Ritornerai a Isfahan

Mostafa Ensafì – Ponte 33 – traduzione Giacomo Longhi

– Lei di dov’è? In quale università studia?
Giusto un attimo, giuro, appena un secondo prima che rispondesse “Varsavia”, ho riconosciuto il tuo profumo, Adri. Come se un cavo avesse collegato i miei pensieri alla ragazza e permesso così agli elettroni di scorre dalla sua mente alla mia, alla velocità della luce, fino ad accendere una lampadina.


Shamim insegna letteratura persiana all’Università di Teheran, la moglie lo ha appena lasciato per trasferirsi in Germania con la figlia Sahar, ma per lui l’abbandono della patria non è certo cosa da prendere in considerazione. Un giorno nel suo ufficio entra  Eliza, una giovane polacca che aprirà un porta sui ricordi di quel passato che Shamin ha cercato di dimenticare: l’amore per Adri, la mamma di Eliza, la scomparsa di Adri che decide di andarsene dall’Iran, un matrimonio imposto, e molto molto altro.


– Ogni singolo momento che abbiamo trascorso, ci entra nel sangue come molecole d’ossigeno e non ce ne liberiamo più! Capito, professore? Non si può sfuggire al passato

Quello che ci racconta Mostafa Ensafì nel suo romanzo (pubblicato da Ponte33, nella traduzione di Giacomo Longhi) è un incontro tra la storia con la s minuscola e la storia con la S maiuscola. Siamo nel 2009, un anno di elezioni e di fermento in Iran


“Quant’era bella la città in quei giorni, colorata e vivace, con tutti quei manifesti e i volantini elettorali. C’era pubblicità ovunque. A tarda notte, mentre camminava sulla Valiasr diretto a piazza Tajrish, gli era sfrecciata di fianco una macchina con lo stereo al massimo piena di ragazzi e ragazze che festeggiavano e si sorgevano dai finestrini. I volantini si erano sollevati da terra e avevano danzato nell’aria. Aveva fatto scattare il flash mentalmente e impresso nella memoria quell’istante che traboccava di libertà, speranza, gioventù e allegria, quell’immagine colorata di verde, come le camicie e i braccialetti dei ragazzi e le ragazze nella macchina, come gli alberi e i prati del viale.”


ma siamo anche negli anni Settanta, quegli anni che hanno visto Sahmim, Adri e Taher (l’amico fidato) bambini guardare la rivoluzione

“I rivoluzionari li affascinavano, sognavano di diventarlo anche loro un giorno. Ma a nove anni è troppo presto per insorgere, bisogna aspettare di crescere un pochino o per lo meno sentirsi grandi. C’erano voluti altri sette anni perché si sentissero pronti a ribellarsi, a fare la rivoluzione.”


e siamo anche negli anni Quaranta, in piena Seconda Guerra Mondiale, quando gli ebrei polacchi vengono salvati dalla deportazione siberiana e portati in un campo profughi in Iran, appunto.

Ritornerai a Isfahan è la storia di Adri, di sua madre Barbara, di sua nonna Emilia e di quella figlia Eliza che arriva in Iran per trovare il passato della madre. È una storia di donne, nonostante il protagonista sia forse Shamim che si trova, insieme a Taher, ad accompagnare Eliza nella sua indagine, fino a scoprire quei tasselli che mancavano nella narrazione di un passato ormai lontano.

Mostafa Ensafì ci regala una storia che intreccia il passato, il presente, e un passato ancora più lontano; una storia che ci fa conoscere donne che hanno pagato un prezzo troppo alto; che ci dice che ci sono legami che non possono svanire e domande che, prima o poi, una risposta la riescono a trovare. Una storia dove l’Iran resta centrale, nel suo essere terra amata o terra che si preferisce abbandonare


“In effetti – aveva ribattuto Sahar – in Iran è sempre così, non riesci mai a distinguere chiaramente quello che hai attorno. Il tuo orizzonte termina a qualche passo davanti a te. Quando si sarebbe deciso a uscire da quella prospettiva così limitata? Shamin le aveva risposto che la sua generazione era abituata a camminare nella nebbia. Quella di Sahar, invece, era convinta che si potesse trovare la strada soltanto alla luce del sole. Le aveva detto che un paese è come una madre. Si può crescere, andare avanti senza di lei, ma non la si può cambiare”


Una storia che ci parla di emigrazione, di testimonianze. Di poesia e di racconti fatti a un diario o a una cassetta registrata. Una storia che ci parla di letteratura oltre che di storia e che riesce a trascinare il lettore che, con i suoi protagonisti, si ritroverà a inseguire ogni singolo indizio.