Librorcia_Bagno Vignoni (SI)

Libro Vagabondo_trentaquattresima tappa

La prima sorpresa ce l’ho entrando a Bagni Vignoni, quel luogo che avevo visto tante volte nelle foto degli altri, tanto da pensare di conoscerlo già, ma che invece riesce a sorprendermi nel suo essere così unico, il regalo di un’antica magia. Quel luogo incastonato nella Val D’Orcia, dove ogni dettaglio, ogni negozio o locale racchiudono l’armonia di chi col luogo si è trovato a suo agio. Non fa eccezione Librorcia, una libreria arrampicata sopra una piccola scalinata in sasso e che, al suo interno, ha dovuto fare i conti con gli spazi ridotti. Una libreria che, così come le piante cercano la luce sviluppandosi in altezza, ha fatto dell’altezza il suo punto di forza, facendolo diventare caratteristica di bellezza e di originalità. Ho scelto tutto io qua dentro, mi dirà poi Simone, ma la visione di come gestire gli spazi, di come ottimizzarli è di un architetto, uno bravo ha aggiunto.

Entrando in questa piccola realtà, quindi, dopo essermi meravigliata per la seconda volta (la prima è stata l’ingresso nel borgo, ricordate?), ho come la sensazione di essere avvolta dalla bellezza dell’ambiente,  la sensazione che qua ci abbia messo la mano chi la bellezza la conosce e la pratica. Perché la terza sorpresa qua dentro è Simone, il libraio che non ti aspetti.

Sono certa che chiunque incontrandolo al bar o dal tabacchino, per dire, non ne indovinerebbe mai la professione, ma forse lo legherebbe a una realtà molto diversa, forse proprio quella realtà dalla quale Simone arriva. Perché prima di Librorcia Simone è stato altro. Ho fatto lavori di ogni genere, mi racconta, ho insegnato, ho lavorato per il sindacato, e molto altro ancora, poi sono approdato nel mondo della moda. Facevo il commerciale per una grande ditta, continua, sono arrivato a gestire quarantasette agenti, viaggiavo molto e gratis, e mi piaceva farlo.

Il mondo della moda ti avvolge con le sue luci, con le sue possibilità e, ovviamente, con uno stipendio a fine mese che è molto lontano da quello che Librorcia mi dà ora, come lo è la sicurezza del contratto a tempo indeterminato, in una ditta che si è sempre vantata di non aver mai licenziato nessuno. Un mondo agli antipodi da quello della libreria, azzardo io, un modo che è sempre stato classificato come superficiale, o almeno che lo è nell’immaginario, continuo con il timore di essere stata troppo diretta. Non credere, mi dice, anche in quel mondo esistono belle persone, sorride mentre mi risponde.

A un certo punto, dopo sette anni, ho sentito che non potevo più farcela. Mi sono sentito soffocare da tutta quello stress e anche da tutta quella sicurezza, racconta Simone, dal sapere già tutto quello che sarebbe successo il giorno dopo.

Ho iniziato a manifestare anche segni fisici, a stare proprio male. Così a dicembre 2009 ho deciso che me ne sarei andato e in gennaio 2010 ho dato le dimissioni. Non è stato un atto indolore, l’azienda non l’ha presa bene e ha promesso di farmela pagare, così io quel giorno ho preso tutte le mie cose e me ne sono andato senza voltarmi indietro, ovviamente mi è costato molto a livello economico, e non so se oggi lo rifarei. Poi mi guarda e sorride: Sì, forse, lo rifarei anche oggi dice. Solo avere una famiglia da mantenere mi potrebbe fermare, ma io quella famiglia non ho.

Nel maggio, il primo maggio, del 2010 apre Librorica. Dodici anni che sono volati, sospira Simone.

Va bene sentire l’esigenza di cambiare vita, ma perché proprio una libreria? Chiedo io.

La libreria c’è sempre stata nel cassetto dei sogni, risponde. Pensa che nel 1996, da studenti a Siena avevamo aperto la prima libreria, caffè con all’interno un punto internet; ci siamo divertiti tanto in quel periodo, eravamo in quindici a gestirlo, troppi forse, infatti è durata un anno.

Simone mi racconta di essere di Arezzo, quindi la domanda sul perché Bagni Vignoni, una scelta così anomala, un luogo in un certo senso fuori dal mondo, mi viene spontanea. Perché la città mi aveva stancato, mi risponde Simone, non la sentivo e non la sento più la mia dimensione. A Bagni Vignoni lavorava la mia compagna di quei tempi e così io passavo qua molti dei fine settimana di quell’altra vita e ci stavo bene; poi si è liberato questo locale e io ho colto l’occasione.

È sereno Simone mentre parla, ogni tanto passa qualcuno a salutarlo e io intuisco le abitudini di un borgo dove, per forza di cose, tutti sono famiglia, sono quelle persone con le quali condividi la vita, perché il resto del mondo, i clienti, sono spesso clienti di passaggio.

Qua il turismo c’è tutto il tempo dell’anno, mi racconta, quindi è quello il pubblico che devo saper accontentare, è su quel pubblico che devo tarare le scelte su ciò che posso tenere e cosa no in libreria. Lo spazio non è molto, ma cerco di avere un po’ di tutto, anzi di tutto un po’, cercando di coprire ogni campo.

