Robert Nathan – Atlantide – traduzione Flavia Piccinni
“Anche io, osservando la città dal mio appartamento sopra Central Park, a quest’ora avverto nell’aria un incanto, una fragranza che mi riporta indietro a molto tempo fa.
È un profumo fatto della felicità e della disperazione propri della gioventù; ma non è necessario essere ragazzi per ricordalo.
Effettivamente, io sono vecchio anche per questo tempo; posso guardare indietro a mezzo secolo di lavoro, di fallimenti e di successi.
Non mi sembra una fortuna, ma questo accade solo perché non riesco a considerarmi come fanno gli altri. Possiedo esclusivamente il ricordo di ciò che intendevo fare, da confrontare con ciò che ho portato a termine.”
Un amore a New York non è una storia d’amore, il titolo è decisamente fuorviante, del resto capisco poco la scelta della casa editrice di modificare quel Winter in April originale; titolo a mio avviso molto più adatto, come, secondo me, questo è un romanzo non da ombrellone, ma perfetto per un regalo natalizio. Quindi iniziate a segnarvelo!
E dico questo perché il romanzo di Robert Nathan è decisamente un inno alla gentilezza
«Sono obbligato a scrivere per parlare di ciò che amo di più al mondo».
«E cosa sarebbe?».
Esitò, arrossì e alla fine ammise: «La gentilezza».
Alla gentilezza e all’altruismo, mi verrebbe da dire. E forse in questo sta anche l’amore del titolo…
Ma partiamo dall’inizio.
Siamo a New York, ovviamente, e siamo in autunno
“Come è bella New York in autunno, quando il sole è basso e obliquo, e le ombre si fanno blu, come quelle del mare. È questo il momento in cui la terra cede con un gesto semplice e commovente i tesori che ha raccolto durante l’estate.”
Ci parla colui attraverso il quale passerà tutta la storia, Henry Pennifer, critico letterario ormai anziano, che vive con la nipote Ellen di quindici anni
“La osservai; e cominciai a capire cosa le stava accadendo. Se per me la musica parlava del passato, per Ellen raccontava del futuro, le annunciava il mondo che l’aspettava, animato da speranze non ancora nate, da dolori ancora sconosciuti. Era lei stessa ciò che vedeva di fronte a sé: la donna che doveva ancora divenire; e il suo cuore si volgeva a quella figura con timore e meraviglia”
Henry ha bisogno di qualcuno che lo aiuti con le sue carte e così assume Eric, un esule tedesco (siamo alla fine degli anni Trenta e in Europa sappiamo molto bene che periodo si sta vivendo)
«È strano», ragionò, «come gli uomini della mia generazione non abbiano mai sperimentato il sentimento della pace. Quando vi guardo, voi americani, sono invidioso. Voi avete vissuto la giovinezza in un mondo in cui c’era la pace[…]Mi perdoni, la prego. Lei capisce che, naturalmente, la mia invidia non è una mancanza di rispetto. Il fatto è che voi potete pensare: quando sarò vecchio tutto sarà come oggi. Ma per noi tedeschi è improbabile. E, in ogni caso, è impensabile che tutto resti identico. Qualcosa deve migliorare, per forza, altrimenti sarebbe preferibile morire».
Eric, colto e affascinante, che regalerà alla giovane Ellen i primi fremiti d’amore. Ma, ribadisco, questo non è un romanzo d’amore, ma è un romanzo che, attraverso lo sguardo di Henry, mette in evidenza il tempo che passa, il come passa in modo differente per chi è giovane e per chi non lo è più: il modo differente in cui si vive ogni cosa.
“Ovunque nel mondo gli eserciti sono in marcia, per distruggere ciò che abbiamo costruito con tanta fatica. Sì, ho pensato, l’età eroica è di nuovo tra noi. Questa è l’età del dolore, quando gli uomini muoiono giovani in battaglia e anche le donne perdono la vita, per il crepacuore.
Ora nuove e tragiche storie d’amore vengono scritte, giorno per giorno, ora per ora; e saranno lette con lacrime di pace, più tardi, in tempi di pace. Ma viverle adesso non è così facile. Bisogna essere molto giovani, ho pensato, o molto vecchi, per sopportare con coraggio il peso di questa epoca.”
Differente, ma, in fondo, come scriveva la protagonista di un altro romanzo letto qualche tempo fa: i ragazzini e gli anziani si assomigliano, perché entrambi non partecipano attivamente alle vicende del mondo, le osservano “da un margine imbottito”.
Come detto un libro perfetto per un regalo natalizio, un libro che ricorda le atmosfere di quelle antiche commedie americane che io guardavo da ragazza. Quelle di Vincent Minelli o quelle di Frank Capra.

