Libreria Milton_Alba (CN)

Libro Vagabondo_Trentasettesima tappa

Prima di vedere Carlo sento la sua voce, sta dicendo che la libreria durante le ferie non sarà del tutto chiusa, osserverà un orario anarchico, dice, saremo in zona quindi quando avremo voglia di leggere un libro qua o di fare quattro chiacchiere con un lettore apriremo, nessun orario ufficiale però. Anarchico, penso e, guardandomi attorno, credo anche che anarchico sia l’aggettivo che si abbina perfettamente a questa libreria.

“…e libri, libri, che andavano dal pavimento di legno lucido al soffitto…”

mi viene in mente questo dettaglio del libro che ho in borsa; e da Milton, come in quel libro, in quelle pile di libri accatastati qua e là non vedo confusione, vedo armonia, qualcosa di voluto, una sorta di arredo. Poi guardo la pila che nasconde Carlo e ne ammiro quell’equilibrio precario che mi spinge a ripetermi di fare attenzione, che questo non è posto per una distratta come me, che è un attimo… Carlo finisce la telefonata, ci presentiamo e mi fa strada verso il retro della libreria, mentre io gli chiedo Ma come fai a trovare un libro qua dentro? E se ti chiedono l’ultimo della pila?

È un caos organizzato, mi risponde lui, troviamo sempre (o quasi) tutto e, in quanto alle pile, siamo diventati bravi a spostarle e a ricrearle.

Parla al plurale Carlo mentre mi accompagna verso un piccolo cortile chiuso da muri, ma aperto verso il cielo; qua troviamo Serena la sua compagna di vita, ma anche l’altra metà (meno di metà, mi dirà lei) della libreria (poi scoprirò che questa due metà hanno anche un terzo elemento, ma ci arriveremo). Serena mi offre subito un sorriso, la mano e qualcosa da bere e mi fa accomodare a uno dei tavolini di questo magico cortile interno.

Sì, magico, perché questo è uno di quei luoghi che ti fa sentire subito a casa, mi ricorda quelle corti dove alla sera si sistemano le sedie in circolo davanti alla porta e ci si racconta le giornate e un po’ se stessi anche. Ma a farti sentire a casa forse, più del cortile, il merito va a Carlo e Serena, o a entrambe le cose, non so.

Ci mettiamo subito a chiacchierare, di noi, del caldo (inevitabile in questi giorni), di libri, di Cercas e di Carrère, e di questa libreria che esiste dal 2009. Veramente la Libreria Milton esisteva anche prima, dice Carlo, si occupava prevalentemente di usato, io sono subentrato quando il vecchio titolare ha deciso di lasciarla andare, ma ne ho mantenuto il nome. Ho fatto diverse cose prima, continua, ma non inerenti all’argomento libro.

Un giorno è tornato a casa dall’ultimo lavoro e mi ha detto Io sono scontento, mi racconta Serena, e da lì la decisione di diventare libraio,

io a quei tempi ero meno presente di ora, continua, ma anche adesso il libraio è Carlo, io sono anche insegnante di spagnolo, mi dice, in una scuola per adulti.

Carlo mi racconta che se è diventato libraio è per colpa di Martin Eden di Jack London. Quando l’ho letto me ne sono innamorato e volevo regalarlo a mio padre; ho girato tutte le librerie di Alba, ma nessuno lo aveva, mi sono spostato su Torino e anche lì ho avuto difficoltà. Ho pensato che un libro così bello avrebbe dovuto trovare sempre posto tra gli scaffali di una libreria e mi sono detto che nella mia non sarebbe mai mancato. Così nel 2009 la Milton apre in questa nuova versione, mantenendo il discorso dell’usato che ancora oggi è un suo punto di forza (scaffali di libri di seconda mano, oltre che all’interno e in magazzino, si trovano anche nel cortiletto magico), ma ora abbiamo affiancato in modo più importante il nuovo, puntando molto sull’editoria indipendente e su ciò che piace a noi.

