L’unica cosa interessante

Mi dice che non abita più a Milano, ma che ci ha vissuto per molti anni.


Mi dice che ora abita in una città straniera.


Ho seguito le figlie, aggiunge, ho ottantaquattro anni e loro si preoccupano per me, mi preferiscono vicina. Ma io là mi annoio, sospira, non conosco la lingua e i nipoti ormai se ne sono andati via, vivono per conto loro. Le mie amiche, quelle rimaste, sono tutte qua.

È entrata cercando un libro e dicendo Devo solo verificare se ho ragione io o se ha ragione un mio amico. Dopo aver letto la seconda di copertina, afferma: Avevo ragione io, ora devo andare a dirglielo. Ma non sembra avere né fretta, né voglia di andarsene.


Mi racconta di un libro che ha letto, un libro che ha vinto un premio, dice, poi aggiunge il titolo e io le chiedo come l’ha trovato: Noioso, risponde.

Mi chiede se ho letto qualcosa di bello e scritto bene. Una bella storia che mi porti lontano dai pensieri e che sia scritta bene, precisa un’altra volta. Non mi lascia parlare, continua lei il suo racconto; ed è un racconto fatto di un marito che non c’è più, di una mancanza che non riesce a superare. Devo essere sempre impegnata, dice, se mi fermo, penso, e se penso poi crollo.


Cambiamo discorso e mi racconta che c’è una cosa che apprezza della città in cui vive ora: là tutti tengono un tono basso, qua invece tutti urlano e raccontano i fatti loro al cellulare. Mi dice che in aeroporto ha dovuto ascoltare le vicende passionali della donna seduta accanto a lei. Ridiamo entrambe.


Prima di andarsene si scusa e mi ringrazia per l’ascolto. È colpa della vita all’estero dice, quando torno in Italia divento logorroica.


La guardo uscire e penso a uno scrittore che in un’intervista sentita di recente ha detto che per lui l’unica cosa interessante in questa nostra breve vita sono le persone, gli esseri umani.
E le loro storie, vorrei aggiungere io, ma forse era proprio quello che intendeva lui.