Joyce Maynard – NN editore – traduzione Federica Merani
“Mi ci volle qualche secondo per capire. A differenze delle altre volte, in cui mi ero svegliato e solo dopo mi ero ricordato che c’era qualche novità, di brutte sensazioni non ne provai, questa volta. Ricordai i foulard di seta, la donna in tv che pronunciava la parola omicida. Eppure, ciò che provai pensando a Frank non fu paura. Era più impazienza, la mia, trepidazione. Come se fossi arrivato a metà di un libro e avessi dovuto posarlo perché ero troppo stanco per continuare a leggere, come una videocassetta lasciata in pausa. Avevo voglia di andare avanti con la storia e scoprire cosa sarebbe capitato ai personaggi, solo che i personaggi eravamo noi.”
Frank è evaso di prigione, è un assassino che è saltato giù dalla finestra dell’ospedale dove è stato operato di appendicite.
Henry è un ragazzino di tredici anni che ha bisogno di un’avventura che lo porti fuori dalla solita vita, una vita fatta di lui e di sua mamma, di cibi surgelati, e di un papà che ora ha un’altra famiglia
“Ero spaventato, ma anche eccitato. Sapevo che finalmente stava per succedere qualcosa nella nostra vita. Qualcosa di brutto, qualcosa di terribile, magari. Ma una cosa era certa: sarebbe stato diverso”
E poi c’è Adele, la mamma di Henry, una donna bella e triste, una donna che è stata una ballerina, che ama il ballo, la musica e il musical. Che ama l’amore e che non si è più ripresa dal divorzio, tanto da non uscire quasi mai di casa e da aver rotto i legami praticamente con tutti.
“Ma poi stabilii che non era stata la perdita di mio padre a spezzare il cuore di mia madre, se davvero le era successo questo, come sembrava. Era stato perdere l’amore in sé: il sogno di viaggiare per tutta l’America vivendo di popcorn e hot dog, di ballare per tutta l’America con un vestito di paillettes e un paio di mutandine rosse. Di aver accanto qualcuno che la credesse bella, cosa che mio padre le diceva ogni giorno, a quanto mi aveva raccontato.
Poi quel qualcuno sparisce e tu sei come uno di quei porcospini di ceramica che una volta comprato, nessuno innaffia più. Sei come un criceto a cui nessuno si è ricordato di dare da mangiare.”
Così quando Frank chiede loro se possono dargli ospitalità loro accettano e lo portano a casa.
“Perciò avevamo fatto un affarone a portarci Frank a casa in macchina. Doveva essere il primo ospite che avevamo da un anno a quella parte. Forse anche due.”
E quando tutto intorno a loro si scatenerà la caccia all’evaso, Adele e Henry manterranno il segreto e Frank entrerà nel loro piccolo mondo e andrà a colmare le loro mancanze: la figura paterna per Henry, l’amore per Adele
“Le aveva appena imburrato il panino, ma con cura. Facendo quella cosa che ci aveva mostrato, aprendolo in due invece che tagliarlo con il coltello, perché il burro penetrasse meglio. Quando lei ne aveva staccato un morso, una puntina di marmellata le era rimasta attaccata alla guancia. Frank aveva bagnato il tovagliolo nel bicchiere d’acqua e l’aveva passato sulla macchiolina. Gli occhi di lei, quando lui l’aveva toccata, avevano avuto una tale espressione. Come di chi ha vagato a lungo nel deserto e, finalmente, trova l’acqua.
La colazione, aveva detto Frank. Cosa puoi desiderare di più?
Ricordare questo momento, aveva risposto lei.”
È una bella storia Un giorno di festa, una storia che ti star bene, nonostante il dolore che ogni personaggio prova, ha provato e, inevitabilmente, proverà
“… c’era una cosa di Frank: sembrava che i muscoli della sua faccia, che tanto si tendevano sotto la pelle della mandibola, non avessero mai dato forma a quello che si diceva un sorriso”
È un romanzo che profuma di pasta frolla e di pesche, ma anche di barbecue e di un ballo sotto alla pioggia. È un romanzo che regala scene dolci e scene sensuali: Maynard è capace di far innamorare i suoi personaggi attraverso uno sguardo e di raccontarci l’animo di quei personaggi attraverso un gesto.
E poi c’è la voce narrante, quella di Henry, un tredicenne, che è, a mio avviso, la scelta vincente di Un giorno di festa.
Questo è un romanzo per chi crede negli incontri del caso, per chi pensa che allevare due galline dietro casa sia sempre la scelta giusta e per chi crede che
“Se un uomo sa ballare, il mondo gli appartiene.”