Il problema di aprire una libreria da lettori, come abbiamo fatto noi, mi dicono, è che sei compulsivo, compreresti tutto, vuoi avere tutto e così all’inizio abbiamo fatto dei grossi errori che ci hanno messo in difficoltà. Ora da quegli errori abbiamo imparato e la libreria possiamo dire che funziona bene. Siamo ancora compulsivi, ma meno, aggiungono.

Milton ha una vasta scelta di tutto, oltre che di narrativa cerca di coprire i vari settori della saggistica, con un occhio di riguardo per la fotografia (almeno questa la mia impressione); è presente anche una buona selezione di graphic novel e di libri illustrati:

Stiamo implementando questo reparto, mi dicono, del resto l’editoria per bambini sta facendo cose pazzesche. Inoltre l’usato da Milton, noto, non è solo e semplice usato, ma sono presenti prime edizioni e libri che vengono gelosamente conservati in bacheca, che sembrano usciti da una di quelle biblioteche che io ho visto solo nei film. Facciamo ritiri e svuotamenti di cantine, mi raccontano, poi ci sono clienti ci portano alcuni libri e noi facciamo loro dei buoni. Certo non tutta la seconda si vende facilmente,

così ho pensato di fare una sorta di mercatino del sabato, mi racconta Serena, mettiamo un banchetto davanti alla libreria con acquisto a offerta libera: una sorta di salvataggio dal macero, è come se ci fosse un conto alla rovescia per la sorte di quei libri. Il ricavato va a sostegno di associazioni locali.

E sostegno è una parola che torna spesso nella nostra conversazione: Milton da diversi anni organizza tre Jam Session letterarie dove chiunque può leggere ciò che vuole, con cena sociale, e il ricavato è devoluto in beneficienza. Sostiene e promuove le  iniziative di Made in Scampia: ora sta raccogliendo i fondi per La matta pizzeria, la pizzeria sociale che, appunto, aprirà a Scampia.

Ma sono attivi anche ai festival della zona e sono la libreria di supporto del premio Lattes Grinzane, oltre alle varie presentazioni ed eventi da loro organizzati. Faccio un lavoro che mi piace, dice Carlo, ma sono sempre dietro a quella pila di libri, a quella scrivania, non vedo più il mondo, ora è il mondo che viene da me, mi dice.

Questo lavoro mi ha fatto conoscere tanta gente, lettori che sono diventati amici, scrittori ed editori, e questo è bellissimo, però il mio sogno sarebbe quello di fare il libraio itinerante, aggiunge.

Ci stiamo rendendo conto che il tempo per noi è poco, e stiamo pensando di rallentare, per ora abbiamo iniziato a selezionare le presentazioni, a non dire di sì a tutti come facevamo nei primi tempi. Così abbiamo deciso, mi dice Serena, di mettere a disposizione il cortiletto a chi vuole presentare il proprio libro o magari recitare o suonare; noi “imprestiamo” solo il cortiletto l’evento lo organizza chi lo prenota.

Serena prende l’agenda e mi fa vedere le prenotazioni, lo abbiamo chiamato Cortiletto liberato, mi dice, a noi porta movimento e visibilità e, comunque, abbiamo assistito anche a cose parecchio interessanti e belle.

Del resto, si capisce, che questa più che una libreria è una comunità: qua la gente esce ed entra anche per scambiare una parola, per sedersi ai tavolini e stare in compagnia e, ovviamente, Carlo e Serena non mandano via nessuno, anzi, questo è il loro modo di essere librai.

Poi ora in libreria c’è Niky, è molto brava sai? È arrivata in libreria un po’ per caso, da lettrice, poi ha iniziato ad aiutarci un poco e ora sta in negozio anche da sola ed è anche più brava di noi, mi dice Carlo. Poi chiama Niky a casa e le chiede di raggiungerci, vuole presentarmela, vuole che sia presente anche lei e io noto che quando Serena e Carlo parlano di questa ragazza sorridono e da loro traspare l’orgoglio del padre di famiglia che vede il figlio raggiungere un buon risultato. Ora Niky ci aiuterà anche con le presentazioni, aggiunge Carlo, è pronta.

