Tre momenti a caso… o forse no

Entra e chiede un libro per sua madre. Non mi si apre internet, ma il titolo dovrebbe essere questo, dice, e infatti il titolo è quello e io recupero il libro. Lui mi guarda con un sorriso di gratitudine e sottolinea che è proprio lui. Pago in contanti, dice, niente sacchetto grazie, lo metto nella cartella. Gli consegno resto, scontrino e, ovviamente, libro e poi inizio a parlare con una cliente. Esce, ma dopo un attimo ritorna: Ho dimenticato il libro, sorride.


E io ho sentito di volergli un poco bene, per quel sorriso, ma soprattutto perché ha chiamato cartella l’enorme zaino che ora si sta riposizionando sulle spalle.


È seduta su una panchina rossa della metro, un cappuccio grigio le nasconde una massa di ricci disordinati. È giovane, avrà vent’anni, ma forse nemmeno. Il cellulare in mano e lo sguardo immerso in qualcosa. Mi siedo accanto a lei, il mio di sguardo si sposta dall’indicazione dei minuti che mi separano dal prossimo treno al video del suo cellulare. Sono pronta a trovarci qualcosa di buffo o di musicale e invece trovo un volto dell’opposizione che sta accusando di qualcosa la maggioranza del nostro governo. Salgo sul treno e, dal finestrino, osservo ancora un poco quella ragazza che rimane lì seduta, il cellulare avvicinato all’orecchio.


Ho sentito di volerle un poco bene, perché è riuscita senza dire una parola a smentire un mio pregiudizio.


Per strada, una signora con una piccola margherita in mano sta sorridendo e, alzando lo sguardo, incontra il mio di sguardo e di sorriso. Me lo hanno regalato quelle bambine laggiù dice, indicando un sentiero circondato da pezzetti di prato, mi hanno detto è per te! Una nota bella nella giornata! rispondo e poi proseguo. Pochi passi e una bimba vestita di rosa mi si avvicina correndo, mi porge una piccola margherita e mi dice: Questa è per te! Poi corre via.


E io, bimba, sento di volerti un poco di bene, perché mi ha fatto sorridere e perché, tu non lo sai, ma da tempo nessuno mi regalava più un fiore…