Tu l’hai detto

Connie Palmen – Iperborea – traduzione Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo

Non ci eravamo abbracciati, ma saltati addosso. […]
È stato crudele, doloroso.
È stato vero.
Ognuno era preda dell’altro.
Neanche quattro mesi dopo l’avevo sposata.
Di una donna che invece di baciarti ti morde avrei dovuto capire che per lei amare qualcuno equivaleva a combatterlo.”


Tu l’hai detto è la biografia di una storia d’amore, di una storia dove la passione di Sylvia e Ted emerge in ogni pagina, in ogni cosa che fanno. Tutto è passione, tutto è fuoco.

Connie Palmen sceglie di raccontarcela attraverso la voce di Ted e quel Ted è Ted Hughes, il poeta marito di Sylvia Plath, e quella Sylvia è ovviamente lei: la poetessa che ricordiamo non solo per il suo lavoro, ma anche per quel suo ultimo atto disperato che si sente aleggiare sempre su queste pagine


“Allora disse che il gas era la morte più dolce per ogni essere vivente. Mentre io in cucina incanalavo il gas del forno nella scatola con un tubo, lei si rifugiò dietro il letto piangendo disperata, come se così potesse nascondersi dall’immagine dell’uccellino morente. Si calmò solo quando vide quanta pace aveva portato la morte, e notò intorno al becco un sorriso che prima non c’era.”


Forse perché noi lettori ne conosciamo il finale, forse perché Ted la racconta a ritroso quando


“Dopo la sua morte, […] – sconvolto e allibito – mi sono addentrato a fatica tra le frasi della sua vita, leggendo le descrizioni fedeli e minuziose di persone, ambienti, oggetti […], sono quasi annegato nel suo dolore e nella sua sofferenza, ho trascorso anni a non far altro che recuperare i miei ricordi, a passarli come sabbia al setaccio dei suoi tessuti per trattenerne le piccole pepite d’oro luccicanti, puro tempo, immacolato, di me stesso.”


Palmen decide di dare a  lui una voce, a lui che ha sempre taciuto, protetto la sua donna, protetto la loro storia


“Ho taciuto fino ad ora.”


E quello che ne esce è un romanzo che odora di poesia in ogni pagina, un romanzo che tu lettore immaginerai scritto proprio da Hughes, perché Palmen riesce perfettamente in questo intento, forse anche per la sua ricerca bibliografica, ma di certo per lo stile e la scrittura che utilizza.

Certo ti chiederai se ogni cosa è vera, ma, credimi, lo farai solo nelle prime pagine, poi capirai che non ha importanza, perché quello che conta è lo sguardo complessivo.

Ted inglese, Sylvia americana, si incontrano e si attraggono subito, si sposano in segreto e mantengono quel segreto per proteggere la borsa di studio di Sylvia. Sono giovani, forse anche un pochino incoscienti, ma si amano. Sono belli, sono intellettuali, vivono tra America e Inghilterra, sentono la nostalgia dei luoghi che non hanno, auspicano al successo e a riversare ogni loro sentimento e passione su un foglio bianco. Hanno due figli, pubblicano e insegnano. Il loro sembra un amore assoluto e, forse, lo è anche nonostante le liti furibonde e quei demoni del passato e del presente che fanno loro compagnia.


“Da quello che scrisse in seguito a proposito della permanenza in ospedale dedussi per la prima volta che il suo desiderio di morte non era soltanto il richiamo di un padre defunto a cui lei doveva immolarsi, ma anche un  ben più banale e regressivo desiderio di una vita libera da marito e figli, senza preoccupazioni e responsabilità, e senza l’obbligo di diventare famosa.”


Tu l’hai detto è una storia d’amore, ma è soprattutto la confessione di un uomo che vive il senso di colpa di chi pensa che qualcosa avrebbe potuto fare per evitare il gesto estremo dell’amata. Un uomo che racconta la sua versione dei fatti, che interpreta la sua compagna, quella donna che a trent’anni ha deciso di mettere la testa nel forno e accendere il gas.


“In una mite giornata autunnale d’ottobre festeggiammo il suo ventiseiesimo compleanno. Una settimana prima le avevo chiesto che regalo desiderasse.
«L’immortalità», disse.
«Te la darò», risposi.”


Ho chiuso le pagine di questo libro con la voglia di leggere La campana di vetro, quella campana dalla quale a un certo punto Ted cercherà di allontanarsi


“… ora scivolavo giù dal letto nuziale, strusciavo fuori dalla campana di vetro, dalla stretta claustrofobica del nostro amore, e per un paio d’ore potevo essere solo, inosservato, libero. Ripresi la doppia vita che avevo conosciuto in gioventù…”