Burhan Sönmez – Nottetempo – traduzione Nicola Verderame
“Nessuno può scegliere dove nascere, ma si può scegliere dove morire. Gli individui nelle tombe se ne rendevano conto soltanto dopo essere morti. In tutta una vita passata a inseguire i propri desideri, nessuno aveva avuto il temo di riflettere su dove morire. All’improvviso si ritrovavano chiusi in una fossa e lanciavano urla raccapriccianti. Invece Avdo aveva deciso dove morire. Nel vuoto oscuro, persistente, che si era protratto per una notte intera. Anni prima. Si era stabilito lì, e lì aveva scelto di morire. Accanto a quella tomba sotto l’albero di Giuda si era scavato una fossa anche per sé, con una lapide senza nome.”
La storia di Avdo inizia in 1939, quando ha dieci anni (forse), quando canta canzoni al mercato, cercando di incontrare il viso di una madre persa e accogliendo l’elemosina di chi si ferma ad ascoltarlo. Inizia poco dopo in un cimitero dove Josef Usta gli insegnerà l’arte di scolpire le lapidi.
Ma forse quella storia, la storia di Avdo, inizia in e 1958, quando incontra Elif, l’amore di tutta la vita, l’unica donna che sarà capace di amare.
O nel 1984, la data che dà inizio al romanzo, quando Avdo è ormai maestro scalpellino, vive nel cimitero di Istanbul e da lì non si muove mai, perché proprio lì, sotto l’albero di Giuda, lui ha costruito la lapide per Elif
“Quando lavoravo nel villaggio di Elif, la fontana comune si trovava tra l’abitazione di Elif e la mia. Anche qui l’ho messa tra casa mia e la sua tomba. In quel villaggio, quando di notte tutti dormivano e regnava il silenzio, si sentiva soltanto il suono dell’acqua che toccava la pietra. Anche qui dormo sentendo quel suono, e a volte, quando mi sveglio in piena notte, mi viene da pensare che Elif riposa poco lontano, e anche lei sente lo stesso suono; allora mi immergo in sogni felici.”
Ma Pietra e Ombra non è solo la storia di Avdo, non è solo la storia di un amore infelice (perché quello fra Avdo ed Elif è un amore parecchi infelice e di quelli che non dimentichi), ma è anche la storia dell’Uomo dai Sette Nomi, che cerca la sua memoria e quella donna che forse ha amato, forse nemmeno conosce;
è la storia del Marinaio Biondo, della sua amicizia con Avdo e del suo continuo ritorno; è la storia di Perihan Sultan che canta canzoni bandite e di sua figlia Reyhan che vuole fare la rivoluzione. Ed è anche la storia dei due Baki, ma è anche la storia di tutti quei personaggi che tornano e ritornano in questo continuo salto temporale che è la lettura di Pietra e Ombra. Perché Sönmez questo fa, non ci racconta una storia in modo lineare, ma lo fa portandoci avanti e indietro nel tempo, inserendo tasselli a ogni passaggio, dettagli che andranno a completare un tutto. La vita.
“Ci si chiede come mai ci succedano certe cose, mentre bisognerebbe pensarla al contrario e chiedersi come mai non succedano: Avdo si chiedeva come mai, pur dovendo morire nel mandorleto, era sopravvissuto, come mai, pur dovendo essere giustiziato, ora si trovava seduto lì, e d’altra parte, come mai Elif adesso riposava sottoterra anziché essere seduta accanto a lui. Mentre rifletteva con inquietudine sul perché tutto fosse capitato a lei e non a se stesso, sapeva che non sarebbe stato in grado di rispondere. Non era uno di quelli che credono che tutto nella vita abbia un motivo, e in effetti nemmeno quello aveva un motivo. Ecco, la vita era così.”
E poi c’è un pezzo di storia di Turchia, c’è l’atmosfera orientale, la magia di quell’atmosfera; ci sono le lingue e le parole. Le storie raccontate che sono da sempre un tema di Sönmez, come la memoria, i ricordi.
Un romanzo meraviglioso quello di Sönmez, una lettura che consiglio a chi, come me, ama le storie d’amore tristi, ma assolute; a chi visita le città partendo dal cimitero, a chi non ha paura della solitudine
“Io qui basto a me stesso, Avdo, anche tu sai bastare a te stesso, è così che sei venuto al mondo, sta’ sicuro che non è una brutta cosa, più avanti lo capirai.”
ma anche nella gentilezza e nell’amicizia. A chi ha voglia di innamorarsi di un bel personaggio, perché Avdo lo è davvero. Perché Advo che ha scolpito lapidi per tutti non scolpità la sua, a lui basterà l’ombra della lapide di Elif che “sarebbe ricaduta sul marmo bianco” della sua lapide. E non è stupendo e struggente questo?