Non posso permettermi di certo di tenere solo i libri che vorrei io, quella è la scelta più sbagliata che può fare un libraio in generale comunque, aggiunge, una libreria è un’azienda e i conti sono importanti.

Simone è un libraio pratico, il libraio pragmatico lo definisco io; si porta dietro dal suo mondo precedente il dover portare dei numeri, il dover fare i conti con il mercato e uscirne vincente, la capacità di farli quadrare quei conti, ma soprattutto di provare a vedere lungo, di sperimentare ciò che può far bene alla sua nuova attività. E così, pur avendo sempre quei classici che ama e dei quali poi parlerà nell’intervista, deve avere a scaffale le ultime novità, quelle richieste, perché qua il turista è di passaggio e non sempre c’è la possibilità di ordinargli il libro, la possibilità che ripassi. Ma in libreria c’è anche una scelta di oggettistica e di oggettistica bella davvero, come una piccola esposizione di quadri che sono ovviamente in vendita e che si abbinano perfettamente allo stile della libreria

Ora ti uso io, aggiunge, sui social ho iniziato un contest #readingissexy , fotografo alcune persone che entrano qua dentro, sempre sulla stessa poltrona, sempre nella stessa posizione. Il format non è mio, certo, è nato in America anni fa, ma io so che bisogna copiare ciò che è valido e adattarlo alla propria realtà. Io mi metto in posa per la foto di rito, mentre Simone mi racconta che difficilmente chi entra in libreria esce senza far una foto, così qualche tempo fa ho creato un contest che chiedeva di mandarmi le foto di Librorcia, perché potessi condividerle: la foto che avrebbe preso più likes avrebbe vinto un buono da spendere qua. Insomma nulla di nuovo, ma l’originale sta nel come si utilizza ciò che si copia, aggiunge.

Abbiamo provato a fare di tutto qua dentro, dai laboratori per bambini (in libreria c’è una piccolo reparto a loro dedicato) ai corsi di pilates. Faccio  presentazioni certo, li facciamo nel piazzale qua sotto e a breve inizieremo con quelle estive. Ho visto che a Bagni Vignoni c’è un festival dedicato al libro, dico io. E indovina da quanti anni c’è, mi risponde Simone. Dodici!

Parte da una mia idea I colori del libro (questo il nome), lo facciamo il secondo fine settimana di settembre e in quei giorni si alternano diverse presentazioni da quarantacinque minuti l’una. Non lo gestisco io, ora, l’ho lasciato andare per la sua strada, ma presento alcuni degli ospiti. Anche se io non amo molto apparire aggiunge.

Poi mi racconta che c’è una ragazza che ogni tanto viene ad aiutarlo, ma che spesso capita che chi passa in  libreria voglia parlare solo con lui. Questo mi gratifica certo, però chi gestisce un’attività non deve rendersi indispensabile, aggiunge, in questo forse sto sbagliando qualcosa. Ma stiamo parlando di una piccola libreria che è tua e che sei tu, aggiungo io, mi sembra anche una cosa normale che chi entra qua voglia parlare con il libraio. Ma Simone non è convinto, la parte pragmatica che è in lui continua a dire il contrario.

Poi solleva il braccio per farmi vedere la scritta che ha sull’avambraccio “hybris”: me lo sono anche scritto qua, mi dice, per non dimenticarlo. Mai peccare di presunzione, mai sopravvalutarsi.

Ma tu come hai conosciuto Librorcia, mi chiede Simone. Io non so rispondere, però so che di Librorcia mi ha interessato subito, oltre che avere una scusa per visitare la Val D’Orcia, l’idea del cambiamento radicale di vita fatto da Simone. Sto cercando la mia strada, dico, e le storie di cambiamento mi interessano sempre. Sarà difficile che io ti sia di ispirazione, mi risponde lui, sto ancora cercando di capire io dove sto andando.

Chiacchierare con questo libraio che non ti aspetti di trovare in un borgo, anzi in una frazione, così piccola (Vengo a lavorare a piedi o in bicicletta, abito a cinquecento metri, mi dice) è piacevole e, forse, anche un poco differente dalle chiacchiere fatte con altri librai e libraie. Simone non perde mai di vista il fatto che la passione deve rimanere dietro a tutto il resto, dietro all’attività che una libreria è. E Simone è il conversatore che non te ne fa passare una, ti riprende se il concetto che esprimi è, secondo lui, sbagliato, ti porta esempi del perché, insomma è un piacere conversare con lui ed è anche illuminante. Però non è stato tutto così pratico e serioso, abbiamo anche riso, mi pare ovvio, un po’ ci siamo presi in giro e ringraziati per il dono più prezioso che ci stavamo facendo l’uno con l’altra: il tempo.

Librorcia è a Bagno Vignoni (SI), via delle Sorgenti 38
ha una pagina Instagram
ha una pagina Facebook

qua è dove puoi conoscere Simone e ascoltare la sue risposte alle cinque domande

Il Libro Vagabondo proposto da Simone