Tagliare il nervo

Anna Pazos – Nottetempo edizioni – traduzione Amaranta Sbardella

“Diciamo che una città è bella, spettacolare o terrificane in funzione di come l’abbiamo vissuta. Passeggiamo con il cuore spezzato per i viali maestosi di Vienna e ci sembrano di una freddezza incompatibile con la vita, poi però ci innamoriamo di un sobborgo fetido nel Sud della Serbia perché in esso abbiamo sperimentato un’inebriante sensazione di indipendenza e di potere.”


Tagliare il nervo è un viaggio attraverso luoghi, ma soprattutto un viaggio sul come quei luoghi sono stati vissuti, attraversati, dalla protagonista, viaggiatrice e autrice di questo memoir, alla ricerca di un qualcosa o di un qualcuno che le dia, forse, una ragione per fermarsi per mettere radici. Per trovare il suo posto nel mondo e abbandonare quella sensazione di noia che, prima o poi, arriva sempre: nei luoghi, come nelle sue relazioni


“È difficile indicare il momento in cui l’eccitazione si trasforma in noia e tutto ciò che un tempo era parso affascinante inizia a sembrare solo demenziale. Ma quel momento arriva sempre…”


È una giovane donna quella che conosciamo in Grecia per poi seguire a Gerusalemme a New York, in Turchia. Vorrebbe fare la giornalista e si fa trascinare in ogni sorta di incontro, di relazione, di prova. Cambia strada, sperimenta, inciampa, si rialza, per poi inciampare ancora; diremmo, forse, negli stessi sbagli o nella sua personale ricerca di un appiglio, di un amore, di un futuro.


“Ci piace convincerci che siano gli altri a prendere decisioni irrazionali, e che invece noi ci comportiamo con integrità, lucidità e rispetto di noi stessi. Ma quando poi finiamo nell’occhio del ciclone il mondo va al rovescio.”


Anna sceglie di non restare a Barcellona, la sua città, per sperimentare il mondo. Convinta ogni volta che quella sia la scelta giusta, che quella città (quella prescelta) le racconterà ciò che deve essere, ciò che potrà diventare. Così con gli uomini che incontra: artisti, figli di trafficanti d’armi, sconosciuti incontrati a una festa.

Sceglie di vivere


“Ora che ho conosciuto la Vita, non sopporto più i libri. Quando li leggi, corri il rischio di adattarti a un banale surrogato dell’esperienza.”

ha paura di sentirsi fallita in una società che la vorrebbe realizzata, o almeno con delle idee chiare in testa


“A venticinque anni dovrei essere già qualcuno, penso. E in cosa consiste, essere qualcuno? Se lo fossi, lo saprei. Non avrei questa sensazione diffusa di allarme e di fallimento, né il sospetto che stia perdendo anni cruciali della mia vita in una ricerca puerile.”


Non si ferma, continua a cambiare a cercare, fino a quanto gli eventi


“la pandemia è soltanto un pretesto, e che già da tempo è giunto il momento di tornare.”


la riportano nella sua Spagna, alle sue origini, a quelle radici che aveva provato a cercare altrove. Ed è questa, a mio avviso, la parte più intensa del libro: là dove Pazos parla dei ricordi di famiglia, parla della sua Barcellona, della sua lingua


“Il catalano era la lingua di famiglia, materna, intima: dei cugini e dei compagni di classe. Il castigliano era quella dei libri, del cinema, e di qualsiasi forma di espressione scritta che aspirasse a un minimo di elevazione.”


e di quel giornalismo che rende “chi lo pratica” precario in una generazione che di precariato già vive.
A Barcellona pare trovare quella pace, quell’equilibrio tanto cercato altrove.

Anna Pazos con Tagliare il nervo ci racconta una generazione, la sua (Pazos è classe 1991), ma ci racconta anche quel mondo che un po’ fa da sfondo, un po’ da protagonista in questo libro: pandemia, il #Metoo, il primo mandato Trump, i migranti. Un mondo che lei “pratica” da privilegiata, ma un mondo che attraversa il suo corpo, il suo sentire


“Per questo l’abbondanza mi fa schifo, e idealizzo romanticamente una vita di privazioni e ostacoli, che forgia il carattere e costituisce la materia prima di avvincenti memorie. So che perfino nel primo mondo la società è imperfetta, e che il mondo in generale è terribilmente ingiusto, e un po’ mi aggrappo a questa consapevolezza.”


Un mondo che la riporta a casa.