Chi entra da Milton per l’usato gironzola in autonomia, mi raccontano, quello è un mondo dal quale vuoi farti sorprendere, trovare ciò che non sai di volere. Chi entra per il nuovo, spesso vuole avere un consiglio e c’è sempre chi te ne chiede uno per qualcuno che non legge mai…

C’è stato un ragazzo che veniva sempre qui con la sorella, mi racconta con il sorriso Carlo, lei era la lettrice e lui un giorno mi dice Vi sento sempre parlare di libri, io non leggo, ma vorrei che mi insegnassi a leggere.

Così gli ho consigliato tre romanzi, tra i quali Il barone rampante, e da allora non ha più smesso di frequentare Milton, di leggere e legge tantissimo, credimi.  

Serena mi racconta che a lei qualche giorno fa è capitato con una ragazza: Mi ha detto che lei non leggeva guardava solo serie tv, così io le ho proposto un libro che parlava di ragazzi delle nostre zone, le ho detto leggilo quando non hai altro da fare, lei lo ha letto in pochi giorni e poi è venuta a raccontarmelo.

Sono soddisfazioni, mi dicono all’unisono.

Perché questi due librai, compagni di vita e amanti della bicicletta, sono di quelle coppie che si completano e lo fanno anche nel loro raccontarsi, nel loro ricordare ciò che li ha portati fino a qui.

Poi, mentre Serena è occupata con dei clienti, Carlo mi dice che un libraio è anche un poco un farmacista, cura le persone e così Serena sta iniziando a creare dei bugiardini/segnalibro da inserire nei libri, con tanto di posologia e di avvertenze.

Carlo mi racconta anche che anni fa aveva iniziato un percorso come il mio, un viaggio tra le librerie.

Mi sembrava carino il format del libraio che fa visita agli altri librai, mi dice. Ho pensato che in televisione ormai si facevano programmi per tutto, ma quando si trattava di libri era tutto troppo serioso.

Così siamo partiti, io facevo le domane e Serena filmava, siamo stati anche da @libreriadelcorsotrapani , so che ci sei stata anche tu, ma poi abbiamo dovuto mollare.

Abbiamo parlato tanto (e riso anche) seduti in quel cortiletto e poi ancora tra gli scaffali e, sicuramente, ho dimenticato di riportare parecchie cose tra tutti i dettagli, gli aneddoti e gli eventi che mi hanno raccontato, ma alla fine so che, di quelle ore passate con Carlo, Serena e Niky, ciò che mi sono portata a casa e che spero di riuscire a trasmettere qua è l’atmosfera che si respira da Milton. Basta dire che a un certo punto io li ho guardati e ho esclamato: Ma voi siete felici!

Carlo mi saluta dicendomi che il suo secondo lavoro lo chiama e davanti ai miei occhi sorpresi mi dice: il bigliardo. Serena mi accompagna per un giro nei sotterranei, poi sono io salutare e ad andarmene e mi rendo conto che sono passate più di tre ore dal mio arrivo, ma del resto, facendo un po’ di retorica (scusatemi), il tempo vola quando si sta bene.

Passeggiando per Alba ho ripensato alla famosa frase che ci diciamo spesso Quando sei felice facci caso e vorrei aggiungere che bisognerebbe fare caso anche e soprattutto a quando siamo seduti vicino a persone serene. Chiedere loro il segreto, cercare di scoprirlo, lasciarci contagiare…

Libreria Milton è ad Alba (CN), via Elvio Pertinace 9
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qua è dove potrai conoscere i Miltons e ascoltare le loro risposte alle cinque domande

Il Libro Vagabondo proposto dai Miltons