Un mese circa da libraia

So già che di questi giorni non vorrò dimenticare nulla. So già che, inevitabilmente, succederà. Ogni sera prendo appunti, cerco di annotare i ricordi che mi sono rimasti, le persone che ho visto e le chiacchiere che ho fatto, i libri che sento raccontare. I libri, quei libri che ogni giorno mi circondato, mi parlano, mi osservano forse.

Magari si chiedono chi io sia, magari vorrebbero smascherarmi, raccontare che io mica li ho letti tutti quei libri.

Porto a casa sorrisi, i miei. Porto a casa l’emozione di chi si sente nel posto giusto, di chi prova gratitudine e serenità. Non mi pare nemmeno di andare a lavorare, ho detto qualche giorno fa a un’amica, sorrido quando inizio la giornata. Lei mi ha risposto che dovrebbe essere sempre così, che per lei non lo è da tanto. E io ho pensato a quando a lavorare ci andavo piangendo, a quando guardavo l’orologio cercando di spingere le lancette a correre più veloce, non pensando che quelle stesse lancette mi stavano portando via attimi, ore, giorni, anni di vita. Ora sorrido, ora vorrei che il tempo avesse il ritmo lento di una ballata. Ma passa lui, lo fa sempre, corre e trascorre. Insomma se ne va, lasciandosi dietro frammenti, ricordi, non il tutto, forse, ma qualcosa certo.

So già che proverò nostalgia per questi momenti. E ho anche capito che la nostalgia è in assoluto il sentimento che mi commuove di più, credo me lo abbia fatto capire una lettura recente.

Non è l’amore, non è la tristezza, la morte, o la perdita, non è l’abbraccio o un bacio. È la nostalgia, quella nostalgia che racchiude qualcosa che è rimasto nel passato.

Ma questa è un’altra storia e, comunque, quella verrà dopo, ora sorrido e inizio un nuovo giorno.