Poi prenderemo New York

Ellen Strömberg – Terredimezzo – traduzione Samanta K. Milton Knowles

“Per tutte le vacanze estive tra la quarta e la quinta sognai l’arrivo di Malin. Me lo immaginavo così: lei sarebbe entrata in classe e avremmo avuto lo stesso maglione o la stessa cartella o qualcosa del genere, e lei avrebbe capito subito. I nostri sguardi si sarebbero incrociati e ci saremmo sorrise. Poi lei mi avrebbe detto che nessuno l’aveva mai capita come la capivo io. E magari avremmo fatto un giuramento di sangue, per diventate sorelle. Anche se in realtà non avevo nessuna voglia di tagliarmi, mi faceva impressione.”


Sono passati quattro anni dal primo incontro tra Manda (Amanda, la nostra voce narrante) e Malin; ora le due ragazze frequentano la nona classe e quindi, se non ho fatto male i conti, dovrebbero avere quattordici/quindici anni; e, ovviamente, sono diventate più che amiche, sorelle.

Malin arriva da un’altra scuola, è figlia di genitori divorziati e nessuno dei due pare occuparsi troppo di lei o, almeno, questa è la sua percezione, perché noi questa storia la vivremo tutta dal punto di vista delle due amiche: di Manda in primis e di Malin attraverso ciò che lei racconta o fa capire all’amica.

Manda ha due genitori presenti e, a detta sua, proprio per questo un poco imbarazzanti e opprimenti e una sorella, più grande, che frequenta feste e ha amici “fichi”.

Malin e Manda sono annoiate dalla loro vita nella provincia finlandese e sognano in grande


“A volte la sera, quando vado a letto, penso a come sarebbe la mia vita newyorkese. È diventata una specie di fiaba della buonanotte. Mi immagino sempre nuove scene della mia vita. La mia preferita comunque rimane quella dei popcorn al cinema.”


E decidono anche che quello deve essere un anno importante per loro, un anno di cambiamento, un anno in cui qualcosa deve succedere


“Vorrei una love story!” dice Malin.
“Una love story? E con chi?”
“Uno sconosciuto! Magari uno straniero.”
“Puoi avere una love story con Elian. Viene dal Kosovo.”

E l’anno della nona classe sarà davvero un anno che porterà le due amiche a innamorarsi forse o, meglio, a decidere a tavolino di chi devono innamorarsi; a frequentare feste; a pomiciare e a farsi le prime domande sul sesso


“Ma che ne so io di cosa è piacevole e cosa no?”


e su ciò che vogliono veramente dalla loro giovane vita. Fino a raggiungere una loro consapevolezza, ma sempre certe che l’amicizia (o la sorellanza) sia la base su cui tutto deve appoggiare.

Mandi e Malin un poco mi hanno fatto ricordare la me stessa e le mie amiche di parecchi anni fa: il nostro essere sempre innamorate di qualcuno che, spesso, manco aveva idea della nostra esistenza. I nostri “pedinamenti” per incontrare casualmente l’oggetto dei nostri pensieri, il nostro parlare sempre di quell’amore come se avessimo cognizione di causa. Certo noi non avevamo i social, le nostre piccole indagini erano fatte proprio sul campo… E, di certo, avevamo ancora meno consapevolezza di Malin e Manda, ma tutte le loro insicurezze.

Ma, lasciando perdere la nostalgia del tempo andato, Poi prenderemo New York è il romanzo che io a quattordici anni avrei voluto leggere: frizzante, vivo, reale e realistico in tutte quelle domande che le protagoniste si fanno, nei loro dubbi, nella sincerità di Mandi che ci racconta anche le sue piccole invidie e gelosie. Ed è davvero un inno all’amicizia, a quell’amicizia che viene prima di tutto, anche prima di quella love story che può aspettare e che, soprattutto, forse non è così interessante come un sogno condiviso con l’amica del cuore.

E ciò che, alla fine, Ellen Strömberg ci dice (o dice alle ragazzine che la leggeranno) è che nella vita è importante avere una “catena di soccorso”, un luogo protetto, delle persone che ci sono quando il rischio di scivolare là dove non si vuole scivolare c’è, quando si pensa di essere sbagliate, ma chi è sbagliato non sei tu. Quando, semplicemente, si hanno delle domande e la necessità di una risposta sincera.