Ho bisogno di una pelle più spessa.”
Quando ho chiesto a Marco Cantoni se questo romanzo avrei potuto proporlo a Natale, lui è rimasto stupito da questa domanda, probabilmente pensando (e a ragione) che a Natale, come in ogni momento dell’anno, il senso è proporre buone letture. E Un nuovo animale è una buona lettura, un romanzo che pur affrontando temi non facili come il lutto, il sesso (chiamiamolo) estremo, il corpo, riesce a farlo con un tono lieve ma capace di incidere, un tono a tratti ironico e un po’ grottesco, ma mai volgare o pesante.
Il lettore empatizza con Amelia, anche grazie al dialogo che Amelia pare intrattenere con lui, e non potrà che volerle bene per la sua goffaggine in certi passaggi, e il suo parerci così fredda in altri. Amelia che si trova vittima della vita, che verrà definita egoista proprio per la sua fuga davanti alla morte; ma noi, come lei, sapremo che, forse, egoisti sono proprio coloro che non capiscono che ognuno ha un suo modo di affrontare il dolore, la perdita, la vita.
Esordio interessante e coraggioso quello di Ella Baxter.

