Terra eolica

Ilias Venezis – Medheland – traduzione Francesco Colafemmina

“Lì dove l’acqua gocciolava la pietra era morbida. Con questo lavorio della volta, che avveniva da tempi antichissimi, si era formata per terra sulla roccia una piccola fossa. Quando l’acqua che stillava la riempì, traboccò e iniziò a versarsi lentamente verso l’uscita della grotta. Le gocce, addormite per molti anni nel cuore della montagna, cominciavano ora spaurite il loro viaggio verso la luce, il viaggio della fine. Procedevano un po’. Esitavano. Di nuovo un po’. Esitavano. Così, fuori dalla grande fossa, il luogo era pieno di altre più piccole, memorie della paura e dell’esitazione. Di generazione in generazione le gocce che arrivano seguono i segni dei loro antenati. Restano un po’ lì, per quanto ci restano quelli. E appena arriva la pienezza del tempo, appena giungono le gocce che seguono e cercano posto, le prime vanno via. Sopra di loro le stalattiti, stabile voce del monte, allora augurano loro buon viaggio, e benedicono le gocce per ciò che hanno fatto nella loro vita, per la tenerezza che hanno donato alla loro grande madre, ai Kimidenia: «Addio! Addio!» Un’upupa è passata, ha preso una goccia. Un cinghiale è passato, ne ha presa un’altra. Un’altra ha viaggiato più in basso. È andata alla radice di un rovo di more, vicino alle sponde del Fiume degli Sciacalli, e si è fatta more. Perché possa raccoglierle una ragazza e donarle con la sua mano al cacciatore. E un’altra goccia ha camminato lungo il letto del fiume, è diventata una cosa sola con l’acqua della pioggia ed è giunta fino al mare. Lì l’ha trovata un’anguilla in amore e l’ha presa dentro di sé.”


Forse basterebbe questa lunga citazione per raccontare Terra Eolica. Un libro che ha sicuramente il suo valore aggiunto nella scrittura evocativa di Venezis, in uno stile poetico capace di trasportarci non solo nel luogo (in quell’Anatolia che ci racconta), ma anche nel tempo (il primo Novecento).
 
Ma Terra eolica non è solo questo. Terra eolica ci racconta la perdita dell’innocenza di un ragazzino e della più piccola della sue quattro sorelle, ci racconta il primo incontro con l’amore, ci racconta anche il primo incontro con la morte.

“Così eravamo le prime creature che, senza saperlo, piansero nell’estate del 1914 per il lutto del mondo”

Ci racconta la fattoria dei nonni: quei nonni che alla sera, seduti sotto alla quercia, si narrano i loro ricordi. Ci racconta l’affetto che li lega e che lega l’intera famiglia. Ci racconta i bambini liberi di vivere nella natura e di scoprire, giocare, crescere. Ci racconta quella natura, ovviamente, quei monti Kimidenia che osservano tutto, forse proteggono, forse spaventano, ma sicuramente sono scenario vivo e personaggio protagonista di questa opera. Ci racconta quella terra che è più che semplice terra per chi la abita, per chi la ama:


“Sui Kimidenia vicino alla terra, appresi a leggere negli occhi degli uomini la quotidianità, ininterrotta ansia per il tempo, la pioggia e il vento”


è il ritmo delle stagioni, è la gioia del quotidiano, di quelle piccole cose che poi così piccole non sono: la gentilezza, le storie raccontate nei libri e intorno al fuoco, il raccolto dei campi, il prendersi cura l’uno dell’altro.
Ed è lo sguardo di un bambino, la nostra voce narrante, che in quell’estate (come detto) crescerà e, soprattutto, vedrà l’ingresso in campo della Storia


“Domandano per accertarsi:
«È vero, fratelli miei, che sta arrivando?»
E i monti tutti, dalla lontana Bosnia, al lontano Danubio, tutti risponderanno, addolorati:
«È vero, fratelli nostri! Sta arrivando! La tempesta è in arrivo!»


Terra eolica è un romanzo che ti riempie di bellezza e della meraviglia che regala uno sguardo bambino. Un romanzo che riesce a trasmettere al lettore la nostalgia per una terra che, magari, non conosce e, magari, non esiste più


“… un po’ di terra del loro paese. Per piantarci il basilico, le dice, nel posto straniero in cui vanno. Per ricordare”


Un romanzo fatto di ricordi e di memoria. Di leggende di viandanti, di contrabbandieri e anche di un cammello dalla testa bianca.