Soffiano sui nodi

Ece Temelkuran – Spider & Fish – traduzione Nicola Verderame

“Eravamo quattro donne che credevano di essere tre, di non aver altro rifugio che questo racconto, donne che si tenevano d’occhio e continuavano a camminare. Non sapevamo che la cura di ognuna era nascosta nell’altra, non sapevamo che avremmo scoperto la panacea in grado di guarire i mali del genere umano. Gli incredibili eventi che sto per raccontare si sono svolti proprio come li descrivo. Stento a crederci io stessa, ma spero che questo non vi influenzi.”

Tre donne si incontrano a Tunisi, non si conoscono, arrivano da luoghi diversi, Amira è una danzatrice tunisina, Maryan è una ricercatrice egiziana e la voce narrante senza nome è turca, proprio come la scrittrice di questo romanzo e, proprio come lei, è una giornalista appena stata licenziata per aver scritto articoli contro il governo.  Tre donne si ritrovano su una terrazza a brindare e lì vengono viste da Madame Lilla, una signora anziana che vive in una casa ricoperta da gelsomini. Una quarta donna che le invita a intraprendere un viaggio

“In Madama c’è un cumulo di segreti che il tempo non basta a rivelare, ci sono abissi di storie che non c’è tempo per interpretare. Un nuovo giorno nasce così velocemente che fa dimenticare i problemi di quello precedente. Sayda lo definiva “ricoprire tutto di magia”, per Maryam si tratta di bugia, per Amira Madame Lilla è la nostra “Don Chisciotte”… Ma Madame in un modo o nell’altro fa scorrere il tempo. […] Chi è mai Sharazad? Una povera schiava che racconta per non essere uccisa. La nostra fa girare il mondo ancora una volta con le sue storie”

E ognuna di loro ha un motivo per fuggire, per sparire o per partire. Alcuni li conosciamo, altri li scopriremo strada facendo, durante un viaggio che parte dalla Tunisia, attraversa la Libia e l’Egitto per arrivare in Libano. Un viaggio che ha sullo sfondo la Primavera Araba. Un viaggio che prevede incontri e scambi, in un continuo raccontarsi, diventare compagne, amiche, protettrici una dell’altra.

“Quando siamo diventate così intime? Chi sono queste due donne? E da dove viene fuori Madame Lilla? E quando apparirà l’annunciatore a destra dello schermo per dire «Tutto questo, signore e signori, è pura finzione»?”

E, come ogni viaggio, anche il loro sarà un viaggio di scoperta. Un viaggio che diventa anche pretesto per raccontarci altre donne: quella Didone che Miryam studia, Ipazia nel giorno del suo compleanno, le donne guerriere. Un viaggio dove gli uomini saranno sempre un passo indietro, comparse, spalle, mai protagonisti di questa storia. Un viaggio che diventa cura, modo di indagarsi

“Troverete la vostra cura nel cammino”

Per comprendere che queste donne devono amare se stesse a prescindere dagli altri. A prescindere dagli uomini, dai poteri più forti. E sarà sempre la saggezza di Madama Lilla a parlare, quella donna amata e odiata, quella donna che pare quasi aver forzato la mano per farle partire, quella donna che tu lettore, ma forse soprattutto tu lettrice, non potrai che guardare affascinata.

“«La vita è così corta! Così corta! Fino a quel momento, però, dovrete tenere a mente le sei regole di una dea. Primo: non chiedere mai scusa per qualcosa che non si è fatto. Due: non cercare di spiegarvi più del necessario. Tre: mai prendere alla leggera i propri successi. Quattro: mai iniziare una frase dicendo “Forse mi sbaglio, ma…”. Cinque: mai rispondere quando non se ne ha voglia. Sei: mai vergognarsi di dire no. Quanto alla settima regola…
[…]
Sarete voi a stabile la settima regola. Tutte le dee ne hanno il diritto. Ma sarà meglio farlo alla svelta. È così breve la vita…»”

Come ad affascinarvi saranno queste donne che hanno il coraggio di partire e di essere forti, queste donne che forse proprio per questo verrebbero collocate tra le donne che soffiano sui nodi

“È la Sura dell’Alba […] la Sura intima di guardarsi dalle donne che soffiano sui nodi… Dalla malvagità delle donne che praticano sortilegi.”

Un po’ streghe, forse. Di certo difficilmente gestibili, impossibili da incatenare, sottomettere.

Un viaggio che consiglio a chi ama viaggiare, appunto, a chi crede in quella che oggi si usa chiamare “sorellanza” e nelle donne forti. A chi ha voglia di una lettura bella, intensa e capace di portarti altrove, perché

“Quando decidi di scrivere una storia di viaggio, è la strada stessa a dettarti il finale”