Narratori della pianura

Gianni Celati – Feltrinelli

“Avevano fatto tanta strada venendo da lontano in cerca di qualcosa che non fosse noioso, senza mai trovar niente, e adesso per giunta chissà quanto tempo ancora avrebbero dovuto restare nella nebbia, col freddo e la malinconia, prima di poter tornare a casa dai loro genitori. Allora è venuto loro il sospetto che la vita potesse essere tutta così.”
(Bambini pendolari che si sono perduti)

Sto diventando una lettrice di racconti, mi sono detta leggendo e apprezzando profondamente questa raccolta di Celati e, in fondo, questa cosa non mi dispiace.

I racconti contenuti in Narratori delle pianure, sono racconti brevi, a volte parecchio brevi, ma (e qua sta la maestria di chi sa scrivere racconti) contengono tutto. Non ti lasciano mai l’insoddisfazione del troppo breve, del “e dopo…”. Sono racchiusi in un loro microcosmo che ha i contorni di quei luoghi che molti di noi (soprattutto i lettori del Nord) conoscono, per sentito nominare almeno, luoghi che spesso non hanno nemmeno nomi altisonanti, hanno la “banalità” (passatemi il termine) del luogo qualunque. Qualunque ma vista pianura (Padana), vista Po, vista nebbia.

Celati racconta la quotidianità, momenti che possono essere anche banali, vite. Ma la sua è una quotidianità che porta altrove, che porta a pensieri diversi a rendersi conto, forse, di quanto la vita, appunto, “possa essere tutta così”.

“… gli abitanti vivono nascosti in quelle villette, uscendo allo scoperto solo per andare al lavoro o a fare la spesa in quel supermercato.
Nessuno ricorda neanche più cosa potrebbe esserci là fuori, a parte le ore del giorno, il tempo che passa. Allora nello spazio riempito da quel silenzio residenziale c’è solo tempo che passa, percepibile perché il silenzio lo rende così lento che sembra non passi mai.”
(Tempo che passa)

È una sorta di cantastorie Celati che ci racconta vite di pianura, appunto, vite che hanno dentro di sé una sorta di rassegnazione, quasi che quella pianura così piatta, quella pianura che sa diventare così delimitata allo sguardo quando viene avvolta dalla nebbia, li costringa in una sorta di rassegnazione, di predestinazione

“Ha parlato anche di predestinazioni, dicendo che ognuno va per la sua strada prescritta, ognuno fa quello che può, e forzare una predestinazione può essere pericoloso.”

Narratori della pianura è il trentottesimo Libro Vagabondo, la proposta di Kaffeklubben di Guastalla (RE)