L’eredità

Guy de Maupassant – Carbonio editore – traduzione Bruno Nacci

Allora lui s’inalberava: “È terribile avere una famiglia così!”
Lei, sempre pacatamente, rispondeva: “Sì, la famiglia è terribile, ma l’eredità è buona, non è vero? Non fare lo stupido. Hai tutto l’interesse, come me, di sopportare zia Charlotte”.


Se vi dicessi che non è stata la copertina ad avvicinarmi a questo libro, mentirei. Solo un momento dopo ho letto il nome dell’autore e il titolo. Nome dell’autore che è, di certo, una garanzia e titolo che è, di certo, motivo di curiosità. Intrigante, forse, come ciò che si prevede abbia a che fare con il denaro.


“si avvicinava Capodanno, periodo di zelo e promozioni”


La scena si apre negli uffici del Ministero della Marina di Parigi, mentre i vari impiegati mischiano lavoro a supposizioni su chi quell’anno riceverà l’ambita promozione, ben sapendo che il predestinato sarà quasi sicuramente Lesable, il più zelante, il preferito dal capoufficio. Ed è proprio in Lesable che Cachelin, impiegato di lungo corso, individuerà il futuro marito per sua figlia Cora.

Inizierà così a orchestrare il suo piano per far incontrare i due pretendenti. Ma il suo non sarà un compito arduo: Cora non solo è una ragazza piacevole, ma


“Un giorno lei sarebbe stata ricca, molto ricca. Tutto il Ministero ne era a conoscenza, perché la sorella di Cachelin possedeva un milione, un milione netto, in beni mobili e immobili, acquisito grazie all’amore, si diceva, ma purificato con una tardiva devozione.”


La faccio breve, anche perché non voglio togliervi il piacere di leggere le pagine di Maupassant. Lesable e Cora si sposano e la zia Charlotte muore, ma ahimè, come la “Grande Vecchia” di Gente nel tempo di Bontempelli, che morendo lancia una maledizione sulla famiglia, qua la zia lancia una sorta di ricatto (che forse maledizione diverrà): l’eredità ci sarà solo nel caso in cui la coppia generi un figlio nel giro di tre anni.

Inizia così lo svelamento degli animi che ci regala Maupassant, mettendo in risalto meschinità, macchinazione, cattiveria anche.

Quasi a dirci che, forse, non solo in amore e in guerra tutto è lecito (ammesso che lo sia), ma anche davanti a quel dio denaro che potrebbe rendere la vita più comoda ai nostri protagonisti.

Perché il compito sembrerebbe essere facile per una giovane coppia, ma si avvicina il termine e Cora incinta non riesce a rimanere;


“Ma le loro speranze, sempre coltivate, sempre rinnovate, non portavano mai a niente. Mese dopo mese, le attese deluse, malgrado l’assiduità di Lesable e la buona volontà della sua compagna, li resero febbrili e angosciati. Incessantemente, ciascuno incolpava l’altro del loro insuccesso, e lo sposo, disperato, smagrito, affaticato, doveva tollerare soprattutto la volgarità del suocero…”


si avvicina il termine e i nostri protagonisti iniziano ad accusarsi l’un l’altra; si avvicina il termine e il nervosismo aumenta e diventa necessario trovare una soluzione.


Qua mi fermo e, mi verrebbe anche da dirvi che, se siete fissati con lo spoiler come me, non leggete la bella introduzione di Bruno Nacci prima, ma fatelo dopo aver letto il racconto. Anche se, pagina dopo pagina, diventa evidente dove i nostri protagonisti vorranno andare a parare. Anzi fin dove vorranno arrivare…

Maupassant con l’Eredità ci regala una denuncia alla bramosia di ricchezza, ma soprattutto a quell’ipocrisia che il denaro riesce a “ripulire”, facendo dimenticare il percorso che ha portato alla ricchezza stessa. E lo fa con un racconto che ha lo stile di un’opera teatrale: un ritmo incalzante, dialoghi ben modulati e ambientazioni ridotte al minimo. In fondo tutto, o quasi, si svolge tra l’abitazione e quegli uffici che, con i suoi impiegati, sono parte integrante e fondamentale della storia (quasi un coro o, almeno, un insieme di chiacchiere da corridoio…)