Onnazaka

Fumiko Enchi – Safarà – traduzione Lydia Origlia

Quest’opera deve il titolo a una visita che l’autrice Enchi Fumiko fece a un tempio con la figlia. La bambina, incuriosita dalla presenza dei due accessi, ne aveva chiesto alla madre il motivo e, dopo aver ricevuto la spiegazione secondo la quale la scalinata dedicata agli uomini era frontale e più veloce, mentre il sentiero dedicato alle donne (onnazaka) era più lungo e proseguiva fiaccamente a lato, aveva candidamente affermato: «Allora io scelgo la scalinata degli uomini».

Con queste parole Daniela Moro inizia la sua postfazione al romanzo di Enchi Fumiko e io le prendo in prestito per iniziarne il mio racconto. Perché in queste parole e, quindi, nel titolo, c’è già molto di quest’opera.

Siamo al termine del periodo Edo (che sfocerà nel periodo Meiji – 1868/1912 – quando il Giappone si aprirà alla modernizzazione e all’Occidente) – un periodo patriarcale, dove la donna era costretta a obbedire al marito/padrone – così quando Tomo viene incaricata da Yokitomo (suo marito) di cercargli una concubina, non potrà rifiutarsi 

«Chiamarla concubina sarebbe attribuirle troppa importanza: fungerà da cameriera anche per te… Farà comodo avere in casa una ragazza di buon carattere, che tu possa istruire bene in modo da poterle tranquillamente affidare gli impegni domestici quando esci. Non desidero corrompere l’atmosfera di casa portando tra noi una geisha. Mi fido di te e ti lascio decidere come vuoi. Andrà bene una ragazza giovane, più ingenua possibile: sceglila tu, secondo il tuo giudizio.»

Si vedrà così costretta a trovare e comprare la donna che sarà destinata a portarle via l’amore del marito e la scelta ricadrà sulla quindicenne Suga, che, chiusa nella casa del padrone, diventerà cameriera e amante. Donna nell’ombra.

“Tomo non riusciva a reprimere una lugubre sensazione al pensiero che, pur odiando quella vita di ‘persona che vive nell’ombra’, Suga era condannata a invecchiare in quella casa, dedita insieme a lei, tanto temuta da tutti, ad assistere Yukitomo.” 

Suga prenderà il posto di Tomo che si vedrà sempre più messa in disparte, pur continuando a occuparsi degli affari della casa e delle proprietà, ma anche Suga sarà destinata a farsi da parte:

prima dividendosi il ruolo di concubina con Yumi, poi dovendo cedere l’amore del padrone a un’altra donna.

“Per quanto affetto io riceva, non sono altro che una serva senza passato e senza futuro. L’unico scopo che ho nella vita è sapere che grazie a me mia madre e mio fratello possono trascorrere i loro giorni con più agio. Anche se riuscissi ad andarmene da qui, non potrei tornare ad essere la fanciulla che ero, e dal momento che sono costretta a vivere in questa casa con la signora, la presenza di un’altra donna non cambierebbe quasi nulla. Da quando le erano sorti questi pensieri, Suga aveva incominciato a provare persino una sorta di simpatia per l’alta acconciatura shimada e lo stile da amazzone di Yumi.”

Fumiko Enchi ci porta a palazzo e ci racconta la vita di queste donne nell’ombra, ma ci racconta soprattutto Tomo, una donna combattuta tra il senso di colpa per ciò che ha fatto a Suga portandole via la fanciullezza, e la promessa fatta di tenere lontana la concubina dall’infelicità

“Quando guardava quella pelle ricca di una fredda luminosità, come neve appena discesa dal cielo, e le grandi, nere pupille degli occhi sgranati e umidi per un’ombra d’immotivata tristezza, Tomo stentava a distinguere i momenti in cui provava un’infinta tenerezza per quella creatura simile a un bell’animale in procinto di essere ucciso, dai momenti in cui la scrutava con odio, sospettando che quell’ingenua fanciulla avrebbe finito un giorno per divorare interamente suo marito e trasformarsi in un mostro capace di sconvolgere la loro casa.”

Tomo, una donna che, nonostante la sua frustrazione e la sua umiliazione, non coltiva mai il desiderio di andarsene, di abbandonare il marito e non solo per riguardo alla posizione sociale sua e dei figli,

“oltre a ciò Tomo agognava, a costo di qualsiasi sacrificio, a ottenere che il marito comprendesse la passione e i sentimenti celati nel suo animo.”

E non mediterà mai vendetta, ma cercherà sempre di tenere unita quella famiglia “allargata”, di sistemare le cose, di mantenerne i segreti.

Non mediterà vendetta, ma troverà comunque il suo modo per ribellarsi e lanciare il suo urlo