Maestoso è l’abbandono

Sara Gamberini – Hacca edizioni

“Quando eravamo chiuse a uovo nella distanza siderale di te inaccessibile e di me che mi avvicinavo, non avevo paura di niente.

È indispensabile stare lontane, patire l’assenza? Ho raccolto dei fiori quel giorno che credevo venissi a trovarmi, anemoni rosa, certo un po’ volgari per i tuoi gusti ma mi piacevano”

L’abbandono è maestoso ci dice Sara Gamberini, forse intendendo che l’abbandono una volta provato non ti abbandona (scusate il bisticcio) più.

La protagonista di questo suo romanzo, da bimba vive una realtà familiare fuori dai canoni normali, dove tutto è libero, dove nemmeno il legame madre e figlia sembra essere vincolante. Vive nella continua attesa di una madre assente, di una madre troppo presa in altro, in una sorta di egocentrismo, di egoismo anche.

“Quando ero al liceo fantasticavo che la professoressa di italiano mi adottasse, lei che portava i tailleur in pied de poule e leggeva Calvino in classe guardandoci di sbieco dal suo ombretto azzurro assoluto. Mi adottò invece Thomas Mann usando come medium l’insegnante di tedesco, di secondo lavoro astrologa
[…]
La letteratura tedesca è stata comunque in grado di fare tutto da sola e mi ha salvato. Fino a qui.”

Vive abituata a essere quella che rincorre, quella che aspetta, quella che interpreta segnali d’amore anche dove, forse, quei segnali non ci sono 

“Tornando in città con la sicurezza di chi ha intuito il vuoto, ho incrociato Lorenzo in macchina, fermo al semaforo. L’ho salutato ma lui non mi ha visto, muoveva la testa a tempo di musica. L’ho preso comunque come un segnale positivo.”

Quella che vuole essere vista, riconosciuta, approvata

“Mi mettevo sempre nella situazione di essere salvata per vedere cosa sarebbe accaduto”

Maestoso è l’abbandono è definito come un romanzo di de-formazione, ma io direi che è un vero e proprio romanzo di formazione, che magari non procede su un percorso lineare, ma che indubbiamente ci restituisce una protagonista che ha fatto un percorso, uscendone diversa.

Ed è un percorso mentale, un lungo flusso di pensiero più qualche lettera e qualche scrittura privata, e come tale a volte confusionario, vittima di quei discorsi che facciamo con noi stessi, quando nessuno ci ascolta.

“Il dolore richiede contenimento, inganni sulla memoria, valutazioni di singoli minuti e un lavoro complesso di negazione e ammissioni parziali. Fumavo, non mi aspettavo niente e difatti stavo meglio. Rimanevo immobile, non succedeva nulla ma non mi dispiaceva, le dita tenevano una sigaretta che non mi voleva accontentare, il cielo sembrava più lontano.”

Maestoso è l’abbandono sembra essere una continua seduta dalla psicologo, quel dottor Lisi che viene abbandonato nelle prime pagine. Uno psicologo giudicante, severo, col quale la nostra protagonista litiga, discute, non concorda, nell’eterna ricerca di essere libera, forse, di trovare la sua identità, il suo equilibrio. Che il suo modo d’amare possa essere riconosciuto

“A suo parere significava solo che l’amore, quando tuona in quel modo da riempire tutti i vuoti, rende la condizione di abbandono un ricordo lontano. Ma solo temporaneamente.”

Perché Maestoso è l’abbandono parla di amore e lo fa con uno sguardo poetico che accarezza il dolore e le piccole cose dal quale poter trarre sollievo

“A me piace […] Quando la terra sembra dormire – si è spenta per sempre? Si sveglierà? – e invece ti sorprende ancora, infatti insieme alle foglie che cadono si possono ancora trovare le castagne, i melograni e c’è l’uva. Ci si può toccare con particolare cura, la pelle non è scoperta, è necessario cercarla, spostare il tessuto con l’intenzione precisa di raggiungerla. Ed è forse il modo in cui amiamo a determinare le predilezioni, l’amore che per noi infatti è tutto”

E così parla di buio, ma anche di luce. Di cose che ci raccontiamo e di cose che vediamo come vogliamo vederle

“A volte vogliamo solo che qualcuno ci tenga, a volte qualcuno sente il bisogno di tormentare il nostro cuore”

E Sara Gamberini ha il tocco di una scrittura poetica, capace di farti sottolineare interi passaggi perché restino là dove un giorno potrai andare a trovarli.

Maestoso è l’abbandono è stato una delle due proposto di Francesca di Elsa Libreria Creativa e la scelta di Marilisa e Giorgia de La terza stanza, nella settima puntata di #edopocosaleggo