Sono ancora qui

Marcelo Rubens Paiva – La nuova frontiera – traduzione Marta Silvetti

“So che più avanti ripeterò cose che ho già raccontato. Questo libro sulla memoria nasce così. Si recuperano delle storie. Alcune portano ad altre. Le storie vanno e vengono con nuovi dettagli e riferimenti. Rileggo la rilettura della vita della mia famiglia. Riscrivo ciò che ho già scritto.”


Sono ancora qui è un romanzo che parla di memoria, della perdita della memoria e della necessità di non dimenticare. Sono ancora qui è un romanzo che va a scavare nella memoria e mette su carta la tragedia della famiglia dell’autore.

Siamo in Brasile e questa storia ha inizio nel 1971, quando il padre di Marcelo Rubens Paiva viene incarcerato dai militari della dittatura. Chiuso in carcere, torturato e a casa non farà più ritorno.

Sì, forse tutto ha inizio con il sequestro del padre, ma la vera protagonista di questa storia è Eunice, la madre di Marcelo.

“Fu in quell’istante che capii: era lei la vera eroina della famiglia; era di lei che noi scrittori avremmo dovuto scrivere”

Una donna forte, madre di cinque figli, che non si commisererà mai, non cederà alla messa in mostra del dolore.

“Eravamo ‘la famiglia vittima della dittatura’. Anche se preferiamo la dicitura ‘una delle tante famiglie vittime delle tante dittature’. Non ci saremmo resi ridicoli apparendo tristi in foto. Il nemico non ci avrebbe abbattuto”


Una donna che deciderà di laurearsi in giurisprudenza e di cercare la vera vendetta nel pretendere la giustizia

“Per anni non gli ha perdonato di aver messo in pericolo la sua famiglia in una lotta impari, disorganizzata e persa in partenza. […] Per lei doveva rimanere in esilio quando ha saputo che la famiglia avrebbe potuto subire quello che poi ha subito. Ma ha lottato per lui tutta la vita. Ha lottato per scoprire la verità, per denunciare la tortura e i torturatori.”

Questo è un romanzo che parla di memoria, della necessità di non far cadere nell’oblio cosa successe in quegli anni e non solo in Brasile

“L’esercito non apriva neanche più le inchieste sulle sparizioni, che erano ormai all’ordine del giorno. La pratica, iniziata in Brasile, si diffuse. In Cile, a partire dal 1973, se ne contarono tremila. In Argentina, dal 1976 in poi, quindicimila”

Ma anche della memoria in senso più largo, dei ricordi, di una malattia che su di essa agisce


“La memoria è una magia sconosciuta. Un trucco della vita. I ricordi non si accumulano gli uni sugli altri, ma gli uni accanto agli altri. Un ricordo recente non viene recuperato prima del millesimo. Si mescolano. Mia madre, affetta da Alzheimer, non ricorda cosa ha mangiato a colazione. Mia madre, affetta da Alzheimer, vede mio figlio di un anno, che è il mio ritratto, e lo riconosce. Non lo scambia per me, ma lo chiama bimbo, il mio bimbo.”


Perché forse tutto parte proprio da lì, da quando Eunice inizia a manifestare i sintomi dell’Alzheimer,


“Così è iniziato invece il quarto atto nella vita di mia madre. Il più ingiusto, crudele, definitivo, quello che ha conferito intensità alla sua tragedia.”


di quando Marcelo e tutta la famiglia Rubens Paiva, dovrà fare i conti con ciò che questa malattia si porta via e non solo a chi dalla malattia è colpito.


“È una malattia che aggredisce tutta la famiglia”


Sono ancora qui è un romanzo potente, un romanzo che ci fa conoscere una donna unica e che, ancora una volta, mette in risalto ciò che le dittature hanno fatto e stanno facendo nel mondo. Un romanzo capace di farti arrabbiare e commuovere, nel suo evidenziare l’impotenza davanti ad alcune situazioni ad alcune realtà. Ma un romanzo che sottolinea anche l’importanza di non abbassare la testa, di non arrendersi al potere, di pretendere sempre e comunque la giustizia


“Come stabilito dalla Nazioni Unite – nell’approvare i principi dettati dal Tribunale di Norimberga -, il crimine contro l’umanità è qualsiasi atto disumano commesso contro la popolazione civile nell’ambito di una persecuzione per motivi politici, razziali o religiosi. Si noti che non è necessario che si consumi un genocidio, ma solo che un determinato segmento della società sia oggetto di specifica repressione.”


Anche se, come sottolinea l’autore i tempi possono essere lunghi, infiniti


“Ci sarà un’incriminazione da parte della Giustizia, poi un processo e infine la legittima condanna.
Non ci sono stati.”