Piccoli preludi

Helen Garner – Nottetempo – traduzione Milena Sanfilippo

“Stranissimo come in una città delle dimensioni di Melborne possa succedere che due che da studenti hanno vissuto per cinque anni come fratello e sorella si separino poi senza uno straccio d’addio, che vadano avanti con le solite faccende della vita ad appena qualche chilometro dai rispettivi percorsi quotidiani, e senza incrociarsi mai. Che si sposino, che facciano figli; che falliscano in un’impresa per tentarne un’altra, che bevano e ballino nei locali, che paghino il cibo al supermercato e la benzina alla stazione di servizio, che leggano degli stessi omicidi sugli stessi giornali, che tremino nelle stesse gelide mattine, e mai che s’incontrino nemmeno per sbaglio. E che passino così anche diciotto, vent’anni! Proprio strano!”


I due amici di cui sopra sono Elizabeth e Dexter, siamo negli anni Ottanta, a Melbourne appunto, e quando i due si incontrano, dopo anni di distanza, quando ognuno ha proseguito per la sua vita senza darne notizia all’altro, siamo in aeroporto. Dexter è lì con il padre, Elizabeth sta attendendo l’arrivo di Vicky, la sorella di diciassette anni della quale dovrà occuparsi.

Questo è il momento in cui le cose cambiano, il momento in cui inizia la storia che questo romanzo ci racconta.

Prima c’è stata la vita di Dexter: una moglie, Athena. I due sono molto innamorati,


“Ogni uomo che incontrava era inferiore a Dexter, ma solo, forse, perché era stata lei a decidere che doveva andare così.”


hanno due figli, uno dei due è disabile. Fanno lunghe passeggiate, si raccontano, cantano, suonano. Vivono in una casa con “mobili spartani” e un pianoforte. Non hanno una vita facile, ma sembrano felici.

Prima c’è stata la vita di Elizabeth, la sua relazione con Philip, un musicista, il suo camminare impettito, il suo essere distaccata, il suo pensare prima di tutto a se stessa


«… Ma tu lo sai che razza di persona è Elizabeth? Di quelle che non rallentano quando si avvicinano a una porta automatica. Si compra un paio di jeans e poi te li regala un attimo dopo perché sono rigidi e lei è troppo impaziente per farli cedere, poi tre mesi dopo, quando sono tutti belli ammorbiditi, te li richiede indietro.»

Sono molto diversi Elizabeth e Dexter e forse per questo le loro strade si sono divise, perse


“Dexter ed Elizabeth si erano pensati in tutto quel tempo? Ma certo, Dexter più di Elizabeth, ma perché Dexter ci andava proprio matto per il passato. Ci credeva, se ne sosteneva, se ne serviva per intessere un senso nel marasma generale. Lo rievocava tramite aneddoti raccontati sempre con le stesse identiche parole. Addirittura, ricordava dettagli di sogni altrui risalenti ad anni prima. Elizabeth il passato lo detestava.”


Ma ora eccoli entrare nuovamente uno nella vita dell’altro, nelle famiglie o nelle relazioni reciproche. Ecco che quell’incontro all’aeroporto portà scompiglio, mette in dubbio i legami, apre sguardi su situazioni diverse.


“Lui aveva paura della vita che immaginava facesse lei; e lei voleva, per una forma di oscuro sadismo, attirarlo lì dentro, dentro quello scabro universo se§§uale che esiste fuori dalle famiglie.”


E, forse, i veri (o i soli) protagonisti di questa storia non sono Dexter ed Elizabeth, loro sono certo la miccia che fa muovere tutto il resto. Sono l’innesco che farà scendere in campo fragilità e solitudini. Insoddisfazioni forse o, semplicemente, il desiderio. Quel desiderio capace, magari solo per un attimo, di farti dimenticare ogni dovere, ogni etica. Perdere la tua strada.

Piccoli preludi inizia con la descrizione di una fotografia attaccata a un frigo. E, come quella fotografia, Helen Garner ci racconta la vita dei suoi protagonisti: dettagli, momenti, mai tutto il percorso che porta a un fatto. Noi lettori vediamo già che qualcosa è accaduto, non vediamo quando quel qualcosa sta accadendo.
Piccoli preludi, che sono appunto accenni, brevi introduzioni. Premesse. Musica.