Mi chiedo quando ti mancherò

Amanda Davis – Accento – traduzione Giovanna Scocchera

«Bene. Allora, come ti chiami e da dove vieni?»
Feci un respiro profondo. «Faith» dissi. Quella parola aveva un suono strano, un sapore strano. «Mi chiamo Faith Duckle e vengo da Gleryton, North Carolina».
«E cos’è, esattamente, che ti sei lasciata alla spalle?»
«Un casino» dissi, alla fine. «E mia madre».


Faith ha sedici anni e alle spalle, oltre a un casino e a una madre, si è lasciata anche un tentativo di suicidio, un periodo trascorso in ospedale psichiatrico, la festa di fine anno con un episodio di molestia al seguito, parecchi chili e il suo nome. Ora Faith si chiama Annabelle ed è una ragazza in fuga.
 


“Volevo andarmene come un’esplosione. Non era più questione di andare o non andare. Solo di quando e come farlo.”
 


A seguirla in questa fuga è la Cicciona, ovvero la Faith che è stata un tempo. Una presenza che vede e sente solo Annabelle, una sorta di voce della coscienza, che le fa compagnia, le suggerisce cosa fare e cosa non fare, litiga con lei e non la molla quasi mai in questo viaggio on the road alla ricerca di Charlie, un amico, il fratello di una ragazza che un tempo lei ha conosciuto. Viaggio che la porterà sulle tracce del circo dove il fidanzato di Charlie lavora


“C’erano fotografie circensi in bianco e nero dappertutto – una donna in equilibrio su una fune; un giovane pelle e ossa con un elefante dritto sulle zampe posteriori; un’altra donna che pedalava su un monociclo in bilico su quello che sembrava un cavo sospeso, e con una pila di piatti in precario equilibrio sulla testa; e tutta una serie di clown, dall’aria vecchissima, con i visi dipinti in varie gradazioni di grigio. Alcune delle fotografie erano incorniciate, altre no. Erano appese o appoggiate alle pareti, sui ripiani bassi e sugli scaffali.”
 


E sarà proprio lì che Annabelle inizierà una nuova vita, facendosi i muscoli spalando e trasportando carriole di escrementi di elefanti e cavalli, e sognando di poter, un giorno, volare

 

“Ma fu il numero aereo a catturarmi. Una trapezista – Mina la strabiliante ballerina che danza nell’aria! – era appollaiata su un’alta pedana. Indossava un body luccicante viola e oro, i capelli erano neri tirati indietro a scoprire il viso. Con una mano teneva stretta una fune e la usava per dondolarsi nel vuoto fino a un trapezio che pendeva dal centro del tendone. Volava leggera, aggraziata, come se fosse assolutamente naturale affidare tutto il suo corpo a quell’unico filo. Quando afferrò la sbarra del trapezio e mollò la fune, il corpo fece uno scatto, lasciandola appesa con l’altra mano, e tutto il pubblico rimase con il fiato sospeso.”

Mi chiedo quando ti mancherò è la storia di una ragazza che, nella disperazione, trova il coraggio di essere forte, di opporsi e di compiere un atto che sarà il motore della sua fuga. È la storia di un’adolescente che trova il modo di farsi vedere e amare. Un’adolescente che non credeva di aver il diritto di poter sognare e forse nemmeno di poter dire la sua, e che vive una vita piena di angoli dove potersi rifugiare


«Vivi una vita rotonda» disse alla fine, piano, con gli occhi chiusi. «Vivi una vita rotonda e non avrai un posto dove nasconderti né niente da cui scappare».
Lo disse con un tono fiducioso, che mi fece riflettere.
Una vita rotonda. «Io ho degli angoli» dissi.
«Già» rispose lui. «Lo so».


Amanda Davis ci ha regalato un personaggio memorabile, difficilmente ci si potrà dimenticare della sua Faith/Annabelle. E ci ha regalato un viaggio nel mondo del circo, tra attrazioni e artisti, tra animali e roulotte; dove nascono amori, si consumano tradimenti e dove ci sono gerarchie da rispettare. Dove la vita è dura e lo spettacolo deve continuare anche davanti alla tragedia.
Dove ci si può affezionare a un elefante, e magari provare a vivere un poco di magia e, appunto, provare a volare!