Prudenti come serpenti

Lola Shoneyin – traduzione Ilaria Tarasconi

“… quando incontrai Baba Segi mi sembrò che tutto acquistasse un senso. Finalmente sarei riuscita a disfarmi del mio dolore. Sarei stata con un uomo che mi accettava, che non mi faceva domande e non si preoccupava per i miei silenzi. Sapevo che Baba Segi non avrebbe chiesto spiegazioni per lo sguardo assente nei miei occhi, come gli uomini più giovani. Baba Segi era contento quando non dicevo nulla.
Quindi, sì. Ho scelto questa casa. Non per la paghetta mensile, né per i tailleur di pizzo, e nemmeno per i braccialetti di corallo. Quelle cose non significano nulla per me. Ho scelto questa famiglia per riprendere la mia vita, per guarire in segreto. E quando scegli una famiglia, poi non la abbandoni, Non abbandoni tuo marito anche se i tuoi amici lo definiscono un orco poligamo. Non lo abbandoni nemmeno quanto tua madre dice che è un orango sovrappeso. Lo guardi sotto una luce diversa e vedi una creatura enorme, ma gentile e generosa.”

Bolanle ha un segreto che vuole tenere dentro di sé, un segreto che sceglie di seppellire in una vita che non è quella che ha sognato, non è quella per la quale sua madre si è spaccata la schiena. Perché Bolanle ha studiato, è istruita, è giovane e ha un bell’aspetto, ma sceglie di diventare la quarta moglie di un uomo rozzo e ignorante. Un uomo parecchio più vecchio di lei.
Ma quando arriva nella casa di Baba Segi (suo marito) iniziano i guai. Per lei

“Sono stata una sciocca a pensare che mi avrebbero considerata soltanto un’aggiunta insignificante, quando, in realtà, ero venuta a derubarle.”

ma anche per le altre tre moglie che vedono crollare ciò che avevano costruito e che, come Bolanle, hanno un segreto da tenere nascosto
Ovviamente del segreto non vi parlerò, ma vi dirò che la lettura di questo romanzo è stata piacevolissima. Lo è stato entrare negli intrighi della famiglia, lo è stato entrare in una tradizione e in una cultura parecchio lontana dalla nostra: dove appunto si possono prendere più mogli, dove la sottomissione all’uomo è scontata e vissuta come un dovere

“A me preoccupava solo il fatto che l’arrivo di Bolanle avrebbe scombussolato la rotazione dei rapporti sessuali. Baba Segi di solito passava di moglie in moglie, partendo ogni settimana da Iya Segi. Il giovedì ricominciava il giro, il che gli lasciava la libertà di scegliere con chi trascorrere la domenica notte. Di solito la usava per ricompensare la moglie che aveva saltato il turno per via del ciclo mestruale. A volte spettava alla moglie chi aveva mosso rimproveri troppo severi.”


Dove i genitori non possono andare al funerale dei figli e le donne prendono il nome del loro primogenito. E dove, appunto, fare figli è il compito principale di una moglie. Ma dove le donne non sono così ingenue e deboli come potrebbe sembrare.
Una scrittura semplice, che utilizza sia la terza persona che la prima, facendo raccontare alle mogli (sono praticamente solo loro a parlare al lettore) la loro storia e i loro pensieri. Una trama che, come dice Michela Murgia nella fascetta, è straordinaria. Ti trascina dentro, aggiungo io.
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Lo consiglio a chi cerca una storia “leggera”, ma attenzione lo metto tra virgolette perché qua a essere leggera non è la storia in sé, non lo sono gli argomenti trattati, ma il modo in cui Lola Shoneyin sceglie di trattarla. A chi ama gli intrighi di corte, a chi ha voglia dei colori dell’Africa e di leggere qualcosa di molto lontano dalla nostra cultura. A chi cerca un romanzo che parli della condizione della donna e, magari, della sua emancipazione. E a chi, in fondo, sa che la
“verità non può rimanere nascosta per sempre. Anche se si rifugia in fondo a un pozzo, un giorno o l’altro la siccità la porterà allo scoperto.”