Legami di sangue

Octavia E.Butler – Sur – traduzione Veronica Raimo

«Esistevano tante di quelle epoche affascinanti che avremmo potuto visitare».
Risi senza trasporto. «Non me ne viene in mente nemmeno una, ma fra tutte questa è una delle più tremende, almeno per me».


Dana è una donna di colore, Kevin è un uomo bianco; sono sposati e vivono nella Los Angeles del 1976. Si sono appena trasferiti nel loro nuovo appartamento, quando, mentre sta sistemando la libreria, Dana viene trasportata nel passato: esattamente nel 1815, davanti a un fiume, dove un ragazzino bianco con i capelli rossi sta annegando. Dana lo salva da morte quasi certa, ma si ritrova a dover affrontare le dure parole della madre e il fucile puntato del padre.
Subito dopo ricompare nel salotto di casa sua, dove Kevin l’ha vista sparire per qualche secondo.


“Chissà come i miei viaggi attraversavano sia il tempo che lo spazio. Un altro dato di fatto: il bambino era il centro dei miei viaggi, forse ne era l’innesco. Mi aveva visto in salotto prima che fossi attirata da lui, non poteva esserselo inventato. Ma io non avevo visto un bel niente, non avevo provato altro che nausea e un senso di smarrimento.”


Iniziano così i viaggi nel tempo e nello spazio di Dana che ben presto capirà di approdare in una piantagione del Maryland schiavista e che Rufus, il ragazzino rosso di capelli, è il figlio del proprietario della piantagione.
E capirà anche che a chiamarla laggiù è proprio quel bambino


“Il bambino, non so come, mi convocava quando si cacciava in un guaio più grosso di lui. Non avevo idea di come facesse. A quanto pareva, lui non ne era nemmeno consapevole.”


E che ogni suo ritorno a casa è preceduto da un momento di paura della morte


«Quindi la paura di morire di Rufus mi chiama a lui, mentre la mia mi rispedisca a casa».


Ma mentre per lei nel presente sarà sempre giugno del 1976, ogni volta che farà ritorno in Maryland sarà passato un periodo più lungo, mesi, anni


“Il ragazzo stava […]crescendo perché lo sorvegliavo e preservavo la sua incolumità. Ero il peggior guardiano che gli potesse capitare: una nera in una società in cui i neri venivano considerati subumani, per di più donna in una società che considerava le donne perenni bambine.”

 

Rufus ha bisogno di Dana e Dana sa di dover salvare la vita a Rufus, perché da questo dipenderà tutta la sua discendenza. Rufus e Alice (donna libera diventata schiava) genereranno la trisavola di Dana e questo Dana lo sa.
Ma a tutto un limite c’è e deve esserci


Un romanzo di trama, certo, Legami di sangue. Un romanzo che ti tiene incollata alla pagina e poi a quella successiva, che ti fa portare una mano sullo sterno per la paura di ciò che potrebbe succedere alla nostra eroina; ma un romanzo che solo trama non è. Perché Butler è, certo, grande nel farci guardare oltre, nel raccontarci i suoi personaggi, nel costruire una storia che è credibile nel suo essere fantascienza.

Ma è ancora più grande nel farci vedere ciò che gli uomini da sempre fanno e hanno fatto agli uomini (e alle donne, soprattutto e ancora di più)


“Poi non so come, fui rapita da uno dei libri di Kevin sulla seconda guerra mondiale, un libro che raccoglieva estratti dai resoconti dei sopravvissuti ai campi di concentramento. Storie di pestaggi, fame, sporcizia, malattia, tortura, tutte le possibili forme di degradazione. Come se i tedeschi avessero provato a condensare in pochi anni quello in cui gli americani si erano cimentati per quasi due secoli.”

E nel lasciarci, forse, con una domanda: se potessimo intervenire nella storia passata, proteggendo molte vite, ma a discapito di quell’unica vita che fa parte della nostra origine, del nostro albero genealogico. Quale strada prenderemmo?