Season – la nuova stagione

George Harrison – Atlantide – traduzione Enrico Terrinoni

“Il Giovane, stringendosi passò oltre e si fermò al posto che per anni era stato occupato dalla moglie del Vecchio. Fece un cenno di saluto al Vecchio. Ora il posto era suo.
I due uomini sedevano in quei posti stretti, con le gambe che quasi si sfioravano, lasciando che i rumori dello stadio riempissero il poco spazio rimasto tra di loro.”


Il Giovane e il Vecchio sono i due protagonisti di questa storia, di loro non conosceremo mai i nomi, come del resto l’uno non conoscerà mai il nome dell’altro. Ma protagonisti di questa storia sono anche l’Inglese, il Norvegese, l’Argentino, il Grande Finn,  il Tedesco, coloro che sono rosa e team del Norwich City, la squadra di calcio, che in questa stagione, sta lottando per non retrocedere.
 
Il Giovane e il Vecchio si incontrano allo stadio e, partita dopo partita, iniziano a scambiarsi sempre qualcosa in più
 


“Era territorio sicuro, parlare del tempo. Tra quello e gli accadimenti sul manto erboso, evitava a entrambi di dover parlare d’altro, non lesinando però un senso di umanità condivisa. Parlare significava dar voce a quella solitudine che, come il caldo, si depositava a ogni lato fino a restarti attaccata addosso, se glielo consentivi.”
 


Tanto che a un certo punto si renderanno conto che solo la presenza dell’altro può rendere completa quella giornata allo stadio

 
“Arrivati a questo punto, il Vecchio era oramai un riferimento concreto nella mente del Giovane, una parte integrante dello stadio proprio come gli spalti o le bandierine o la panchina affossata da cui guardavano la partita il Tedesco, il suo staff e le riserve. Non era completo senza il Vecchio.”
 


In Season tutto ruota attorno alle giornate di campionato, che sia sabato, che sia domenica, che sia venerdì. Che sia trasferta, che sia in casa. Di ciò che succede fuori poco si sa o, comunque, ci viene raccontato come contorno, come retroscena, come necessario dettaglio per definire i due protagonisti.
 
Del Vecchio sappiamo che ha una moglie che allo stadio non viene più, che segue le partite a casa, sappiamo che non hanno avuto figli, che hanno fatto un trasloco che li ha portati in un luogo che li rende soli, estranei.

Del Giovane sappiamo che ha una madre che vive altrove, un padre che non c’è più anche se non si sa bene in che termini, una ragazza appena conosciuta che lo ha fatto sentire degno di essere amato, un lavoro che detesta e che medita di lasciare non riuscendoci mai.
Sappiamo che sono ovviamente molto diversi, appartenenti a momenti diversi della vita: la gioventù e la vecchiaia


“Dall’altra parte della città il Vecchio leggeva il giornale. Non avrebbe mai accettato o capito ciò che stava accadendo in quella stanza neanche se gliel’avessero spiegato, tanto rigidi e netti erano i limiti della sua comprensione. E se il giovane avesse dato un’occhiata di sfuggita all’appartamento in cui sedeva il Vecchio, una calma tanto remota e totale, ma dall’aspetto confortevole, si sarebbe arrabbiato. Eccola la normalità che trovava così insultante.”


Di entrambi sappiamo che hanno una mancanza: un figlio, un padre, e la sensazione è che, almeno lì, allo stadio, provino a riempire quel vuoto con il loro vicino di posto.
Di entrambi sappiamo che sta vivendo momenti diversi della vita: l’incertezza della gioventù, la precarietà dalla vecchiaia. I dubbi della gioventù, l’esperienza della vecchiaia.


“Voglio dire, hai una vita davanti, fece il Vecchio. Prenditi il tuo tempo. Goditela
Grazie, fece il Giovane. Lo farò.
Fidati, avrai tutto il tempo per preoccuparti, quando sarai vecchio.
Giusto, disse il Giovane.
Il Vecchio sorrise. Poi si voltò verso il campo e batté le mani con un tonfo di lana su lana. Il Giovane sembrò vagamente divertito, ma era anche grato al Vecchio per essersi preoccupato.”


Ma sappiamo che per loro il calcio, lo stadio, la squadra della loro città sono il diversivo. La possibilità di non pensare alla vita là fuori. Ai problemi, alle insofferenze, al futuro.


“Ecco perché gli serviva il calcio. Era la distrazione più efficace e innocua che avesse mai trovato, il modo migliore di placare – sebbene per soli novanta minuti – le preoccupazioni che lo inseguivano per il resto della settimana.”

 

Harrison è bravo a farci sedere allo stadio con il Giovane e il Vecchio, a renderci partecipi di quel rapporto che sta nascendo, a farci assistere alla partita, ai suoi dettagli, alle gioie e alle amarezze, fino quasi a farci esultare per un gol fatto o soffrire per una formazione sbagliata. Harrison è bravo a sfumare tutto ciò che resta fuori dalla “scena” (tutti coloro che non sono definiti con una lettera maiuscola) come accennato, immaginato, sfumato. Aperto fino al prossimo inizio di stagione.

Ed Harrison è stato bravo a farmi ricordare quando un abbonamento allo stadio lo avevo anche io, quando sopportavo freddo e pioggia, quando il giorno della partita era un evento, come lo era il percorso a piedi dalla macchina per raggiungere lo stadio, in mezzo alle parole degli altri, alle speranze sul risultato finale


“Gli piaceva stata in mezzo a così tanta gente che, per un paio d’ore alla settimana, era completamente in linea quanto a spirito e a intenti. Era bello condividere quei sogni.”