Sacro fuoco

Emmanuel Venet – Prehistorica – traduzione Alice Laverda

“… il naufragio del Titanic si è verificato il 15 aprile 1912; più vicino a noi, l’incendio di Notre-Dame risale al 15 aprile 2019; e Saint-Frésquin è bruciata quasi completamente il 15 aprile 2010. Benché dotata di una mente razionale – non dimentichiamo che è ingegnere laureato all’École Centrale – si interroga su una sorta di, come dire, maledizione del 15 aprile. A suo parere, sarebbe opportuno sondare gli archivi per fare un censimento di tutte le catastrofi accadute in quella data: si potrebbero avere delle belle sorprese. Nulla vieta di credere che Dio invii alle sue creature dei messaggi da decifrare.”


Se Fila dritto, gira intorno – il romanzo precedente di Emmanuel Venet sempre pubblicato da Prehistorica – ha il suo inizio a un funerale, Sacro fuoco ha il suo incipit a un battesimo. È il 26 giugno 1988 e, come ci dice l’autore, quel giorno avviene il primo incendio
 


“che padre Philippe Lardent si ritrovò ad affrontare”

 
ed è un incendio di passione, il suo: passione per Marie-Ange, la madre di Grégoire Mourron, il bambino oggetto (o soggetto) di quel battesimo.
 
Siamo in Francia, in una cittadina immaginaria, Pontorgueil, ed Emmanuel Venet nel suo romanzo dà voce al paese, alla piccola comunità, dà loro un movente per quell’incendio (doloso) che il 15 aprile del 2010 infiammerà Saint-Frésquin, la cattedrale e la farà scomparire: di lei rimarrà solo il ricordo e, forse, negli abitanti e in chi indaga (ma anche nel lettore) il desiderio di scoprire chi quel fuoco lo ha voluto. 

 
“Senza dimenticare che tutto ciò avrebbe cancellato le tracce di uno dei peggiori traumi collettivi vissuti dalla città: bisognava risalire al 1572 e alla Saint-Barghélemy per trovare memoria di un evento importante quanto l’incendio di Saint-Frésquin; nella fattispecie, il linciaggio di un pugno di protestanti tanto insolenti da rivendicare la loro devianza al cospetto dei concittadini. Anche se non c’era stata nessuna vittima, l’incendio del 2010 aveva segnato ben più profondamente gli animi, e meritava di essere ricordato.”
 


E quel paese, dove ognuno nasconde del torbido, degli interessi, dell’egoismo, qualcuno da accusare, sul quale puntare il dito, lo troverà.

E probabilmente senza dare importanza al fatto che sia il vero colpevole o meno, l’importante è che ne abbia avuto la possibilità, l’importante è, forse, che sia il più debole, il meno capace di protezione.

Ma se da una parte la vicenda della cattedrale è il fulcro del romanzo, tanto che Venet dedica un intero capitolo alla “monografia” sulla storia delle sue origini, dall’altra sono i personaggi a fare da coro, quasi da sfondo alle vicende che portano all’incendio e che a quell’incendio fanno seguito. Sono i rapporti, gli intrighi, i tradimenti, le menzogne. Tante storie che, in fondo, restano marginali nel complesso della storia, solitarie, quasi a finire con il dissolversi nel nulla.


“Come trovare ordine nella farragine di constatazioni, concezioni e credenze che ci costituiscono e che niente pare tenere insieme, se non l’inestinguibile e ridicola sete di senso che caratterizza la nostra specie?”


Raccontare la trama di Sacro fuoco è impossibile, credo, o comunque vorrebbe dire soffermarsi su ogni singolo personaggio e dilungarsi troppo. Aggiungo solo che Venet inizia la sua narrazione a quel “famoso” battesimo del 1988 e la termina una trentina di anni dopo: nel mezzo il suo modo di scrivere, che non è semplice, non è lineare, certo, è un flusso capace di travolgere il suo lettore, di catapultarlo in quel paese (che io un po’ ho immaginato come quello del film Chocolat), di farlo sorridere e anche arrabbiare, di farlo inciampare nei suoi giochi di parole e in quei nomi che nascondono altro. Perché, come aveva già fatto nel suo precedente romanzo, Venet non te le manda a dire, Venet sottolinea l’ipocrisia dell’uomo (e della donna ovviamente), il suo essere, in fondo, ridicolmente tragico.

Ancora un paio di cose necessarie:
Alice Laverda riesce con la sua eccelsa traduzione a rendere il ritmo della scrittura di Venet (e non credo sia stata cosa facile!).
Luca Bevilacqua ci regala una splendida postfazione che aiuta ad andare in profondità nell’opera e a vedere ciò che, almeno io, non avevo visto.
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Sacro fuoco esce oggi e se cercate una lettura non banale provate a immergervi nel paese di Pontorgueil.