Papà King

Gira un poco tra isole e scaffali. Indossa una gonna scozzese e degli anfibi, i calzettoni arrivano al ginocchio a richiamare l’abbigliamento di un college inglese. Prende in mano un libro e poi lo ripone, legge la quarta di copertina di un altro libro, riprende il primo, lo ripone un’altra volta. Ne prende uno con una copertina viola, lo sceglie, ma continua a girare ancora un poco. Non cambia più idea.

È un libro con la parola streghe nel titolo. Mi piacciono le storie che parlano di streghe, dice.

Gli parliamo di altri libri e lei decide di comprarne un altro che non parla di streghe, ma che ha come protagonista un personaggio perturbante, forse uno dei più perturbanti di sempre.

Dice di essere rimasta in dubbio su un altro libro, dice di aver letto il precedente di quella scrittrice e di averci pianto un poco. Dice che tornerà. Io le dico che per gli scrittori e le scrittrici che amiamo dovremmo sempre tenerci dei libri di riserva.

Lei mi confida che ha un autore del cuore, un autore che per lei è come un padre, mi dice che di quell’autore sta tenendo da parte alcuni libri, per quando sarà morto, aggiunge. È un autore che ha scritto e scrive tanto, quindi può permetterselo penso. Poi le chiedo se ha letto l’ultimo romanzo di quello scrittore, le dico che ne ho sentito parlare sia bene che male. Lei mi risponde che no, non lo ha ancora letto, ma che comunque non potrebbe darmi una risposta obiettiva:

È come un papà per me, ricordi, dice…

Ripete che tornerà e poi paga un libro con il bancomat e uno con la carta, ma con la carta nel senso di banconota, aggiunge. Poi se ne va con due nuovi libri da leggere e alcune foto di altri libri, per non dimenticarne i titoli, per ricordarsi ciò che deve tornare a prendere