Tavolo per due

Amor Towles – Neri Pozza – traduzione Giovanni zucca

“… ascoltò con soddisfazione i rumori che provenivano dalla strada, otto piani più in basso: il clacson delle auto, le urla degli ubriachi, i latrati dei cani, persino la sirena di una macchina della polizia. Tutti insieme, formavano la sinfonia della città di Manhattan in una calda notte d’estate.”
(La ballata di Timothy Touchett)


E Manhattan è il filo conduttore di questi sei racconti firmati Amor Towles. Una Manhattan che varia da racconto a racconto o, meglio, Towles in ogni racconto ce ne regala un pezzetto suggestivo, qualcuno dei suoi abitanti, e soprattutto ci regala il suo modo di narrare: avvolgente, accattivante a volte, elegante, capace di muovere alla commozione, ma anche ironico. Towles instaura una sorta di dialogo con il suo lettore, a tratti pare interrompere la narrazione per fargli un occhiolino.
 

“Senza contare che, mentre aspettava, poteva coinvolgere le donne intorno a lui in una conversazione su uno dei suoi argomenti preferiti.
«Non è una bellissima giornata?» disse a quattro di loro. «Il sole non potrebbe brillare di più e il cielo non potrebbe essere di una tonalità più azzurra. Anche se ho il sospetto che nel pomeriggio potrebbe venir giù un po’ d’acqua…»
Il tempo! vi sento esclamare, intanto che alzate gli occhi al cielo. Sarebbe questo uno dei suoi argomenti preferiti!?
Sì, sì, lo so.”
(La fila)
 


E in questo, come nel racconto di New York, Towles affianca Woody Allen, certo lui le sue immagini, i suoi dettagli te li racconta; ma, credetemi, l’effetto è identico, perché tu (forse complice le mille volte che NY l’abbiamo vista in film, serie tv o quant’altro) riesci a vedere ogni cosa:
 
E così riuscirai a  vedere la NY di inizio Novecento, quella che va incontro a due coniugi russi che ci arrivano un po’ per caso, senza averlo mai desiderato. E qua conoscerai un personaggio indimenticabile come Puskin

 

“Non ci volle molto perché i cittadini di Mosca si rendessero conto che quando non avevi altra scelta che metterti in fila, Puskin era l’uomo da avere vicino. Dotato di un’indole gentile, non era mai scortese o condiscendente, non aveva sempre un’opinione su tutto e men che meno era pieno di sé. Una volta commentato il bel tempo o la bellezza di un edificio, era molto probabile che vi chiedesse dei vostri figli. E il suo interesse era così sincero che i suoi occhi si illuminavano di soddisfazione al primo accenno di un successo e si velavano di lacrime alla minima allusione a una battuta d’arresto.”
(La fila)

Poi Towles ti porterà nella NY di un aspirante scrittore che non riesce a scrivere perché sente di avere una vita troppo banale

“Come ci si poteva aspettare che a comporre un romanzo bello e importante fosse uno che, quanto a difficoltà nella vita, aveva tosato il prato in estate, raccolto le foglie secche in autunno e spalato la neve in inverno? Che diamine, i genitori di Timothy non erano neanche divorziati, né erano mai caduti preda dell’alcol.”
(La ballata di Timothy Touchett)


Ma “attento a cosa desideri perché potrebbe realizzarsi” – ha detto qualcuno – e infatti il nostro aspirante scrittore si ritroverà coinvolto in un qualcosa che gli farà (forse) rimpiangere i suoi desideri.

Ti troverai, poi, all’aeroporto di La Guardia, bloccato a causa dei voli cancellati, dove un uomo d’affari vorrebbe godersi la solitudine di quella sorta di limbo tra lavoro e ritorno a casa

“Se i ritardi a tempo indeterminato in un aeroporto affollato rappresentano un girone dell’inferno che nemmeno Dante in persona avrebbe potuto immaginare, vederti cancellare il volo di ritorno a un orario ragionevole può essere una specie di bonus.”
(Hasta luego)

ma incontrerà un personaggio che sconvolgerà completamente i suoi piani.

E, di certo, è inevitabile un giro a Central Park, dove una donna decide di seguire il patrigno per capire se sta tradendo la madre, per poi trovarsi davanti a un altro genere di tradimento, innescando una serie di conseguenze non preventivate.
Ti troverai, poi, seduto in platea alla Carnegie Hall, con una coppia

 

“… lui sapeva bene di essere, alla fine dei conti, solo un impostore. Aveva occupato una poltrona in quinta fila alla Carnegie Hall ogni sabato sera di aprile perché, vivendo a Manhattan a un’età fra i trenta e i quaranta con uno stipendio a sei cifre, dopo studi universitari a livello Ivy League, pensava che fosse la cosa giusta da fare. Esattamente come indossare abiti cuciti su misura da sartorie eleganti e ordinare vini francesi in ristoranti raffinati.”
(Il pirata)

che si accorge che il vecchietto che siede accanto a loro sta registrando abusivamente l’esibizione.

Infine Towles ti trasporta nel mondo dell’arte Rinascimentale, all’inseguimento di un pezzo da collezione. Facendoti fare anche tappa al Met.

Vi ho lasciato solo delle pennellate, per non privarvi del gusto di entrare nel mondo e nella scrittura di Towles. Nei suoi racconti che hanno la lunghezza giusta, quella capace di farti appassionare ai suoi protagonisti e di farteli lasciare là dove la storia forse continuerà e forse no. Perché certo potrebbe esserci un seguito, ma quel seguito sarebbe un’altra storia.
E Towles riesce sempre a trovare la voce narrante perfetta, che a volte non è proprio quella del protagonista della storia, ma è quella che riesce a vedere l’insieme dall’angolazione giusta.

Concludo solo dicendo che ci sono libri che ti fanno sentire a casa, ti fanno esclamare Ecco, avevo bisogno di un luogo così! Un posto che mi facesse venire voglia di ritornare, di lasciar perdere tutto il resto. Un luogo fatto di scrittura e di saper raccontare, di storie che sappiano farti sorridere, ma anche commuovere e affermare Ecco questo l’ho provato anche io!


“Oh, quanto applaudimmo. Prima seduti, poi in piedi. Perché non stavamo applaudendo solo il virtuoso di turno, o la composizione, o Bach stesso. Stavamo rivolgendo un applauso a noi stessi, uno per uno. Un applauso alla gioia che avevamo condiviso e che era diventata più piena grazie alla condivisione.”
(Il pirata)

E, confesso, di non aver capito il titolo della raccolta (per me sarebbe stato perfetto “Manhattan”), ma credo di aver chiuso questo libro sentendomi proprio come se fossi stata seduta a un tavolo per due.