Rituali

Cees Nooteboom – Iperborea – traduzione Fulvio Ferrari

“La sua vita consisteva di accadimenti, e questi accadimenti non trovavano coesione in una qualsiasi concezione della propria esistenza. Non c’era un pensiero centrale, una carriera, per esempio, o un’ambizione. Esisteva e basta, figlio senza padre e padre senza figlio, e accadevano cose. A ben guardare, la sua vita era un fabbricare ricordi, ed era quindi tanto più deplorevole che avesse così poca memoria, in quanto rendeva il suo già piuttosto lungo passaggio sulla terra ancora più lungo: tutti quegli spazi vuoti gli conferivano a volte una lentezza quasi intollerabile.”


Amsterdam e un protagonista (Inni) che pare non intervenire nella sua vita, la subisce più che viverla. Scrive oroscopi, viaggia e specula in borsa: non ha ambizioni, né un’idea precisa del suo futuro e ha poca memoria per ricostruire il suo passato.
Tre capitoli, tre incontri, tre desideri di suicidio, tre addii.
 


“Finché non facevi nulla, la tua vita veniva determinata dalle persone e dalle cose che vi apparivano. La loro presenza causava un lento flusso di avvenimenti che dovevi poi trascinarti dietro, padri morti, madri straniere, collegi, tutori e adesso una zia e un campione di sci.”
 


Tre decenni: 1953, 1963, 1973.
Nell’ordine: 1963 – conosciamo Inni trentenne e la sua storia d’amore con Zita, mentre la storia sta per finire
 


“Inni non ne vide che le prime ombre: la sua pelle che si faceva più secca, i suoi occhi che a volte non lo guardavano, notò anche che pronunciava il suo nome meno spesso, ma tutti questi segni li collegò esclusivamente al destino di Zita, non al suo”
 


1953 –  Inni ventenne e il suo incontro con Arnold Taads,
 


“In ogni momento importante della vita, pensò Inni in seguito, bisognerebbe avere accanto un Arnold Taads, qualcuno che ti chiede di descrivere con precisione che cosa senti, odori, assapori, pensi alla tua prima paura, alla tua prima umiliazione, alla tua prima donna, ma sempre in quel preciso istante, così che il verbale sia valido e l’esperienza non possa mai più venire scolorita da altre donne, paure, umiliazioni.”
 


Uomo solitario con poca simpatia per gli essere umani. Ex notaio che ha abbandonato la professione per fare la guardia forestale, campione di sci che desidera terminare la sua vita circondato dalla montagna, dalla neve, con il suo cane.

1973 – Inni quarant’enne incontra, per caso, un altro Taads, Philip, il figlio di Arnold, anche se, di fatto, i due non si sono mai conosciuti.
Philip un uomo che vive in solitudine, e che Inni incontra nel giorno in cui nota tre colombe “la colomba morta, quella viva e quella stordita”


“L’impatto fu violento. Per un attimo parve che l’uccello fosse rimasto per sempre incollato al vetro, poi, per non precipitare a terra, prese a battere disperatamente le ali e volò via come un aereo sfuggito a ogni controllo. Quel che rimase fu il capolavoro: sul vetro, un po’ più in altro della statura di un uomo, rimase disegnata, nello sporco e nella polvere della strada di Amsterdam, la figura perfetta di una colomba in volo, penna per penna, con le ali spalancate: il colpo aveva impresso l’incorporeo doppio di quella colomba sul vetro polveroso.”


E con Philip Cees Nooteboom ci fa entrare nel mondo della meditazione e della cultura giapponese, perché Philip è alla ricerca di una chawam, una ciotola da tè di un particolare periodo.

Ciò che ci racconta Nooteboom è, in fondo, una vita che non ha un senso, una vita che Inni porta avanti perché, probabilmente, non è capace di fare altro: continuare a camminare, facendosi sfiorare dagli eventi (quando non li sfrutta per giocare in borsa), dalle persone che incontra, dalle donne con le quali consuma delle relazioni veloci, dai sui pensieri di vita e… di morte.
Un uomo senza qualità, recita la seconda di copertina, ma anche senza memoria che prova a racimolare brandelli di vita da quei ricordi sbiaditi dal tempo


“Strano, pensò Inni, che i ricordi siano le nostre uniche certezze. Chi va a interferire viene considerato un intruso. […] Invecchiare è, in parte, rifiutarsi di costruire nuovi ricordi.”


Cees Nooteboom l’ho incontrato in un parco qualche mese fa, il suo Rituali era abbandonato su una panchina, dimenticato o lasciato lì per me. Un segno (come le colombe di Inni) che mi ha detto che era giunta l’ora di leggere un romanzo di questo immenso autore olandese.