Luci nella notte

George Simenon – Adelphi – traduzione Marco Bevilacqua

“Sulla destra cominciavano a comparire le insegne al neon che, con i distributori di benzina, costituivano i soli segni di vita. Senza queste, la strada sarebbe parsa sospesa nell’infinito, circondata soltanto dalla notte e dal silenzio. Le città e i paesi erano nascosti più lontano, invisibili; solo ogni tanto un vago alone rossastro nel cielo ne rivelava l’esistenza.”


Sono queste le Luci nella notte di Simenon: le luci dei fanali delle macchine, quelle dei locali che noi, oggi, chiameremmo, Autogrill, le insegne sull’autostrada del fine settimana del Labour Day. Un fine settimana che prevede traffico intenso, da bollino rosso; dove la radio, mentre comunica i numeri di auto previste in movimento e inizia a contare gli incidenti, ci aggiorna anche sulle ricerche di un uomo evaso di prigione.

Il nostro protagonista, Steve, è un impiegato newyorkese che, con la moglie, Nancy, si sta mettendo in viaggio per andare a recuperare i figli che sono in vacanza in un campeggio nel Maine. È un uomo felicemente sposato, anche se forse non lo sa; è un uomo che vive come una minaccia la posizione lavorativa della moglie, posizione migliore della sua, che la porta a rientrare più tardi dal lavoro a essere, forse, più indispensabile in ufficio (ammesso che qualcuno indispensabile possa essere). Un uomo che vorrebbe trovare il modo di opporsi e di far vedere che “è lui che comanda” e che in quel fine settimana, in qualche modo, sceglie di farlo

“Il fatto di essersi mostrato tanto perentorio lo disorientava. Quasi se ne vergognava, nonostante dentro di sé fosse convinto di essere dalla parte della ragione e che la moglie meritasse una lezione.
Era colpa di Nancy se frequentava così di rado locali di quel genere. Adesso ne respirava con avidità l’odore acre; e guardava le pareti dipinte di verde scuro, ornate di vecchie stampe a colori; attraverso una porta spalancata intravide la cucina in disordine, ove una donna dai capelli grigi che le ricadevano sul viso beveva in compagnia di altre due donne e di un uomo.”

Questo è un noir, anche un po’ thriller, secondo me, nel senso che con il fiato sospeso ti tiene, quindi capirete che non posso raccontarvi più di tanto per non rovinarvene il gusto.

Questo è un Simenon che, nel portarci all’interno di una coppia americana borghese, nel farci entrare in quei locali fatti di sedili imbottiti e di gomiti appoggiati al bancone, nel farci ascoltare quei dialoghi praticamente perfetti, nel farci percepire quella crepa che si sta aprendo all’interno di una coppia, ti dà l’impressione di essere in uno dei racconti di Carver. Questo almeno nelle prime pagine.

Questo è un Simenon capace di farti vedere ogni scena che racconta, ogni luce, ogni locale, ogni personaggio che il nostro protagonista incontra. È un Simenon on the road, un Simenon capace di farti arrivare tutta l’angoscia del suo protagonista (avete presente Tony e Susan di Austin Wright? Ecco…)

Un Simenon che sembra raccontarti una storia come tante, una coppia come tante, un viaggio come tanti, ma che, attraverso quella calma apparente, ti sta solo preparando a ciò che succederà.

È un Simenon che a volte stenti a riconoscere, probabilmente a causa dell’ambientazione molto americana, ma che, pagina dopo pagina, capisci che non può che essere lui: perché quello è il suo modo di raccontare un uomo, forse perdente, sicuramente alle prese con un suo lato oscuro o, forse, con le sue debolezze.

Un Simenon fatto di alcol e fumo, che potrebbe essere un perfetto manifesto contro la guida in stato di ebbrezza, ma probabilmente contro l’alcol in generale, perché da lì partiranno molti dei “problemi” di Steve e di quel fine settimana del Labour Day.

Un Simenon che entra di diritto tra i miei Simenon del cuore.