Megan Nolan – NN editore – traduzione Tiziana Lo Porto
“Il segreto è che siamo una famiglia, siamo solo una famiglia normale, con una piccola infelicità come la tua”
Tutto parte dalla morte di una bambina di tre anni e dal sospetto che ad averla uccisa sia stata Lucy, una ragazzina che ha qualche anno in più e una famiglia che pare occuparsi poco di lei.
Tutto parte dall’opportunità di uno scoop per il giornalista Tom, che, quando Lucy viene trattenuta per accertamenti, decide di “sequestrare” (dando loro ospitalità in un albergo) i membri della famiglia di Lucy e di cercare di capire cosa quella famiglia nasconda.
E così Carmel , la madre di Lucy, John il nonno e Richie lo zio, inizieranno a raccontare le loro storie. Storie che partono da un paesino dell’Irlanda e che approdano a Londra, storie che avrebbero potuto andare diversamente, ma che hanno incontrato l’imprevisto, l’inciampo, la vita.
“C’era stato un tempo in cui pensava che la sua vita sarebbe stata simile a quella di Tom, stare fuori nel mondo a condizionare gli eventi, fare cose alle persone ed essere abbastanza sveglia, brillante e speciale da non doverne affrontare le conseguenze. […] Non lo avrebbe mai ammesso con nessuno per il resto della sua vita, ma per un istante in quella camera aveva immaginato che le avrebbero portato via Lucy e che finalmente per lei sarebbe stato possibile dimenticare tutto. Voltare pagina, recidere”
Ho iniziato a leggere Piccole umane debolezze, convinta di andare incontro a una storia nera, dove l’omicidio della piccola Mia fosse al centro di tutto. Ho incontrato un romanzo che parte da quella morte per fare un viaggio a ritroso nel tempo e per raccontarci la storia di una famiglia normale. O che normale avrebbe potuto essere. Sono persone che hanno poco da raccontare a un giornalista senza scrupoli, se non la loro infelicità, il loro rendersi conto che la vita, a un certo punto, ha preso una direzione diversa da quella che avevano messo in preventivo. Persone che hanno un fardello da portare e che in quel fardello si crogiolano, convinti di non avere il diritto di potersene liberare. Una colpa da espiare.
“L’ultimo giorno più brutto era sembrato definitivo e irrevocabile, ma così non era. Era stato sostituito, forse non ci avrebbe nemmeno più pensato. Le venne in mente, non per la prima volta nella sua vita, che l’unico metodo infallibile per ridimensionare un problema era sostituirlo con uno novo e più urgente. Forse era quella la soluzione, pensò. Forse bastava solo avere problemi sempre più nuovi e urgenti, per ridimensionare i precedenti. Avrebbe potuto correre fuori in quell’istante e uccidere anche lei qualcuno, per esempio, afferrare un bambino da una carrozzina e scaraventarlo sul marciapiede. Allora avrebbe dovuto preoccuparsi solo di quello, non di ciò che Lucy aveva fatto, e quando un problema avesse smesso di essere così urgente, avrebbe potuto tagliarsi un braccio, o contratte una malattia mortale, e persino rimanere di nuovo incinta”
Piccole umane debolezze ci spinge a chiederci cosa sarebbe stata la nostra vita se invece di girare a destra avessimo girato a sinistra, se avessimo deciso di non cedere a un amore, giusto o sbagliato che fosse, se avessimo resistito a una debolezza. Ma, forse, ci dice anche che non è mai troppo tardi per cercare di recuperare…

