Solo

August Strindberg – Carbonio editore – traduzione Franco Perelli

“Questa è infine la solitudine: avvolgersi nella seta dell’anima, farsi crisalide e attendere la metamorfosi, che non può mancare. Si vive intanto delle proprie esperienze e, telepaticamente, si vive la vita altrui. La morte e la resurrezione; una nuova educazione per un nuovo ignoto.
Finalmente, possiedi solo te stesso. I pensieri altrui non controllano più i miei; opinioni, capricci altrui non m’angustiano più. Ora l’anima comincia a maturarsi nella riconquistata libertà e si prova un’immensa pace interiore, un piacere sereno, un senso di certezza e di responsabilità.”

Ha cinquant’anni il protagonista di Solo, ed è un uomo che dopo un’assenza di parecchi anni ritorna a vivere a Stoccolma. Rivede gli amici di un tempo e, sera dopo sera, anzi serata dopo serata, si rende conto che quegli incontri, quei dialoghi, quel parlare senza mai ascoltare, gli stanno diventando insopportabili. Si rende conto che

“… giunto a casa, nella solitudine e nel silenzio, ritrovavo me stesso, mi avvolgevo nella mia atmosfera spirituale, sentendomi a mio agio come in un vestito comodo”

Inizia così il suo percorso di allontanamento della vita sociale, il suo spogliarsi di tutto per diventare un uomo libero. Lascia persino la casa per trasferirsi in un appartamento arredato con mobili non suoi.

“… non possedere niente è una peculiarità dell’essere liberi. Nulla possedere, nulla desiderare significa rendersi inattaccabili ai colpi più duri della sorte.”

Le sue giornate si popolano di presenze sconosciute, di passanti che incontra per strada

“Ho rimediato anche alcune amicizie piuttosto impersonali, senza darmi poi troppo da fare.  È durante la mia passeggiata mattutina che ho fatto queste sconosciute conoscenze, che neanche saluto dal momento che di persona non le conosco.”

Degli abitanti del palazzo dei quali sente le voci, un pianoforte che suona Beethoven, lo squillo del telefono attaccato al muro di una drogheria.

Solo è una novella (poco più di cento pagine), una meditazione sulla solitudine certo, ma in fondo sui rapporti sociali.

Il lettore si ritrova ad accompagnare il protagonista nelle sue passeggiate, nel suo osservare, nel suo riflettere su tutto. Un po’ quello che facciamo (o almeno io faccio) mentre cammino da sola per le strade di una città, solo che Strindberg, ovviamente, assegna al suo protagonista (o a se stesso) pensieri di uno spessore molto diverso. Filosofia, letteratura, poesia, c’è tutto questo nelle pagine di Solo. Pagine che parlano anche di banalità, di quotidianità, ma pagine che sono tutt’altro che banali.

“… nella solitudine, ho guadagnato di poter decidere d solo la mia dieta spirituale. In casa mia, infatti, non sono più obbligato a vedere nemici a tavola e, in silenzio, udire diffamare ciò che io rispetto; non sono più costretto ad ascoltare musiche che io detesto; finalmente, non vedo più sparsi per casa giornali con caricature mie e di miei amici; mi sono liberato della lettura di libri che disprezzo; dell’obbligo di visitare mostre per ammirare quadri spregevoli. In una parola, dispongo della mia anima, per quanto si abbia diritto a disporne, e posso così scegliere le mie antipatie e simpatie. […]
Ho sempre desiderato avanzare, elevarmi, e quindi ho sempre avuto una sorta di diritto supremo di oppormi a chi mi ha voluto trascinare verso il basso, ed è per questo che sono rimasto solo.”

Anche se poi, quando arriva l’estate, quando la città si spopola e tutti partono per le vacanze

“Mi sento comunque un po’ isolato e abbandonato, sapendo che tutti i miei amici hanno lasciato la città. A dire il vero, quando c’erano non è che li cercassi, eppure avvertivo la loro presenza; avevo un indirizzo dove inviar loro i miei pensieri, mentre ora ne ho perso le tracce.”

Come a voler rivendicare una sorta di legame con quella società dalla quale ha voluto allontanarsi, una sorta di necessità di sapere che è lì nel caso di bisogno. Insomma che così solo non è.

E poi c’è quello splendido finale…