Terra di campioni

Diego Zuñiga- La nuova frontiera – traduzione Federica Niola

“Si tolse le ciabatte e sentì la sabbia tra le dita: migliaia di granelli sotto le piante dei piedi. Andò verso il mare. La schiuma sulla battigia, le onde che si infrangevano in lontananza, l’acqua fredda e un sospiro.
Era completamente solo.
La spiaggia gli apparteneva.
Il mare lo invitava, ma lui sapeva che era meglio di no.
L’acqua fino alle caviglie, poi la schiuma e tutto da capo.
Aveva un ritmo, una lingua, un tempo.
La vita di Martínez sarebbe consistita nel decifrare tutte quelle cose senza grandi domande, senza retorica. In un paio d’anni avrebbe dominato quel ritmo, quella lingua, quel tempo, ma in quel momento, con il mare che gli copriva le caviglie, trascinando contro la sua volontà, quel futuro era impossibile da immaginare.”

Terra di campioni è un romanzo per chi ama il mare, perché qua il mare si respira in ogni pagina, protagonista lui quanto quel suo protagonista che ha imparato a nuotare nel fiume, ma poi una volta incontrato il mare, dal mare non si staccherà più.

Martínez conoscerà il mare in trasferta, andando a trovare un parente a Caleta Negra, una comunità di pescatori, una comunità ai margini. Martínez abiterà il mare, quando, abbandonato dai genitori,

“Il nocciolo era sua madre. Gli chiese più volte di parlarne, in diversi modi, in diversi momenti, ma Chungungo non ricordava nulla al di là di una manciata di immagini isolate della loro vita a Calama. Del padre niente da fare, Carmen l’aveva capito subito: era un buco nero, in quell’uomo, in quella storia c’era da perdersi per sempre.”

a Caleta Negra si trasferirà, ospite di quella comunità che sarà famiglia, facendo di lui un pescatore subacqueo e dandogli il nome di Chungungo (lontra cilena); e Martínez diventerà uno dei pescatori migliori, tanto che quando il Cile deciderà di ospitare i mondiali di pesca subacquea e di vincerli anche, Chungungo diventerà parte della squadra e eroe di quell’impresa.

“I cronisti sportivi […] avrebbero ripetuto, il Chungungo Martínez era nato nel pianeta blu, il pianeta dei mari e dei pesci, il pianeta delle creature dai polmoni giganti, capaci di contenere tutta l’aria dell’universo”

Questo è un romanzo per chi ama il mare, per chi ama il nuoto, per chi ama le belle storie, quelle fatte di vita e di paesaggio (marino ma non solo), di dolore e di rivincite. Fatte di sport, ma anche di lotta. Storie raccontate davanti al fuoco, dove non è importante quanto siano vere e quanto inventate: storie lette sulle riviste o vissute in prima persona

“Non possiamo dire con certezza se fu quel lunedì o un paio di settimane dopo che venne a sapere di essere l’unico capace di leggere in quel posto. Che né suo cugino, né i suoi amici di Caleta Negra, né i suoi vicini, solo lui – e Violeta prima di lui – era in grado di decifrare le parole che c’erano dentro le riviste.”

fatte di amicizie che durano oltre il tempo e di politica (e di tutto ciò che questa comporta) anche, perché siamo in Cile, siamo in un periodo che va dalla fine degli anni Cinquanta fino a quegli anni Settanta che in Cile grossi segni hanno lasciato. C’è Allende

“tra poco atterrerà il presidente Allende e si dirigerà verso la spiaggia per dare il via alla seconda giornata del campionato mondiale. Allende e un anno trascorso da quando ha vinto le elezioni, una giornata importante che la cinepresa di Rossi cerca di immortalare in tutta la sua grandezza, la gioia ma anche l’agitazione. La gara e il giro di Allende nelle strade, che saluta la gente accorsa ad accoglierlo.”

Ma ci sarà anche quella dittatura che non potrà restare solo sullo sfondo.

Diego Zuñiga sceglie di farci raccontare la storia del Chungungo da chi lo ha conosciuto per poi vederlo andare via, di chi può forse solo immaginarla quella storia e unire ciò che immagina a ciò che ha letto, sentito, visto da lontano

“… ma quel che è certo è che dopo quei giorni non lo vedemmo mai più. E tutto ciò che viene adesso, tutto ciò che racconteremo da qui in poi, sarà un’elucubrazione, un balbettio, un tentativo di ricostruire una storia che non abbiamo vissuto pur non avendo mai smesso di sentire che ne facevamo parte.”

e sceglie così di mescolare la realtà con la finzione, regalandoci un romanzo che ha la potenza del mare arrabbiato, ma anche la delicatezza di un tramonto sulla spiaggia. Bello, davvero molto bello (e non sto parlando del tramonto)