L’estate dei fantasmi

Lawrence Osborne – Adelphi – traduzione Mariagrazia Gini

“Non aveva mai detto a suo padre e a Phaine che di buon mattino andava a fare il bagno, e non c’era bisogno che lo sapessero. Cosa avrebbero detto? La solitudine era un valore che per loro non significava niente. Non potevano capire che tutte le mattine provava lo stesso desiderio indolente e vago, la stessa insofferenza davanti al ritmo del mondo così come lo conosceva. Ogni tanto pensava di avere interiorizzato quel malcontento perpetuo sin da bambina, ma non era mai riuscita a metterne a fuoco la ragione inconscia. O forse era proprio l’isola. Le estati che non finivano mai, i pomeriggi troppo afosi per darsi ad attività puramente animali. E poi, peggio ancora, i vetusti artistoidi frequentati dai suoi. Quella stupefacente vacuità non l’annoiava nemmeno; si sentiva solo superiore all’edonismo dell’isola, senza però riuscire a darsi un’alternativa.”

Le storie iniziano là dove subentra un elemento (chiamiamolo) disturbante a deviare i binari di una quotidianità banale, inutile da raccontare, poco interessante. Per Sam quell’elemento è Naomi, la protagonista del romanzo, una ragazza inglese di famiglia molto ricca che si ritrova per un errore commesso al lavoro, a dover trascorrere l’estate a Idra, un’isola greca, con il padre e la matrigna, pur detestando loro e disapprovando (in modo del tutto ipocrita) la loro ricchezza.
Sam è americana, è timida e riservata e le basta poco per farsi trascinare da Naomi

«I vecchi dicono daimonizetai».
«Cosa  vuol dire?».
«Posseduta…»

Alla quale pare che nessuno riesca a dire no. E Naomi, che pare essere avvolta dall’indolenza, dalla lentezza di un’estate troppo calda, trova in Sam il modo per far emergere il suo carattere predominante

«Sono figlia unica. I figli unici sono sempre un po’… siamo trottole».
«Dici?».
«Tuo fratello ti ha salvata».
«Dall’essere una trottola?».
«Abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia girare sempre».

E per Naomi (ma in fondo per il romanzo tutto) l’elemento che fa svoltare la vicenda, che la trasporta lontana dalla noia forse, sarà l’incontro con Faoud, un naufrago, uno straniero che lei decide di salvare.

Ma il piano architettato da Naomi per salvare Faoud porterà a degli sviluppi non previsti e a intraprendere una strada dalla quale sarà impossibile tornare indietro.

«O solo un posto dove nessuno possa indagare sulle tue bugie?».
«Sono anche le tue» la rimboccò Naomi. «Sono nostre. E comunque perché non dovrei volerlo, un posto dove nessuno indaghi sulle mie bugie? È quello che vogliono tutti gli esseri umani, secondo me».

E porterà il lettore (e non solo) a chiedersi sono davvero umanitari gli intenti di Naomi o nascondono altro?

L’estate dei fantasmi è un romanzo che ti trasporta nei luoghi che tocca: l’isola greca di Idra, con le sue spiagge, i suoi ristoranti e locali, le ville abitate dalla ricca borghesia, con gli abitanti del luogo che diventano servitori del turista, del villeggiante

“Sull’isola, quelli rimasti solvibili erano per lo più gli stranieri, che venivano per l’estate e facevano sempre ridipingere le porte. Carissa era greca e aveva assistito alla loro trasformazione. Prima, i poeti e gli scrittori che affittavano le case dei pescatori per dieci dollari al mese. Poi i cinquantenni abbienti delle grandi città. Infine gli imprenditori delle compagnie aeree con il pallino dell’arte. Li considerava tutti barbari invasori”

L’Italia, dove in un viaggio on the road la vicenda si sposta, incontrando paesini del Sud e del Centro, pur  facendolo certo con lo sguardo un poco stereotipato del turista, di chi l’Italia in fondo non la conosce, la vede soltanto. Ed è anche questa la bravura di Osborne: usare la sua scrittura per farci vedere le cose con gli occhi dei suoi protagonisti.

Ma l’estate dei fantasmi è anche un viaggio tra lo scontro tra mondi diversi, tra personalità diverse, tra diverse classi sociali. Un viaggio ricco di colpi di scena.

Questo è un romanzo che consiglierei a chi cerca una storia avvincente, scritta bene e che ti tenga incollato alla pagina. A chi ha nostalgia del caldo torrido dell’estate, e a chi vuole conoscere o incontrare nuovamente un grande scrittore. Perché questo è Osborne, un regalo che un lettore può e deve farsi.