Mal di nebbia

Nicoletta Gramantieri – Emons

“Vero dice che un inizio nelle storie non c’è e che si finisce per non capire nulla se non si conosce ciò che è avvenuto prima.
Allora adesso devo tornare a tutto quel prima, alla me di prima e al tutto prima di me; ci provo perché a quello che sostiene Vero do sempre credito. Un po’ perché è zoppo e, si sa, gli zoppi sono un po’ stregoni e si muovono bene fra ciò che è giusto e ciò che non lo è, un po’ perché a un certo punto è quasi morto, è stato in equilibrio fra l’aldiquà e l’aldilà, e questo gli ha fatto guadagnare una capacità di vedere con chiarezza ciò che sembra inestricabile e complesso, cosa che lo rende molto saggio.”.


A parlare è Albertina, la protagonista e voce narrante di Mal di nebbia. Siamo negli anni Quaranta, la seconda guerra mondiale è finita, e Albertina ha dodici anni e vive in un paese che ha la fama di essere maledetto; un paese dove la nebbia si alza dal fiume e uccide i bambini, un paese dove i fantasmi che “tornano” dal fiume terrorizzano gli abitanti.


“Nessuno voleva avere a che fare con un paese maledetto e un fiume stregato”.
 


Il prima, quello che Albertina ci racconta all’inizio di questa storia è un evento avvenuto durante la prima guerra mondiale, quando dodici soldati, ragazzi del luogo, di ritorno dal fronte per una licenza, decisero di non tornare più a combattere, preferendo ammazzarsi gettandosi nel fiume.
Ora in paese si mormora che la nebbia

 

“viene per coprire gli annegati”


e che gli annegati
 


“si nutrono delle vite dei bambini”
 


Ma la nostra Albertina vorrà andare a fondo e capire cosa succede quando ci si avvicina al fiume e chi sono queste presenze che si nascondono dietro alla nebbia.
 
E qua mi fermo, perché Mal di nebbia è un romanzo pregno di mistero e capace di sorprendere i suoi lettori fino all’ultima pagina. Un romanzo che, oltre alla storia e alla Storia con la “s” maiuscola, affronta diversi temi come il bullismo

 

“Sporsi la testa dal tronco e vidi un gruppo di maschi disposti in cerchio. Tenevano in mano delle grosse pietre e le battevano una contro l’altra. Il ritmo che producevano accompagnava una cantilena. «Ca-ca sot-to. Ca-sca sem-pre, ca-ca sot-to, ca-sca sem-pre» ripetevano.
Il cerchio si aprì e al suo interno scorsi un bambino.”

La violenza domestica, i partigiani e il potere, il diverso rappresentato dalla pazzia o dalla magia, o da chi sceglie di non avere un marito ed è additata come zitella.

Un romanzo dove la nebbia si unisce alla pioggia e al fango, facendoti sentire i brividi di freddo oltre che di paura, ma dove, ovviamente, una speranza c’è, ed è il filo verde della magia.
La luce che cerca di illuminare il buio. Il bene che lotta contro il male.


«Iolanda, perché esce luce dalla tua borsa?»
Si scostò i capelli dagli occhi.
«Albertina, c’è bisogno di luce quando il buio diventa troppo.[…] E non sempre ce la si fa. Il nero a volte è più forte dei colori. Il male è più forte dei colori.»


C’è la trama che tesse la nebbia che si scontra con la trama che tesse un arazzo verde.

E se la famiglia non sempre riesce a esserci per l’eroina di questa storia, perché troppo povera, troppo impegnata a sfamare i figli, tanto da delegare il proprio ruolo prima alla nonna (Albertina vivrà con lei i primi anni di vita) e poi a quella madrina che ha i soldi per permettersi di garantire un futuro alla nostra protagonista; allora ci sono gli amici e sono loro il vero rifugio, il luogo dove approdare quando si ha bisogno di aiuto. Oltre che, ovviamente, i compagni di questa avventura.

Con Mal di nebbia Nicoletta Gramantieri ci regala un romanzo di formazione che incontra il realismo magico, un romanzo consigliato ai +11, e godibilissimo anche da un pubblico adulto, che riuscirà anche a scovare gli “omaggi” ai grandi del thriller che contiene.