Ultimo giro al Guapa

Saleem Haddad – Edizioni E/O

“‘eib. La traduzione più fedele della parola è forse “vergogna”. Ma l’’eib è molto più di questo. Il sottinteso del termine è il kalam il-nas, quello che dirà la gente, perciò il vocabolo racchiude un elemento di coscienziosità, di buona creanza indotta dalla percezione di un senso di obbligo reciproco. ‘Eib è un vecchio manto che Teta mi ha drappeggiato addosso molti anni fa. Dopo la morte di Baba ha tessuto una rete intricata per noi due. In pubblico eravamo stoici, ci destreggiavamo tra gli obblighi sociali come veri professionisti. Quando eravamo soli le parole non dette ci marcivano in bocca. […]
È ‘eib non far visita ai vicini in occasione dell’Eid. È ‘eib non andare a un matrimoni, anche se odierai ogni singolo istante della cerimonia. È ‘eib mettersi le dita nel naso in pubblico. Accettare una seconda porzione di cibo alla prima offerta: ‘eib […]. È ‘eib chiedere a una donna quanti anni ha, o a una persona a quale religione appartiene. È ’eib per un maschietto giocare con la Barbie.”

Vergogna è la parola che ricorre più spesso all’interno di questo romanzo, la troviamo già nella frase di apertura

“La mattina inizia con vergogna”

E io ho anche provato a cerchiare tutte le volte che l’ho incontrata, ma sicuramente ne ho perse alcune per strada.

Siamo in una città del medio oriente, durante la Primavera araba. Il nostro protagonista, Rasa, è giovane, è di famiglia benestante, ha studiato in America e ha aperto un’agenzia di traduzioni con un paio di amici. Vive con la nonna e le sue regole: il padre è morto, la madre è andata via perché non sopportava lo sguardo degli altri, il dover sottostare a delle regole, il dover essere diversa da quello che è.

Rasa è un omosessuale non dichiarato e ha una relazione clandestina con Taymour. Si amano, ma non possono amarsi, non possono uscire allo scoperto. Non possono esporsi alla vergogna, a una società che non capirebbe, a un regime che, forse, farebbe anche di peggio.

“Volevo dimostrare che l’amore vince tutto, che è più grande e più potente di qualunque altra forza al mondo. Ma non sono riuscito a dimostrarlo neppure con Taymour. Abbiamo catturato il nostro amore e l’abbiamo tenuto in ostaggio”

Per le strade c’è la rivolta, c’è la paura delle sommosse, ma poi c’è il Guapa, il piano sotterraneo del Guapa,  dove si può entrare lasciando fuori rumori e l’ipocrisia di cipolle tagliate per nascondere il motivo delle lacrime, dove si può essere ciò che si è, dove il miglior amico di Rasa, si traveste e balla. Il luogo, forse, più sincero di tutta la città.

Ultimo giro al Guapa è un romanzo di formazione dove il giovane Rasa scopre la sua sessualità, si fa le prime domande e non sempre riesce a rispondersi. Un romanzo che parla di diversità, quella di essere omosessuale in una società che non sa e non può accettarlo, ma anche di essere arabo in un’America che ha appena visto il crollo delle Torri Gemelle

“L’arabità, la nuova identità che mi avevano affibbiato. Era un’altra di quelle cose che mi avevano nascosto, […]? Essere mussulmani significava qualcosa di più di quello che mi avevano detto?”

di come il tentativo di integrarsi sia inutile e vano 

«… Siamo tutti soli, e tutti in questo paese ci stiamo esibendo in una recitazione da Oscar per cercare di adattarci. Perché mai una donna con la borsa di Armani, un uomo che sbatte la fronte piena di lividi sul pavimento cinque volta al giorno, un poliziotto che se ne va in giro col manganello e il petto in fuori come un gorilla, non dovrebbero essere una recita, esattamente come quando io mi metto la parrucca e ballo? Tutti noi recitiamo». Mi punta un dito contro. «Il tuo problema, Rasa, è che tu vuoi integrarti. Ma guardati intorno. Non c’è niente di reale in cui integrarsi»

Ed è una di quelle storie d’amore che fanno male, di quelle che piacciono a me. Quelle storie d’amore in cui due sanno di non avere possibilità, ma continuano a raccontarsene una

“Avrei rinunciato a tutte le rivoluzioni del mondo per potermi girare nel letto ogni mattina e trovarlo lì vicino a me. Mi sarei stretto al suo corpo caldo e l’avrei baciato sulle labbra per assaporare il suo fiato mattutino. È strano che una simile minuzia possa significare così tanto, il fatto di svegliarsi rannicchiati accanto alla persona che ami.”

Ultimo giro al Guapa è il quarantasettesimo #librovagabondo proposto da La confraternita dell’uva di Bologna