Ritratto del barone d’Handrax

Bernard Quiriny – L’Orma editore – traduzione Nicolò Petruzzella

“Ci addormentiamo e ci allontaniamo temporaneamente dalla vita, la accantoniamo per qualche ora. A quel punto non può più niente contro di noi; siamo sgravati da tutte le incombenze che ci pone davanti, le ansie, le seccature, tutte quelle cose che la rendono faticosa, pesante dolorosa. Che splendida tregua! Ovviamene sappiamo che al mattino dovremo svegliarci; ma alla sera arriverà una nuova pausa, una nuova sospensione. Questa alternanza rende tutto più sopportabile. Senza dormire impazziremmo; non parlo delle conseguenze fisiche del mancato riposo, ma di quelle squisitamente psicologiche. Ecco, l’insonnia è il rovesciamento di tale equilibrio; la rottura dell’armistizio; è la vita che sconfina in un territorio in cui non ha cittadinanza La nostra esistenza terrena è una lotta quotidiana tra il sonno e la vita. L’insonnia è la vita che vince la battaglia”

Il ritratto del barone d’Handrax è un libro bizzarro, perché a essere bizzarro è lo stesso barone. Un uomo che si diletta a scovare sosia di personaggi famosi di ogni tempo per poi organizzare cene; cene divertenti proprio perché il Victor Hugo del caso potrebbe essere un salumiere e, quindi, parlare dei problemi o della vita di un salumiere. E così dicasi per Nietzsche o per Nixon.

«Quando non so che fare me ne vado in città, mi piazzo sul corso con un cono gelato o un dolcetto al cioccolato, e passo la folla al setaccio. Ovviamente in due è molto più divertente, perché si può fare a gara: chi riconoscerà più sosia? Occorrono presenza di spirito, un talento da fisonomisti e una certa cultura»

Il barone ha due famiglie e quindi due moglie che convivono nello stesso castello, in ali separate ma che sono a conoscenza l’una dell’esistenza dell’altra. Partecipa anche a gare di “sniffamento” di morti, Quando passeggia nel bosco continua a cambiare direzione per evitare ciò che potrebbe deturpare il suo personale paesaggio

 “Durante le nostre passeggiate commentavamo le notizie del giorno – le elezioni alle porte, il prezzo del pane, i venti di guerra o anche la caduta dell’Impero romano perché, diceva il barone, l’attualità è quello che ci interessa in un dato momento, al di là delle epoche.”

Gioca con figli per provare a rimanere giovane. Ha una sua saggezza e te lo immagini sempre con un sorriso sulle labbra, intento a sperimentare o architettare qualcosa di nuovo.

Ed è un uomo ricco, parecchio ricco tanto da acquistare case solo per guardarle deperire, o da farsi derubare ripetutamente, sovvenzionando lui stesso il ladro (ma questo lo capirete solo leggendo il romanzo). Un uomo amato e rispettato, nonostante o forse proprio per il suo modo di essere sopra le righe

“Generalmente gli abitanti di Handrax parlavano del barone con deferenza e rispetto, ma anche con una specie di famigliare benevolenza. Era amato da tutti. A volte qualcuno si lasciava scappare una battuta sulla sua ricchezza; lo faceva però senza invidia, e senza sottintendere che fosse immeritata – mai nessuno si poneva il problema.”

Una sorta di Signore amato dai suo sudditi, insomma.

Noi lo vediamo attraverso la voce narrante che parla in prima persona e si imbatte nel barone mentre sta seguendo le tracce di un pittore minore del quale si è “invaghito” e del quale il barone possiede dei dipinti

“… mi chiamava Bernard e mi dava del «caro amico», una formula che mi è capitato di usare a mia volta; gli piaceva, e insisteva perché lo chiamassi sempre così.
Era in effetti una formula eccellente, perché esprimeva due verità: mi era molto caro, ed eravamo amici.”

Il ritratto del barone d’Handrax è una sorta di racconto divertente, ma che,  a mio avviso, contiene una riflessione sul saper prendere la vita con la giusta leggerezza, perché, come tutti ben sappiamo, prima o poi finisce e a quel punto forse è importante solo aver saputo sorridere di lei

“… ogni sera, mi meraviglia che quella appena trascorsa non sia stata la mia ultima giornata, e mi stupisco di mettermi a letto ascoltando ancora il battito del mio cuore. Inoltre, ne traggo una lezione morale. Non mi dico: guarda, sono ancora vivo, ma: guarda, allora merito di vivere! Ogni giorni mi appare come un processo che mi vede imputato, e ogni sera come il momento della sentenza; se sono lì ad ascoltarla, significa che sono stato assolto. Ogni giorno è un’assoluzione.”