Proprietà privata

Julia Deck – Prehistorica – traduzione Lorenza di Lella e Franscesca Scala

“Mi sono chiesta in che momento il potenziale omicida diventa a tutti gli effetti un assassino e se avrei mai avuto il coraggio di varcare quel confine.
La cosa più semplice sarebbe stata lasciare che ci andassi tu. Che prendessi la macchina e te la sbrogliassi da solo con quello stupido piano di uccidere il gatto. Ma erano anni che non guidavi. Non avresti certamente ripreso per l’occasione.”


Éva e Charles Caradec si sono trasferiti in periferia, lasciandosi Parigi alle spalle e diventando proprietari di una casa in un piccolo comune in via di sviluppo. Un piccolo giardino per coltivare la piante di Éva, la promessa dell’ecosostenibilità della zona e mezzi di trasporto comodi per raggiungere la città.
Tutto sembra perfetto, ma la perfezione durerà pochissimo, fino a quando la casa vicino alla loro verrà acquistata dai Locoq… I vicini di casa che nessuno vorrebbe avere: rumorosi, grezzi, senza alcun pudore, irrispettosi degli altri

– Non hanno il diritto di farlo!
Tu hai annuito. Certo che non avevano il diritto di farlo. Ma era solo una questione morale o c’era una legge che lo proibiva?


e i Caradec si trovano impotenti davanti a questa “invasione”, anche perché paiono gli unici del quartiere a esserne infastiditi. A sentirsi violati…
 


“Mi sono guardata intorno. Nel bagno non c’era nessun altro. Ma il lucernario era socchiuso, a pochi metri da quello del bagno dei vicini. Il cuore mi si è contratto per l’orrore. Ho capito che non avevo più il diritto di gridare, che avrei dovuto mandar giù la rabbia anche nel più intimo dei rifugi, perché niente di quello che succedeva qui sarebbe rimasto nascosto. Soprattutto ho capito che avrei dovuto mangiare un bel po’ di polvere.”
 


Qua mi fermo perché il romanzo di Julia Deck è quello che potremmo definire un thriller psicologico, ed è comunque un romanzo imprevedibile e ricco di colpi di scena; quindi mi allineo alla giusta scelta di Prehistorica che, nella seconda di copertina, ha deciso di raccontare molto poco, come, del resto, fa spesso.

La voce narrante della storia è quella di Éva, ma di Éva che parla direttamente al marito, rendendo noi ascoltatori quasi occasionali (o inopportuni), spettatori di una conversazione tra le mura domestiche, dove chi parla si sente protetta, sola o in compagnia di un unico interlocutore

“Dopodiché sono salita in bagno. Mi sono seduta sul bordo della vasca e ho urlato. Ho gridato per calmare i nervi, per sciogliere il groppo che avevo nel petto da quando avevamo traslocato. Poi mi sono concentrata sul mio respiro. Mi sono ripetuta: va tutto bene, è un brutto momento ma passerà. Prima o poi ci abitueremo a questa casa.”

Julia Deck è brava nel rivelarci le cose un pezzetto per volta, spesso nel farcele solo intuire senza raccontarcele del tutto, lasciando a noi il compito di tirare le fila, di capire cosa è veramente successo. Perché qualcosa succede, ovviamente, del resto il romanzo si apre con queste parole:


“Uccidere il gatto sarebbe stato un errore. In generale e in particolare “


E Deck è brava nel far crescere aspettativa e tensione, pagina dopo pagina. Nel portarci là dove non vorremmo andare.

Proprietà privata è una storia cinica, cattiva, con poche possibilità di redenzione, un romanzo, anche ironico, capace di raccontare l’ipocrisia della società in cui viviamo (l’ipocrisia di molti rapporti). Un romanzo che tiene incollato il lettore o la lettrice fino all’imprevedibile epilogo, come un buon thriller sa e deve fare.
E Julia Deck ha scelto la voce giusta, quella della sua Éva, per narrarci questa storia.