Kaye Gibbons – La Nuova Frontiera – traduzione Raffaella Vitangeli
“Era convinta che la nostra famiglia fosse perfetta così. Se c’era da sollevare un oggetto pesante, lo facevamo tutte e tre insieme. Se c’era da appendere un quadro, battevamo sul muro per trovare il montante e piantavamo il chiodo con ammirevole parsimonia di colpi. Se qualche congegno meccanico si rompeva, per esempio l’orologio che avevamo portato dalla contea di Pasquotank, lo smontavamo sul tavolo della cucina e passavamo il pomeriggio a ricomporlo.
[…]
Se la nonna avesse potuto popolare il mondo l’avrebbe riempito di donne, e sarebbero state tutto identiche a lei.”
Per raccontare questo romanzo è necessario partire da lei, da Charlie Kate, dalla nonna della nostra voce narrante. Nonna, mentore, punto di riferimento
“Come molte altre volte nella vita, pensai a quello che avrebbe detto la nonna.”
Una donna del Nord Carolina dei primi anni del Novecento, che decide subito che il suo nome, Clarissa, è “un nome da pappamolle” e decide di trasformalo in “Charlie”; una donna che da levatrice autodidatta diventerà guaritrice autodidatta e sarà richiesta e stimata più di molti medici
“Aveva il suo codice etico: si rifiutava di oltrepassare il confine tra la medicina naturale e la magia nera, sebbene in molti casi, se non avesse abbinato gli inutili rimedi popolari a trattamenti che riteneva efficaci, i suoi pazienti analfabeti e terribilmente superstizioni non si sarebbero mai fidati di lei. Tuttavia, doveva ricordare spesso alla gente che cosa poteva e non poteva fare per aiutarla.”
Una donna dal carisma innegabile, dal carattere forse insopportabile (ovvio che la ragione deve essere sempre sua – e spesso ce l’ha anche), che alla mattina spalma l’aglio sul pane e che non ha timore a dire in faccia ciò che pensa, sia se di fronte ha la figlia o la nipote
“Lei e la mamma erano capaci di litigare furiosamente su qualunque argomento, tranne su quanto fosse sgradevole Madame Bovary.”
sia davanti a chi crede di essere più competente di lei.
Una donna che tende “a riempire la vita delle persone.”
La “prima donna” di questa storia è indubbiamente Charlie Kate, ma al suo fianco troviamo anche la figlia, e Margaret la nostra voce narrante, nonché nipote.
Le tre donne vivono assieme, Charlie Kate e la figlia, entrambe, reduci da matrimoni sbagliati o, meglio, da matrimoni con uomini sbagliati, che le hanno rese più guardinghe, meno fiduciose
“Donne con un bagaglio più leggero di solitudine, abbandoni, tradimenti e altre emozioni travolgenti avrebbero forse pensato: “No, non è possibile”. Ma non quelle due. Per loro, suppongo, rassegnarsi al peggio era una forma di autodifesa.”
Margaret che da loro due eredita il modo di guardare il mondo
“Fu allora che mi resi conto di aver ereditato da mia madre e dalla nonna un vero e proprio disgusto per le persone che prendono tutto, dandoti in cambio solo ingratitudine.”
E ogni volta che la nonna viene chiamata per un intervento, un consulto, un qualsiasi malanno, le tre donne si preparano velocemente, partono insieme e, una volta sul posto, la nonna “opera” le altre due sanno come aiutare. Una vera e propria squadra insomma.
Mentre quando sono tra le mura domestiche hanno i libri, parlano dei personaggi dei romanzi che leggono come se fossero degli amici, dei conoscenti
“Per noi la lettura e lo studio non erano finalizzati a impressionare gli altri, o a procurarci un lavoro o un marito. Niente di tutto questo. Quando in casa circolava un bel libro, l’atmosfera era carica di energia, come se vibrasse. Ci allenavamo a leggere sempre più rapidamente, in modo che il libro potesse passare da una mano all’altra senza eccessive proteste e sollecitazioni.”
Non voglio aggiungere altro, le varie vicende delle tre donne ve le dovrete godere leggendo Un amuleto per i giorni felici, perché questo è proprio quel genere di romanzo nel quale ci stai bene dentro, dove ti affezioni alle protagoniste, ridi, piangi, ti arrabbi con loro, e per loro, ovviamente, fai il tifo. E, una volta che arrivi alla fine, preparati a sentire la mancanza di quel tepore che ti ha accompagnata fino a lì.
Ah non posso non dirvi che c’è anche l’amore, non vi dico per chi, come e dove. Ma c’è… e c’è anche l’amuleto del titolo che forse funziona forse no, ma in fondo tutto
“…dipende da cosa intendi per felicità”

