Topografia della memoria

Martin Pollock – Keller editore – traduzione Melissa Maggioni

“Succede anche che i ricordi assomiglino a pericolosi campi minati, attraverso i quali ci muoviamo con timore, a tastoni, sempre pronti a imbatterci in immagini e rivelazioni terribili che minacciano di farci perdere l’equilibrio interiore. E poi viene da chiedersi se non fosse stato meglio lasciare stare il passato, che abbiamo disturbato con quei ricordi, e non mettere mano a quelle cose – anche se sappiamo bene che tacere e voltare lo sguardo, rifiutare e reprimere non fanno scomparire i problemi.”

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Topografia della memoria è una raccolta di articoli, di saggi, di fotografie, attraverso cui Pollack indaga la memoria, indaga ciò che la memoria sceglie (o decide) di portare avanti nella Storia, ciò che ci è stato raccontato, tramandato, come è stato fatto. Come alcune immagini, alcuni racconti sono stati travisati, falsati dietro a una narrazione che voleva nascondere (consciamente o inconsciamente) la colpa, proteggere l’onore di chi aveva fatto ciò che aveva fatto.

Pollack si interroga sul perché

“un uomo colto, d’intelligenza media, che come tutti noi aveva imparato a distinguere il bene dal male, avesse potuto essere al contempo sia un figlio e padre amorevole sia un assassino, che fucila senza scrupoli delle persone innocenti. E non in stato di eccitazione, di furia cieca che annebbia i sensi, ma con premeditazione, a sangue freddo, in obbedienza alle disposizioni burocratiche.”

Partendo dal fatto che uno di quegli uomini, suo padre biologico, ha comandato un’unità delle SS,

“Nella famiglia di mio padre erano tutti, nessuno escluso, nazionalsocialisti convinti, alcuni avevano commesso gravi crimini. Mio padre, mio nonno, mio zio, il fratello minore di mio padre. Ma non si ritenevano colpevoli, bensì vittime”

e che le domande devono essere fatte, senza paura di ciò che si può scoprire,

“Credo invece che si debba affrontare il padre come si affronta la Storia, anche se può essere scomodo o doloroso”

Topografia della memoria parla anche di luoghi e letteratura, di quei confini che hanno il fascino dettato dal rischio di poterli avvicinare e oltrepassare, che dividono quando dovrebbero essere luogo di incontro,

“La frontiera è duplice, ambigua: talora è un ponte per incontrare l’altro, talora una barriera per respingerlo”
parole di Magris qua riportate da Pollack.

Ci parla di come lo straniero, l’immigrato, dovrebbe essere accolto e integrato, raccogliendone la memoria, non chiedendo lui di liberarsi dalla sua storia, dalla sua identità, ma chiedendogli che quella storia venga raccontata, diventi parte integrante di quella degli “ospitanti”.

Ci fa guardare delle foto, e attraverso loro ci racconta di fosse comuni scavate e poi ricoperte sui corpi dei compagni, di donne inginocchiate a pulire le strade, di corpi impiccati o fucilati. Ci racconta con l’occhio di chi sa raccogliere i dettagli e andare oltre a quelle frasi scritte sul retro,

“…le diciture sotto le immagini di questo genere erano pensate per gli spettatori a casa, che non dovevano dubitare del fatto che l’onore dei soldati tedeschi fosse rimasto sempre immacolato anche all’Est.”

ci parla di Austria, di Polonia, di Ucraina, di Galizia

“La Galizia è sopravvissuta prima di tutto come paesaggio letterario multietnico, e al tempo stesso come mito”

E a me ha lasciato forte la sensazione di una mancanza; di dover recuperare quella storia che ormai è rimasta relegata agli anni troppo lontani delle superiori. E mi ha fatto pensare molto ai ricordi, alla memoria, a come anche nel nostro piccolo ci narriamo ciò che vogliamo portare avanti, destinando all’oblio ciò che non ci fa onore, ciò che preferiamo dimenticare. Pollack ci dice che lo sguardo nei confronti della Storia deve essere sempre onesto, pulito da ogni preconcetto, aperto all’incontro e alla contaminazione

“… non dobbiamo mai cedere alla tentazione di buttare all’aria le rispettive narrazioni nazionali, di cancellarle dalla memoria, per paura che potrebbero essere d’intralcio all’incontro, un ostacolo. Tutto va detto, detto fino in fondo, scritto, per quanto possa essere doloroso. Tutte le storie devono essere raccontate, nessuna tragedia va taciuta. Ma mentre lo facciamo non dobbiamo mai perdere di vista l’obiettivo: comprendere l’altro, accettarlo così com’è, con tutto il peso della sua Storia.”

Topografia della memoria è stata uno dei due suggerimenti di Dagmara ed Emanuele di Emera Libreria di Fano e la scelta di Laura di Le mille e una pagina di Mortara nella terza puntata di #edopocosaleggo