Olga Campofreda – NN editore
“C’è qualcosa di erotico nel modo in cui un bambino desidera un giocattolo, un gelato, un giro in bicicletta: è un bisogno fisico che viene subito castrato. I nostri adulti ci avevano insegnato a non chiedere mai. La rinuncia al desiderio era la nostra espiazione, così pure quella vita che ci avevano messo davanti, un percorso a tappe, ben preciso, dalla casa dei nostri padri a quella dei nostri mariti. Il nostro desiderio sarebbe rimasto muto, non interrogato. Ma capitava a volte che l’animale si risvegliasse dentro, che la bestia affamata, malnutrita e dimenticata cominciasse a scalciare. Come si tiene a bada un desiderio? Assecondandolo o sopprimendolo per sempre. Così ce ne stiamo in bilico accarezzando l’una o l’altra possibilità, prima di capire da che parte stare, dove lasciarci cadere.”
Parla di desiderio il romanzo di Olga Campofreda, del desiderio di essere, di non essere, magari anche solo di essere vista. O non vista, di potersi mischiare tra la folla sconosciuta per poter essere tutto ciò che si vuole, o che si crede di voler essere.
Parla di Clara che ha lasciato Caserta, quella provincia che un po’ rinnega un po’ sente lontana
“Quando mi chiedono da dove vengo non lo dico mai veramente. La maggior parte delle volte mi limito a rispondere “vicino a Napoli” – oppure “Napoli” e basta – anche se poi mi sento sempre in colpa. È come avere una relazione con qualcuno ma non dichiararlo, perché tutto sommato ce ne vergogniamo”
Per trasferirsi (o fuggire?) a Londra. Ma quando sua cugina Rossella, la cugina con la quale ha diviso tutta l’infanzia e l’adolescenza,
“la cugina giusta”
quella che è rimasta, quella che è diventata modella di abiti da sposa, la cugina “perbene”, si sta per sposare, Clara è costretta a ritornare a casa, alle origini, ai ricordi di un tempo ormai così lontano, a un mondo dal quale ha preso le distanze; ammesso che dalle proprie origini le distanze si possano prendere.
“Rossella è quella parte di me che invece di andare è rimasta. Penso a lei come al mio Sliding Doors personale”
E gioca un poco sullo Sliding Doors Olga Campofreda, facendo riflettere Clara su quel che avrebbe potuto essere “se”… su come avrebbe potuto essere diversa la sua vita o la vita degli altri.
“Ci siamo affannati a proseguire lungo un circuito in cui ci era stato detto di correre e non fermarci. Se solo ci fossimo osservati più a lungo quando era il momento, se solo ci fossimo riconosciuti stanchi, allora per dispetto avremmo cambiato direzione, ci saremmo caduti addosso e poi ci saremmo rimessi in piedi riprendendo il cammino su un sentiero sterrato.”
E lo fa mettendo in qualche modo a confronto chi è rimasto e chi se ne è andato, ma anche chi è tornato, perché alla fine si può stare bene ovunque, anche nella provincia dove c’è poco, dove tutti parlano, dove tutti sanno dove devi andare, o dove dovresti essere. L’importante, sembra quasi retorico dirlo, è stare bene con se stessi. Capirsi, accettarsi, scegliere la strada più vicina a quella giusta, e non avere paura di adattarla strada facendo
“I mondi che esplodono in silenzio dalle vie che non abbiamo scelto sono infinite. Noi procediamo avanti e ogni passo è una picconata che sottrae materia dal blocco di marmo che stiamo scolpendo.”
Ragazze per bene è un romanzo che, tra abiti da sposa e appuntamenti su Tinder, ti porta, cero, in un luogo che credi di conoscere, di aver già visto in troppi film dove a sposarsi è sempre l’amica, la sorella, la compagna di scuola; ma Campofreda va oltre questo, restituendoci una storia che un po’ critica il patriarcato e il perbenismo,
“Le donne della mia famiglia sono boccioli di rosa selvatica a cui è stato imposto di fare i gerani. È stato così anche per me e per Rossella. Come gerani siamo state curate per essere esposte sui balconi di casa, sotto lo sguardo dei vicini, a esaltare il buon nome dei nostri padri”
e la famiglia italiana che
“mette i lacci e a volte stringe così tanto che ti restano addosso i segni”
E un po’ ti racconta che ogni strada ha più direzioni e anche più vie d’uscita.
Insomma Ragazze perbene potrebbe essere un romanzo da consigliare a chi cerca un #romanzolieve

