Ombre sullo Hudson

Isaac Bashevis Singer – Adelphi – traduzione di Valentina Parisi

«Non sia pessimista. La felicità da qualche parte esiste».
«Sì, ma provi ad allungare la mano per afferrarla e tutte le forze del cielo e della terra grideranno: No! A volte mi sembra che le istituzioni umane abbiano un unico fine: impedirci di spassarcela troppo. L’uomo teme più la fortuna che la morte».
«Di cosa hanno paura?»
«Che gli spiriti malvagi esercitino i loro poteri malefici».
«Ah, lei parla a ruota libera! Non si sa mai quando è serio e quando scherza» esclamò Anna in un tono in cui si fondevano rimprovero e tenerezza. «Ormai nessuno crede più agli spiriti, né a quelli buoni, né a quelli cattivi».
«Forse a quelli buoni no, ma a quelli cattivi di sicuro. C’è una sola nazione al mondo che non teme gli spiriti cattivi e questa è l’America…»

Hertz, il protagonista di Ombre sullo Hudson, è un uomo che si destreggia tra una moglie e un paio di amanti, un uomo schiavo della felicità provvisoria che può arrivare dall’eros, o forse semplicemente della sua indecisione, del suo senso di colpa, del suo non riuscire a lasciare mai del tutto nessuna storia, quasi come se di ogni donna volesse prendere un pezzetto, una caratteristica; arrivando così a scontentare tutte e, soprattutto, a scontentare se stesso che si ritrova a vagare in una New York alla quale sente di appartenere sempre meno, a una comunità polacca ebraica che sta iniziando ad assomigliare sempre più alla nazione che l’ha ospitata e salvata dall’Olocausto, a quel paese dei balocchi dove credeva di trovare quella felicità che probabilmente per il popolo ebraico è cosa ormai irraggiungibile

“Che cosa era accaduto agli ebrei? Per tremila anni avevano saputo resistere all’idolatria e adesso erano diventati i principali produttori di Hollywood, i più importanti editori di giornali, i leader comunisti più radicali. […] ovunque gli ebrei predicavano l’ateismo, dettavano le mode, scrivevano testi calunniosi; si erano fatti strada come agitatori politici e incoraggiavano con fervore le cattive inclinazioni della gente. Adesso si mettevano persino a insegnare ai gentili come godersi i piaceri di questo mondo.”

Hertz combatte con il senso di colpa (eterno tema ebraico), con  la consapevolezza di essersi allontanato dalla religione, di non aver trasmesso ai suoi figli l’ebraismo. Combatte la noia del vivere una vita vuota, nonostante gli agi, nonostante il piacere, nonostante la salvezza

“Perché tutto è più noioso per me di quanto non fosse per mio padre? Oltre alla famiglia e alla casa di preghiera, lui non aveva niente. Niente radio, niente cinema, niente teatro, niente giornali. La sua biblioteca, ammesso che la si potesse chiamare così, era composta da qualche libro sacro. Eppure non l’ho mai sentito dire che si annoiava».

Quindi forse la risposta è nella fede, nello spogliarsi di ciò che si possiede, nell’allontanarsi da tutti, anche se Hertz non evita di chiedersi 

“Dio era davvero buono verso tutti? Era stato buono nei confronti dei sei milioni di ebrei assassinati in Europa? Era buono con i buoi e i maiali e i polli che venivano scannati in quel momento? Era buono con le decine di milioni di malati di cancro che trascinavano a fatica l’esistenza e morivano di morte estenuante? Era buono con i milioni di innocenti ridotti in schiavitù che marcivano nei campi di lavoro di Stalin e che solo la morte poteva redimere?”

Protagonista di Ombre sullo Hudson è anche la comunità ebraica che pare vivere ruotando su se stessa, dove i contatti, le relazioni sono ristrette, dove ci si sposa scegliendo in quella cerchia, dove si conosce tutto di tutti, dove New York si riduce a poche vie. Anime perse, personaggi che vagano alla ricerca di una certezza, di un’ancora, di un modo per riempire il vuoto delle loro vite: che sia l’amore o la sistemazione mascherata d’amore, che sia la fortuna, il successo, che sia il rinchiudersi nelle tradizioni, nella fede, nel rito

“L’ebraismo nel suo complesso, la maggior parte dei comandamenti e tutte le rigide norme che ne derivano hanno un solo scopo: separare gli ebrei dagli altri popoli del mondo. E più la tentazione di mischiarsi agli altri è forte, più i divieti si moltiplicano”

Anime che paiono o che forse sono sempre in attesa di una punizione.