Amity Gaige – NN editore – traduzione Chiara Baffa
“Il matrimonio pensò toccando i capelli della moglie. Che cos’è, i fondo, il matrimonio? Perché una persona si sposa? Cosa spinge un uomo a fermare una ragazza per strada in una sera d’estate e chiederle di sposarlo? Forse è semplicemente il gesto più scandaloso che si possa fare. Un uomo può lanciarsi da un palazzo, o lottare con un toro, ma dentro di sé saprà che niente sarà mai come scegliere una ragazza e chiederle di sposarlo. Era un istinto irrefrenabile. Scandaloso. L’unica condanna adeguata per un crimine grande come l’amore.”
Clark e Charlotte si amano, ma già dalle prime pagine capiamo che sono molto diversi. Clark un uomo intrappolato in un’infanzia fatta di storie fantastiche e di menzogne (e anche in un corpo troppo alto), ancorato all’immagine idealizzata di una madre “squilibrata” che arriva a togliersi la vita. Charlotte che un’ infanzia felice non ha avuto e che soffre il fatto di essere stata data in adozione dalla sua vera madre; Charlotte che ora teme l’abbandono e cerca un suo luogo, un suo rifugio.
Clark e Charlotte si amano e, a loro modo, sembrano essere felici.
Ma poi vedono e scelgono quella casa gialla in un anonimo paesino della provincia americana, la trovano simpatica e decidono di abitarla. E iniziano i guai, i dubbi, la sensazione di non essere nel luogo giusto, di non legare con le persone, di aver sbagliato anche la scelta del percorso lavorativo
“Era la sensazione che provava da quando erano arrivai al numero 12 di Quail Hollow Road, la sensazione di non andare né su né giù, la sensazione di non essere davvero se stesso, o piuttosto di essere.”
emerge l’incomunicabilità della coppia. Iniziano i litigi.
“Clark crollò sulla poltrona accanto a lei. La mamma è morta, disse tra sé e sé. Se uno è morto, è morto. In questa casa ci siamo solo noi due. Il resto è allucinazione. Guardò Charlotte. Il sole era ormai scomparso. Non riuscì a immaginare un modo plausibile per cominciare a raccontarle quella storia.”
Entrambi si accorgono delle presenze che abitano quella casa, ma nessuno dei due trova il coraggio di raccontarle all’altro, di parlare di quei rumori, di quelle voci, di quelle allucinazioni.
Il loro isolamento diventa non più isolamento di coppia, ma un isolamento individuale. Solitudine.
Amity Gaige ci consegna un romanzo che sfiora le atmosfere di Yates senza incidere con la cattiveria di Yates. Ci racconta la provincia, la coppia che scricchiola, l’insofferenza alla vita e i compromessi del matrimonio. Ma, appunto, non riesce a incidere il coltello fino in fondo, non riesce a far uscire il sangue.
E ci consegna un romanzo che parla di fantasmi, di visioni e anche di pazzia (o della paura della pazzia), ma anche qua senza creare quell’atmosfera di sospensione, di “ansia” nel girare la pagina, insomma i fantasmi ci sono, ma non aspettatevi che siano messi lì per spaventarvi.
Amity Gaige forse, attraverso quei fantasmi, vuole parlarci del passato, dei ricordi, della vita che è stata…
“Era triste, pensò, che esistessero tutti quei momenti perduti. Quanti momenti si dimenticano, e la vita diventa un mosaico di buchi. E l’amore la migliore delle ipotesi. Ma quei momenti perduti forse si ricordano di noi. Forse restano incastrati nelle grondaie e negli angoli e nelle fughe delle case perdute.”
E con questo romanzo vuole parlarci dell’amore, come soluzione forse, come strada lastricata di ostacoli anche. Come unico motivo per il quale valga la pena attraversare una bufera di neve o la pioggia torrenziale.
“Quindi, Charlotte, forse l’amore a volte suona come una campana rotta senza motivo. Forse bisogna essere pazzi.”
Una storia d’amore quella di Gaige? Una storia sincera d’amore, mi viene da dire: dove non tutto è colazione con i biscotti del famoso mulino, ma è vita fatta di quotidianità, di tristezza e di incomunicabilità anche. Una storia d’amore che potrebbe andare avanti oppure no (non sarò io a dirvi come andrà a finire quella di Clark e Charlotte), ma del resto come ogni storia d’amore. Certo qua poi ci sono i fantasmi, ma sono fantasmi (credo) metaforici…
A chi lo consiglio? A chi cerca un libro scorrevole e ama l’atmosfera della provincia americana. A chi ama la scrittura americana. A chi si chiede se l’amore sia l’unica strada per riempire i propri vuoti. E a chi non ha ancora capito l’importanza di parlare, di raccontarsi, di comunicare.

